7 Profezie

“Vento dall’est… la nebbia è là… qualcosa di strano tra poco accadrà… troppo difficile capire cos’è… ma penso che…”

Citando a memoria lo spazzacamino Bert e vestendo i panni di Nostradamus farò anche io la mia profezia.

A cambiare le nostre città sarà il teletrasporto. Immaginate nuclei cittadini densamente abitati cresciuti senza consumar più suolo ne paesaggio, circondati dalla natura tornata alle origini.

Lasciamo stare per un attimo l’eccesso di romanticismo, la bellezza intrinseca nel solo atto di viaggiare: in treno, on the road, in barca a vela… è bello viaggiare, conoscere. Ma le profezie non sono romantiche.

Un involtino primavera, xie xie ni. Ah sushi! Terra del fuoco, India, Spagna, Nord Europa, Sud Africa, i Koala… tutto dietro a una porta.

Ma ora abbandoniamo le decontestualizzate velleità da cani… e concentriamoci su profezie che malauguratamente si potrebbero concretizzare se continueremo così. Si stanno realizzando.

1972| Massachusetts Institute of Tecnology, Club di Roma, da “I limiti dello sviluppo” _ “Nell’ipotesi che l’attuale linea di sviluppo continui inalterata nei cinque settori fondamentali (popolazione, industrializzazione, inquinamento, produzione di alimenti, consumo delle risorse naturali) l’umanità è destinata a raggiungere i limiti naturali dello sviluppo entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un improvviso, incontrollabile declino del livello di popolazione e del sistema industriale”.

1974| René Dumont, da “A vous de choisir” _ “Se manteniamo l’attuale tasso di espansione della popolazione e della produzione industriale, prima della fine del prossimo secolo assisteremo al crollo totale della nostra cilviltà”.

2006| Sir James Lovelock, in “The Revenge of Gaia” “[…]sostiene che la nostra civiltà non ha nessuna possibilità di sopravvivenza – al più una misera speranza per un massimo di cinquecento milioni di individui attorno le zone polari”. (da Serge Latouche, “Come si esce dalla società dei consumi. Corsi e percorsi della decrescita.”, 2011)
Perdonatemi l’eccesso di citazioni ma penso siano profetiche. E a tema.

Ne trascrivo un’ultima, riferita anche questa al libro dell’economista francese sopra riportato: “Sta di fatto che, secondo l’ultimo rapporto del Club di Roma, tutti gli scenari che non rimettano in discussione i fondamentali della società della crescita sono destinati a terminare nel crollo. Il primo scenario colloca il crollo attorno al 2030 per la crisi delle risorse non rinnovabili, il secondo verso il 2040 per l’inquinamento, il terzo verso il 2070 per la crisi alimentare. Gli altri scenari sona varianti dei primi tre. Un solo scenario è dunque credibile e sostenibile: quello della sobrietà, secondo le raccomandazioni detratte dall’idea della decrescita.”

Meditiamo.

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