Bologna e il soggiorno del rimosso

A quanto sembra, tra i bolognesi ad honorem contiamo anche “S. E. il Presidente del Consiglio e Duce del Fascismo” Benito Mussolini e uno squadrista della prima ora, il ferroviere romagnolo Leandro Arpinati, dal 1926 vice-segretario del Partito Nazionale Fascista e, dallo stesso anno, Podestà di Bologna, fino al 1929. È quanto emerge da un elenco non ufficiale di cittadini onorari bolognesi scoperto più di due anni fa dal “grillino” Elio Antonucci, una lista aggiornata di 131 personalità che vanno da Massimo D’Azeglio a Roberto Saviano passando per il “Maestro Riccardo” (Wagner) e Indro Montanelli.

Ma non è un fatto nuovo. Bologna è conosciuta per essere una città ospitale. Talmente ospitale che nell’anticamera dello studio del Magnifico Rettore dell’Università campeggia ancora il ritratto di Goffredo Coppola, nominato rettore con decreto del ministro dell’Educazione nazionale della Repubblica Sociale Italiana Carlo Alberto Biggini in data 24 novembre 1943, in barba all’articolo 2 del decreto luogotenenziale n. 249 del 5.10.1944 (sono “privi di efficacia giuridica” gli atti e i provvedimenti del governo della Repubblica sociale italiana “concernenti la nomina, la carriera e la cessazione dal servizio dei dipendenti dello Stato”).

Coppola si distinse per aver intrattenuto rapporti molto stretti con gli ufficiali nazisti, ai quali fece consegnare il 50% della dotazione di radium dell’ospedale universitario Sant’Orsola (che serviva ai fisici tedeschi per le ricerche sulla fissione dell’atomo) e per aver firmato, dall’ottobre 1943 al febbraio 1945, una serie di articoli antisemiti per il “Corriere della Sera”, “Il Popolo d’Italia” e “Civiltà fascista”. Sostiene Giancarlo Giardina, per oltre trent’anni ordinario di Letteratura latina a Bologna, che “quando scriveva quegli articoli Coppola, essendo uno dei massimi dirigenti della Rsi, era perfettamente al corrente dello sterminio degli ebrei in larga parte ormai consumato in tutta Europa, e del fatto che dalle regioni sotto il governo della Rsi (in Emilia dal campo di Fossoli, vicino a Carpi) partivano i treni merci blindati con il loro carico umano di ebrei diretti al campo di Auschwitz-Birkenau, da dove pochissimi tornarono vivi”.

Il 2 novembre del 1923, Benito Mussolini ringraziava per telegramma la decisione unanime dei 53 consiglieri comunali: “Tornato Roma voglio riesprimere cittadinanza popolo bolognese mio alto compiacimento mia profonada (sic) gratitudine per manifestazioni tributatemi – Stop – Giornata trascorsa Bologna resterà memorabile mia vita essa segna patto giurato fra popolo e governo fascista”.

Quel patto non è ancora venuto a meno.

(nella foto: partigiani sfilano su automezzi per le strade di Bologna)

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