dalla mitomania, ci escnkn

il sottobosco italiano, l’arci, berlusconi, la gd che ci ruba gli amici, vcas, toccacela. si sarebbe potuto parlare di tante cose insieme a dani male in quella sera di ottobre. i nostri soliti argomenti, le citazioni nostalgiche e gli alterchi da uomini di mondo in 12km quadrati di vita vissuta, hanno lasciato il posto al suo nuovo disco, fuori su musica sbagliata rec, etichetta indipendente e indipententista. è passato un pò di tempo da trauma turgido ma più o meno tutte le recensioni usano questa formula quando si recensisce il secondo disco di un artista. è sicuramente il disco della maturità. volendo sempre dire cose che ogni lettore della recensione di un secondo disco vorrebbe leggere. siamo schietti. io ho ascoltato (più volte) un disco eccezionale, sotto il punto di vista dei testi, delle intuizioni timbriche e degli arrangiamenti puliti, personali, canonici a volte, ma mai banali. dani male è un personaggio che non ama l’artefizio, rendendosi fin troppo scontroso e impulsivo se preso con leggerezza e apatia. non c’è ragione dunque per dire cose stile “sono i joy division a nozze con blondie mentre mick jagger ramazza la stanza a colpi della fender jaguar di kurt cobain”. quelle recensioni devono morire, come professionalmente chi le fa, cosi come ogni disco che non nasce da una pulsione genuina, empatica e fermamente convinta della propria capacità. la mitomania è un disco determinato, è l’ennesima seria autoproduzione che impreziosisce la discografia italica attuale.. della quale ho un’idea molto triste e con la quale sono un pò incazzato, dopo aver visto il cantante dei ministri che alla festa dell’unità di modena urla “andate a lavorare” a un pubblico di under 30. bisogna avere stile anche nell’essere mitomani, che fare la figura del coglione è un attimo. e non è assolutamente il caso dell’intelligente, quasi furbo e poliedrico nuovo album di dani male.

due chiacchiere con dani male:

la mitomania è il tuo primo disco indipendente a uscire su un’etichetta all’esordio. c’è stata molta empatia tra me e il titolare dell’etichetta, ovvero daniele orlando, un malato di musica e di disadattati. è stato subito amore e questo ha reso l’album un progetto totalmente indipendente, acido, senza grossi nomi e/o distribuzioni, devoto solo alla musica e a ingigantire la realtà.

hai quindi avuto supporto e carta bianca totale? sì, fortunatamente non ho avuto interferenze che potessero stravolgere l’ordine dei pezzi, la data di uscita, la scelta degli ospiti da chiamare in studio ecc. studio e producer che sono rimasti gli stessi di trauma turgido vedo.. rigorosamente! la riuscita del disco è anche frutto di un rapporto sempre più solido tra me, lo studio e cecc che, oltre ad avere competenze tecniche, ha del gusto e mi completa, contribuendo con idee e intuizioni che hanno dato un tocco in più agli arrangiamenti. In definitiva c’è molta empatia tra me e il rastaman ed è questa la cosa più importante tra chi va a registrare e chi registra, a dimostrazione del fatto che non importano megaattrezzature e mega-studi, ma anche da un garage può nascere della musica.

situazione molto analoga a tauma turgido, ma di questo disco si dice che sia più cantatutorale e anche più pop.. ti offende? cantatutorale forse, pop no.

perchè? la parola “cantautore” mi evoca un sacco di dinosauri in cui non mi riconosco. non riesco ad immaginarmi solo con una chitarra a canticchiare ammiccando al pubblico, parlando di amore o della “nostra generazione”. la mia è una band formata da un solo elemento che compone e suona con diverse controfigure, anche se questa volta ho avuto in una buona parte del disco pier lanzillotta (pip carter lighter maker) alla batteria e non finirò mai di ringraziarlo per il contributo e il valore aggiunto che ha apportato a tutto l’impianto mitomaniaco.

questo ti ha spinto a ripensare anche i tuoi live? si, nel senso tradizionale del termine non provavo più emozioni a suonare dal vivo.. il rito del concerto, la band sul palco, la gente che si ritrova lì sotto, il gruppo che prova ad attirare l’attenzione secondo una prassi che ammazza la naturalezza…bleah! per tanto ho trovato una modalità che fosse a metà tra una sorta di live e lo stare in casa, il posto dove trascorro la maggior parte delle mie ore. è nato il one man bed: l’uomo materasso. la mia percezione è diversa, mi dimentico che sto facendo un concerto, vedo il soffitto del locale o le stelle e il pubblico è quasi impercettibile, se non per qualche mugugno di disapprovazione o risata non del tutto convinta. il one man bed disorienta il pubblico, me ne sono accorto soprattutto durante il mio mini tour in campania del mese scorso, in cui c’era gente entusiasta ma anche un gestore avellinese che mi ha detto “Uagliò, sì stat ‘na chiavica, tu mi shvuooti il locale; tu sei un artista del mercoledì sera, non del weekend”. in alternativa al materasso ho una band, i black sabani (federico cerchiari al basso e pier lanzillotta alla batteria) è il live diventa un pochino più incazzato…e ci posso suonare anche nei weekend.

l’approccio musicale nel disco è però più delicato.. ti stai per sposare? trauma turgido era un disco diverso: ero incazzato. ora con la mitomania mi sono fatto una ragione di questo mio disagio, vivo il mio essere disadattato con serenità e naturalezza, per cui le cose escono con più delicatezza, non ho bisogno di incazzarmi, ho già dato in passato. in più sono convinto che il disco si debba rivolgere alla mente; il live al fisico.

effettivamente i riferimenti a una concretezza tutta domestica non mancano.. hai dedicato un pezzo al congelatore! mi ha sempre appassionato vedere tutta questa riserva di cibi a casa dei miei nonni o di mia madre. il congelatore serve per preservare cose che un giorno potranno servire (o al limite scadranno , dimenticate, e verranno cestinate). nella mia vita ho interrotto certe cose bruscamente, le ho congelate da un certo punto in poi, senza una rottura voluta, ma per pigrizia o cambiamento di interessi e umore. nel mio congelatore ci sono persone, paesaggi, situazioni e odori e in definitiva mi sembra strano dover morire lasciando queste cose in eterno in congelatore… me ne farò una ragione.

è anche per questo che hai riscoperto un pò le tue radici e derivazioni, concedendoti addirittura assoli del tuo periodo virtuoso, e le citazioni punk funk da “contorsionista” di problema sexuale? la mitomania in quanto tale ha ingigantito e inasprito tutte quante le cose che avevo dentro per cui sono emerse inevitabilmente quasi tutte le mie influenze, quelle che hanno definito il mio gusto (rancido). ho concepito la mitomania come il mio “ultimo disco”, una sorta di videocassetta in cui riavvolgi il nastro della tua vita e rivedi tutto quello che è stato, con le colonne sonore più importanti.

scorrendo il disco impressiona la (nuova) canzone di tenco, è una versione malinconica ma assolutamente non triste.. questa canzone in trauma turgido si distaccava dal contesto e proiettava il disco più avanti, per cui mi sembrava quasi acerba e incompiuta. ho deciso che in ogni mio prossimo album ci sarà una versione della canzone di tenco, una sorta di termometro per misurarmi la febbre creativa e sociale del periodo in cui uscirà. qualcuno mi ha anche chiesto se fosse un pezzo di tenco… in realtà è un atto di empatia di un mitomane (io) che cerca di decifrare gli stati d’animo che tormentavano questo outsider della musica popolare italiana e che l’hanno portato alla morte.

tantissima empatia in questo disco.. e un finale davvero intimista e psichedelico.. sarà sempre più così il futuro di dani male? amnios chiude la vita di un mitomane e accende la vita di un altro mitomane, si finisce con una sorta di suicidio e reincarnazione in un altro mitomane. ho detto tre volte “mitomane”. ora quattro. la psichedelia è la nuvola che mi copre la testa – non ho angeli custodi – e anche i momenti più pop sono fatti con un modus operandi psichedelico. dalla musica devo ricevere o una forte carica che mi faccia squassare il culo e battere i pugni sul volante, o una forte dose di catarsi e inerzia che riesca a farmi sprofondare nei miei meandri di pigrizia e liquido amiontico. musicalmente ho sempre avuto come ragione di vita e filosofie esistenziali punk e psichedelia (punkrauti?), sono due estremi: fisico/mente, appunto. non so cosa farò in futuro ma la psichedelia sta prendendo il sopravvento rispetto alla mia adolescenza punk e la cosa non mi dispiace affatto.

dall’alcool alle droghe? dal punk alla psichedelia = dal pogo all’ escnkn.

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