Non lasciamoci dividere

Sicilia. La protesta si allarga. L’economia è veramente ferma: nei supermercati gli scaffali sono vuoti. Il movimento dei forconi blocca strade con i camion, manifesta con gli studenti.

Viene bruciata una bandiera, la bandiera d’Italia.

Una bravata, un’immagine che evoca lontanamente la primavera araba, un gesto volutamente provocatorio. Quando una crisi economica investe il paese reale, la società, le persone che vivono in una nazione, i toni possono accendersi fino all’estremo.

Chiunque agisca per provocare una reazione deve valutarne prima le conseguenze. Un gesto di questo tipo, bruciare la bandiera italiana, lascia campo facile a sommarie valutazioni, amplificate all’occorrenza dalle news nazionali. La richiesta di una maggiore giustizia sociale, intesa a tutto tondo, si infrange in quel fotogramma. La bandiera che brucia.

Quanto mai oggi si deve direzionare la protesta lontano da ciò che tiene uniti, fosse anche l’idea o il simbolo dell’unità. Sebbene nel panorama politico italiano non manchino espressioni di forte localismo, che sfociano ora nel ridicolo, ora in giusta richiesta di attenzione, sempre si deve tenere ferma l’idea che siamo una sola identità.

Avere diversi stili di vita, diversi credi religiosi, diversi colori della pelle non può essere motivo di esclusione e prevaricazione. Solo valorizzando e comprendendo a fondo e nell’animo le molteplicità della nostra Italia si potrà operare per il bene della nostra Terra. I poli opposti, volenti o meno, si attraggono: così le diversità culturali e sociali, è inutile negarlo, convivono. Il nostro successo, che non si può dare per incerto, insegnerà a molti il modo migliore di spendersi nella vita.

Per raggiungere questo imprescindibile obiettivo, per partecipare attivamente alle trasformazioni che si rendono necessarie, la società intera deve emergere senza lasciare indietro nessuno.

E’ immediato colpire un simbolo, è nobile colpire i colpevoli. Alcune volte il primo è necessario per arrivare al secondo ma spesso ci si ferma alla prima tappa.

Non è il tempo di cercare facili soluzioni, né facili bersagli. Solo dimostrando una visione d’insieme potremo avere un progetto più ampio: il prossimo futuro.

 

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