Playlist 2011: i dischi dell’anno

Gennaio, tempo di bilanci, di classifiche e di top ten. Il duemilaundici è stato un anno d’importanti uscite discografiche, abbiamo assistito al ritorno dei Radiohead, dei Coldplay, dei Battles e abbiamo salutato, sembra definitivamente, una delle band più importanti degli ultimi trent’anni (Nirvana permettendo): i R.E.M. Il sondaggio annuale di MUMBLE: premia la “tradizione” strizzando l’occhio alle nuove leve del “Bel Paese”, vedendo nelle prime dieci posizioni ben quattro formazioni italiane. Un dato importante questo che dimostra l’ottimo lavoro di scouting di etichette indipendenti come Unhip records, Trovarobato, Megasound e la ormai affermatissima La Tempesta. Un lavoro attento a valorizzare realtà emergenti ma anche quelle che vantano carriere di spessore. Uscite attente a conquistare anche gli audiofili, con dischi su vinile di altissima qualità e artwork ricercatissimi che fanno riguadagnare valore e prestigio al disco “originale”  . Italia quindi paese di poeti, santi e navigatori? Viste le ultime vicessitudini l’ultima sarebbe da omettere ma Vinicio Capossela incarna almeno due delle categorie sopraelencate. Marinai, profeti e balene è infatti il ritorno dell’inossidabile lupo di mare che con la sua ciurma (tra cui i sempre bravissimi Achille Succi e Gavino Murgia) s’affida al mare aperto, a caccia di balene, piovre e kraken. La penisola italiota ha visto sfornare inoltre ritorni graditissimi come i Verdena, capaci di pubblicare nel 2011 un album doppio come non si vedeva dai fasti del progressive degli anni settanta, la stagione più internazionale della musica made in Italy. Facce nuove come I Cani, e conferme come quelle dei Bud Spencer blues explosion ma soprattutto quella dei Gazebo Penguins sono le notizie confortanti che confermano il buono stato di salute di un movimento musicale che si vuole affacciare al di là delle Alpi e non solo per frequentare coffee shop. Graditissimi i ritorni dei ragazzi terribili dei Beastie Boys, che con Hot Sauce Committee Pt.2 tornano alle proprie radici. Un “back to the roots” graditissimo ai vecchi fan della crew newyorchese. Menzione particolare meritano i ritorni di Battles con Gloss Drop e dei Fucked Up con David comes to life, due band veramente fuori scala, che sono riuscite i primi a fondere il glo-fi degli Animal Collective con la furia dei Don Caballero e i secondi a far rivivere i fasti dell’ hardcore impegnato politicamente. Fuori classifica (anche perchè uscito praticamente a ridosso del capodanno) è il nuovo disco del progetto di Rob Mazurek: Sao Paolo Underground. Il nuovo Tropicalismo attraverso gli occhi di un chicagoano con spruzzate di post rock e free: Gilberto Gil e gli Os Mutantes a cena con gli Art Ensemble of Chicago. A breve su questi schermi.

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