Bail out. Ancora tu. Ma non dovevamo vederci più?

Il 21 febbraio scorso il Consiglio Europeo ha approvato un nuovo pacchetto di aiuti finanziari alla Grecia, per un ammontare di 130 miliardi di euro.

Questi soldi non risolleveranno le terremotate finanze elleniche, e i politici che hanno concesso questo nuovo bail out lo sanno.

Con quest’ulteriore aiuto i primi ministri europei non hanno comprato la salvezza dal crack alla Grecia, ma solo nuovo tempo a Madrid e Roma per evitar loro la stessa fine di Atene (e forse qualche chance in più di venire rieletti, tra qualche mese).

Il debito estero Greco aumenta di giorno in giorno. La Grecia non è competitiva, non riesce a produrre ricchezza da anni e non ci riuscirà ora che ha un’economia letteralmente strozzata da ridicole politiche recessive.

I Greci, interrogati da sondaggi continui, sostengono di non voler uscire dall’Unione Europea. Ma la strada, ad oggi, più semplice da seguire e meno dolorosa, sarebbe proprio questa.

La brinkmanship di Merkel, Sarkozy, Trichet e Draghi ha portato la situazione continentale ad un punto di non ritorno.

Se qualche mese fa si sarebbe stati ancora in grado, con politiche straordinarie e audaci, di mantenere un’unione intatta senza ridurre in miseria completa una nazione, ora questo obiettivo è totalmente chimerico.

E’ stato giusto versare 130 miliardi nelle casse greche. Non sarà giusto usarli per ripagare banche e speculatori che hanno – in questo caso letteralmente ed ingiustificabilmente, attraverso make up dei conti pubblici e altre operazioni di banditismo finanziario – gettato la Grecia in questa odissea.

Quei soldi dovrebbero essere usati per facilitare l’uscita di Atene dall’Eurozona. Il governo greco dovrebbe usarli per nazionalizzare le banche e (tentare di) salvare lo stato dal collasso. Perché, nonostante le loro colpe, le banche dovranno continuare a funzionare durante il panico che seguirà l’uscita.

Il panico e la confusione post-uscita colpiranno duramente il popolo greco, molto più di quanto già non stia accadendo. Ma sarà una condizione temporanea, di cui comunque il resto d’Europa dovrà occuparsi con politiche distensive e un nuovo piano Marshall.

In questo modo la drachma potrà immediatamente deprezzarsi e l’economia respirare nuovamente. La Grecia tornerà ad essere competitiva, la produzione agricola – spina dorsale dell’economia ellenica – si reindirizzerà sulla domanda interna. I Greci non saranno più obbligati a comprare formaggio, olive e carni da Italia, Spagna, Portogallo, Olanda. Il costo del lavoro precipiterà e i facoltosi Greci che hanno fatto volare i propri capitali all’estero in questi anni, attratti dai bassi costi di produzione,  torneranno ad investire nel proprio paese.

In altre parole, si è ancora in tempo, attraverso un exit stretegy, di evitare la bancarotta di Atene. Oggi un’uscita greca non significherebbe default, ma default significherebbe quasi certamente uscita.

Barbara Spinelli, dalle colonne di Repubblica, parla di “tentazione di muro”, di nuovi spiriti secessionisti e vagamente superomisti tra le alte cariche europee e tedesche. Probabilmente ha ragione. La politica europea, in particolare la politica tedesca, ha dato il peggio di sé nella gestione di questa crisi, fino ad ora.

Ovviamente, la storia e la politica non si fanno con i ma e con i se.

Ma, oggi, è davvero arduo interpretare un tentativo di mantenimento della Grecia all’interno dell’Unione come un atto di solidarietà.

Siccome è ormai piuttosto illusorio considerare, all’interno dell’EU, il default greco evitabile, politiche che non ne favoriscano l’uscita, ad un occhio disincantato e sincero, non possono che risultare come un rapimento di uno stato da parte di alcuni poteri forti: le banche che devono riscuotere i propri guadagni maturati sui bond greci e i grossi nomi della politica europea (Merkel, Sarkozy) che non vogliono uno sfaldamento dell’Unione o, peggio, un contagio (Monti, Rajoy) durante un loro mandato.

La Grecia è un ostaggio e anche noi siamo suoi aguzzini.

Perché un’uscita greca potrebbe causare un più forte contagio per l’Italia, e Monti lo sa.

Il Portogallo crollerebbe e, con ogni probabilità, dovrebbe seguire immediatamente la strada di Atene.

A seguire Spagna, Italia e Ungheria (che è attualmente, per mille motivi, davvero uno dei problemi più grossi dell’Unione) sarebbero in prima linea per un’ (ulteriore) e forse fatale infezione.

Noi, però, abbiamo molte più carte da giocare per guarirne. Molte ne stiamo già giocando, e bene.

Se vogliamo chiedere ai nostri governi una politica estera solidale, cerchiamo di partire da analisi realistiche.

 

 

 

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12 Comments

  • ma come farebbero a pagare un debito espresso in euro con una moneta svalutata come la dracma?

  • bella domanda.

    beh, innanzitutto con quei 130 miliardi appena versati dal consiglio europeo.
    (nell’articolo ho scritto “nazionalizzare le banche”, ma alla fine significa più o meno la stessa cosa).

    ovviamente l’uscita sarebbe accompagnata dall’accordo attuale sul debito coi privati, di un haircut del 70%.

    i buoni del tesoro a scadenza inferiore ai cinque anni dovrebbero essere aboliti (ossia venduti con meno frequenza) per il successivo biennio.

    fatto questo, bisognerebbe puntare – e sperare – su buoni se non ottimi ritmi di crescita, dopo i primi due-tre anni di casino. il debito si ripagherebbe con quella crescita.

    come ho scritto, il resto dell’europa dovrebbe comunque assumersi l’impegno di un ntervento concreto e continuativo per l’economia greca.

    in ogni caso, nessuno può assicurare che, con l’uscita, le cose per la grecia si sistemerebbero.

    ma è molto, molto difficile, diciamo impossibile, che la situazione si sistemi con le soluzioni attuali.

    poi oh, se verrò smentito dalla storia, non potrò che compiacermene.

  • Caro Donato,
    sicuramente tu conosci il blog del prof. Alberto Bagnai, Goofynomics. Io sono un profano quasi totale, però molte delle cose che scrive mi paiono spiegazioni precise e puntuali di quanto abbiamo visto accadere con l’euro.
    Ecco, ieri vi ho letto questo passaggio:
    < < di questa situazione che ha creato, ora il capitalismo tedesco non vuole pagare le inevitabili conseguenze. Perché se vuoi essere in surplus per sempre, devi rassegnarti a finanziare i deficit di chi compra i tuoi beni. Questo è quanto fa la Cina con gli Stati Uniti. Ma la Germania non vuole più farlo con la Grecia. Perché? Ma è semplice: perché aggredendola sul mercato finanziario può causarne il crollo e comprarsela. La Grecia ora gli serve più come fabbrica cacciavite per competere con il resto del mondo, che come partner commerciale. E quindi: “privatizzate! Togliete diritti ai lavoratori! Tagliate i salari! Arriviamo noi...” >>

    Cosa ne pensi?

    vedi: http://goofynomics.blogspot.com/

  • giac, io starei attenta ad addossare la situazione greca (e specularmente quella italiana) al solo ‘capitalismo tedesco’. è una visione falsa, pericolosa e deresposabilizzante per i greci (e gli italiani). l’articolo di donato mi sembra, tutto sommato, più cauto.
    resta il fatto che sono perplessa: la proposta, l’uscita della grecia dell’eu, non mi convince. sia chiaro, non approvo le misure imposte dalla troika, ma le ragioni che le motivano non mi sembrano di poco conto. credo che tra questa ricetta e quella di donato, ce ne siano di mezzo altre che garantiscono meglio tutti. il tentativo di manteneraa la Grecia in Europa non sarà oggi ‘un atto di solidarietà’, ma questo non vuol dire che sia sbagliato. non è che in politica valgano solo ragioni filantropiche. i rischi per italia, spagna, portogallo e ungheria, nominati in chiusura da donato, non sono poca roba.

  • dona, mi sembrano buoni spunti quelli sulla nazionalizzazione delle banche e la sospensione di emissione di buoni del tesoro a breve termine, come pure l’indicazione di puntare sulla crescita di settori tradizionalmente trainanti come l’agricoltura, sofferenti proprio per la globalizzazione dei mercati (come sta accadendo da noi specie al sud del resto). resta che ricollocare una forza lavoro impiegata al 25% nel settore pubblico non è roba semplice. dracma o euro che sia, uscita o default, chiamala come vuoi, le ricadute sociali di ‘sta bega ci saranno comunque.

  • egregi, cerco di rispondere a tutto, nel modo più chiaro possibile.

    specificando però – anche se è probabilmente superfluo – che le considerazioni che ho riportato sono unicamente frutto di elucubrazioni miei, cioè di uno che ha un paranoico interesse per il funzionamento del mercato finanziario, in particolare europeo, e che ha studiato qualcosa a riguardo.

    detto ciò: 1) ammetto che il mio piglio nello scrivere questo articolo era abbastanza accorato/estenuato dall’ennesimo reportage letto (sul TIME) di suicidi continui, scontri in piazza senza fine, gente che si mette a piangere improvvisamente per le strade di atene; 2) ci sono persone molto più preparate di me da ascoltare, prima di leggere ciò che scrivo.

    innanzitutto, oh buon jh, il blog che mi segnali lo conosco proprio perchè già precedentemente segnalatomi da te medesimo.

    personalmente, sono abbastanza d’accordo con raffaella nel dire che letture di questo tipo dell’odierna situazione europea suonino abbastanza pericolose.

    la grecia è la responsabile prima (cronologicamente parlando) delle proprie disgrazie.

    è giusto ricordarlo, come è giusto dissociarsi da retoriche aggressive e accusatorie nei confronti di questo o quello stato.

    perchè gli step delle grandi tragedie internazionali – voi che avete studiato più storia di me lo sapete sicuramente – sono da sempre questi: gravi crisi economiche, ricchezze perdute, ridda di feroci accuse reciproche e poi, solitamente, un fattore x, non prevedibile, scatenante conflitti (di varia natura).

    lo dico sinceramente: a me questo clima fa paura.

    detto questo, sempre in uno spirito di schiettezza e analisi più razionale possibile, è oggi abbastanza arduo non attribuire alla germania (e alla sua compagnia di “stati virtuosi”) alcuna responsabilità.

    sulla grecia sono ormai stati rovesciati barili di miliardi.

    ma prima di arrivare a questo si è tentennato troppo. merkel e sarkozy hanno infilato pessime dichiarazioni, per quasi tre anni, una dietro all’altra.

    hanno detto cose che hanno surriscaldato i mercati in modo furioso.
    e ogni volta che le piazze d’affari reagivano in questo modo, rispuntavano dicendo cose peggiori.

    a questo, si aggiunga il commissariamento della grecia, che ha imposto allo stato politiche di una austerità ridicola.

    ora, io non sono un fan di krugman. non sono un fan dell'”easy money” (cioè basta stampare più denaro o abbassare i tassi del costo dello stesso per risolvere ogni crisi).

    ma è francamente assurdo imporre tagli di oltre il 60% ai salari di praticamente ogni cittadino greco e poi chiedere a quelle stesse persone di consumare di più.

    siccome la germania è ormai l’unica in europa e non aver ancora rispettato i vari trattati sulle liberalizzazioni dei servizi, che comporterebbero fortissima spinta alla crescita dell’intera EU (energia, trasporti, telecomunicazioni, che i tedeschi lasciano ancora, in larghissima parte, in mano allo stato) ; siccome germania e francia hanno più volte sforato gli obiettivi annuali di deficit (e altri diversi impegni presi in sede europea), il fatto che nessuno dei loro primi ministri, per il salvataggio di atene, abbia MAI proposto (in aggiunta ai tagli necessari), misure straordinarie per la CRESCITA greca(quali consentirle di non rispettare i trattati di libero scambio, per un periodo di tempo ovviamente limitato, così da rivolgere l’intera potenziale produzione agricola alla domanda interna, per fare un esempio a caso) effettivamente suscita molti sospetti.

    l’unica politica che si è attuata è stata quella della brinkmanship. cioè del tirare la corda, tentennare coi bail out, per fare in modo che i greci si convincessero da soli che iniziare a tagliare tutto il tagliabile (e non) fosse la sola via percorribile.

    il punto debole di questa strategia è che se, attraverso esitazioni durate anni, fai capire ai tuoi creditori (i mercati, le banche, i pirati della finanza ma pure i piccoli risparmiatori) che con ogni probabilità stai finendo i soldi da restituire, loro, per prestartene ancora, chiedono garanzie ancora più alte. chiedono rendimenti ancora più alti. e il tuo debito aumenta.

    in altre parole, per tre anni, l’UNICA cosa che si è fatta è stata cercare di cavar acqua con un secchio da una barca fallata, mentre nel frattempo un idropompa ne immetteva dieci volta tanta, ogni giorno.

    a discutere delle motivazione personali dei fautori principali di queste politiche (merkel, sarkozy, trichet, draghi, schauble, van rompuoy) si scende inevitabilmente nella speculazione fine a se stessa.

    ma il dubbio che le ragioni alla base siano state di tornaconto personale, a livello di politica interna, sono legittime.

    questa crisi è un fallimento gigantesco della politica.

    gigantesco.

    e, raffa, non sono assolutamente d’accordo con te quando dici che le motivazioni principali che ora, più di prima, dovrebbero guidare i nostri politici non possono essere quelle della solidarietà e della cooperazione.

    devono essere queste (come dice habermas, d’altro canto).

    e se queste devono essere le politiche da implementare, è necessario innanzitutto avere un’idea chiara di quale sia la situazione reale da cui si parte.

    la situazione reale è che, a queste condizioni, la grecia è già fallita.
    non ha scampo.
    questa è una cosa che i politici europei non dicono in tivvù, ma che sanno chiaramente.
    e dopo il default verrà cacciata con infamia dall’unione.

    un’uscita ora dall’eurozona non le garantirebbe sicura salvezza dalla bancarotta, ma le darebbe qualche chances in più. e comunque le accorcerebbe le pene.

    il rischio di un peggioramento delle condizioni degli altri paesi periferici (italia compresa) è alto.

    ma, a mio modesto parere, a questo punto dobbiamo metterci nell’ordine di idee che un trauma comunque lo subiremo, in quanto europei.

    lo subiremo se la grecia uscirà dall’EU, ma lo subiremo pure se la grecia fallirà – come fallirà – all’interno dell’EU.

    secondo me è arrivato il momento di mettere da parte i calcoli finanziari e usare coraggio in dosi massicce.

  • non ho detto che le motivazione da seguire in politica non siano quelle della solidarietà e della cooperazione (e sai che non lo penso). ho detto che non possono essere (e di fatto non sono) le SOLE. mi sembra un pelino diverso. poi anche io ho molte riserve sulla gestione complessiva della crisi greca, con questa fissa per l’austerity, inutilmente punitiva e priva di prospettive per il futuro. cambierei molte cose del memorandum (taglierei ad esempio le spese militari che francia e germania hanno imposto alla grecia, o che comunque sono state risparmiate dalle loro forbicione), ma di qui a convincermi che l’uscita della grecia dall’eu sia LA soluzione ce ne passa. poi sempre a parere di una neofita del mercato come me…

  • secondo me, a questo punto, le ragioni della solidarietà e della cooperazione non solo devono essere tenute da conto, ma devono essere la ragioni prime.

    so che di fatto non è così.

    a mio parere dovremmo chiedere ai nostri rappresentanti europei che si arrivi a questo, però.

    perchè, ripeto, un trauma ci sarà.

    le agenzie di rating fanno tante cose brutte e cattive (tipo uscirsene con giudizi e studi su soggetti quotati, che in quel momento stanno attraversando situazioni di “turmoil” a piazze ancora aperte, ad esempio).

    ma 8 volte su dieci, quando danno un giudizio su un soggetto quotato, lo danno perchè, di fatto, il mercato già si sta comportando come se quel soggetto fosse giudicato in tal modo.

    al momento l’outlook per s&p, moody’s e fithc per atene è d. default. la campanella è già suonata.

    visto che comunque verremo colpiti ancora, in un modo o nell’altro, secondo me sarebbe onorevole farlo concedendo la possibilità ad un’intera nazione di non rimanere schiantata al suolo per anni.

  • ok, mi sa che non siamo troppo distanti. la solidarietà, per come la vedo, non va contrapposta alle altre motivazioni. sono facce della stessa medaglia, dettaglio che sfugge ai capoccioni made in euro. devo riflettere su ‘sta cosa dell’uscita come via d’uscita. sei sempre il mio consulente economico preferito, ma ho ancora qualche dubbio. certo pretenderei anch’io un bel cambio di marcia, un po’ di visione a lungo raggio e coraggio, davvero tanto coraggio.

  • sulle richieste ai nostri rappresentanti europei (pse in primis per quel che mi riguarda) giàssai. secondo me dovremmo muoverci, fare pressioni e allargare la nostra platea di riferimento includendo i nostri omologhi tedeschi, francesi, etc…. prima che ci ritroviamo contrapposti, prima che sia troppo tardi.

  • stra d’accordo.
    se fossi il segretario di una giovanile di un partito europeista avrei già cercato da tempo di organizzare incontri e confronti con giovanili di partito tedesche e greche, ad esempio, per mostrare ai vecchi che NOI GIOVANI non vogliamo scannarci, ma parlarne in modo costruttivo. era un esempio a caso, lascia stare che ho detto a moreno di (provare a) farlo un centinaio di volte.

    (ma in realtà poi sono d’accordissimo sulla visione che hai delle politiche solidali, di politiche fanno del bene, nel lungo termine, soprattutto a chi le porta avanti).

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