03.2012 – Risposta alla Chiesa*

La Chiesa è inevitabilmente costretta a porre l’armonia di fede e ragione come verità di ragione, “verità filosofica”. Tale armonia consentirebbe allora di porre come “errore filosofico” ogni pensiero che risultasse in contrasto con la fede. In questo caso sarebbe verità di ragione che la fede è pietra di paragone della ragione, dalla quale la ragione resta misurata. Ma in questo caso è inevitabile che solo alla Chiesa sia consentito stabilire l’esatto senso della pietra di paragone alla quale la ragione deve commisurarsi, e che quindi solo la Chiesa abbia la facoltà di stabilire ciò che è “verità filosofica” e ciò che non lo è. La Chiesa deve avere questa pretesa o deve rapportarsi timore et tremore alla verità dell’essere. Invece non intende “temere” la verità e, insieme, non pretende di essere depositaria esclusiva della verità filosofica. Nel nostro tempo tutto è diventato fede e il timore della verità è correlativamente diventato inattuale. Il cristianesimo non ve verso il tramonto perché oramai appaia, nel “mondo”, come un errore – e che cosa può apparire come errore se la civiltà occidentale non sa che cosa sia la verità? -, ma perché nelle masse la fede nella scienza e nella tecnica sta sostituendo la fede in Cristo. Il cristianesimo va verso il tramonto senza essersi ancora misurato con la verità dell’essere, che è l’estremo pericolo in cui resta misurata la dignità di ogni fede.

* Sintesi di quanto scrive Severino nel suo dibattito con la Congregazione per la dottrina della fede, che nel 1970 dichiarò l’incompatibilità dei suo scritti con le posizioni della Chiesa Cattolica; in Essenza del nichilismo, pagg. 332-333. La Chiesa, sposa di Cristo, è l’istituzione potente plasmata da San Paolo utilizzando la vita di Gesù a fini secolari. A noi, uomini e donne più o meno giovani di tempi relativissimi, affascina e attira ben di più l’immagine dell’Uomo Gesù, forte, fermo e spesso incomprensibile. Paradossalmente, la religione del Verbo è lasciata da questi spesso incomunicata, rinviata alla volontà del fedele che, come l’interlocutore del maieuta Socrate, deve vedere da sé una Verità che ha dentro di sé. “Restare umani”, diceva Arrigoni, ritornare a essere soggetti umani, diciamo noi.

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