Jeez iz my homeboy

Dunque, all’inizio c’era Dio, giusto?

O meglio, c’era Dio insieme a tutti i suoi amichetti celesti.

Questi  androgini volatili sacri, che Dio chiamava angeli e che tendevano alla perfezione, cioè a Dio.

Gli uno su x, per x tendente a zero, del divino, con x imperfezione assoluta.

Gli angeli non avevano sesso, ma avevano libero arbitrio.

Così, un giorno, il più bello di loro decise di sfidare Dio.

Sì, insomma erano millenni che se ne stava lì, a contemplare lo splendore primordiale, che ad un certo punto pensò “ma che palle, però”.

Sì, proprio così: “ma che palle, però” .

E, tra tutte le cose che poteva scegliere di fare per movimentare le giornate (organizzare tornei di Risiko, due tocchi a pallacanestro giù al campetto, guardarsi le nuove puntate di Misfits, chè si, vabbè Nathan non c’è più, ma rimane un bello show) scelse la cosa più antipatica da fare nei confronti del Creatore.

Si mise a splendere più che poteva, per competere con la luce divina.

Queste sono cose che fanno incazzare uno che la vita la passa a splendere più degli altri.

E infatti Dio non la prese bene.

Acchiappò Lucifero, che era il suo angelo più splendente,  gli tolse le ali, gli mise degli zoccoli e lo buttò giù.

Ma parecchio giù, in un posto nuovo, creato per lui.

Molto brutto, tra l’altro.

Dovreste vederlo.

Io non l’ho visto, ma Rimbaud c’ha passato una stagione e dice che non è cosa, proprio.

Mai andare in vacanza all’inferno, parola di Rimbaud.

Beh, in questo modo, dunque, Lucifero divenne Satana, l’Avversario.

A parte stramaledire Dio per avergli messo zoccoli e tolto fichissime ali, Lucifero non faceva granchè durante le sue giornate. L’inferno è un posto di merda, ma se ne sei il monarca non te la cavi così male.

Ma ecco che Dio un giorno si decise, e invece che starsene in bella posta per l’adorazione dei suoi angeli tutta la santissima settimana (che ancora non esisteva), sputò per terra e creò la stirpe umana.

Anche agli umani diede libero arbitrio, come agli angeli.

Ma, a differenza di questi, a loro diede pure la possibilità di usarlo davvero, e di frequente, questo libero arbitrio.

Disse ad Adamo ed Eva che il loro compito principale sarebbe stato di spassarsela in un giardino bellissimo, con animali e cibo.

Poi però liberi di fare ciò che volevano, nel tempo libero: nessun problema.

Disse “Ragazzi, c’è una mela. Fate quello che vi pare, davvero. Ma quella se la mangiate mi fate girare di brutto i cosiddetti. E dico cosiddetti, Adamo, perché c’è anche Eva, che è una donna, e io sono un gentiluomo”.

Eva, prima vera punk della storia, se ne battè delle parole del Signore. Mangiò la mela e la diede ad Adamo, che a sua volte ne mangiò. In realtà, non fece tutto da sola. Fu tentata da Lucifero, che finalmente, con l’avvento degli uomini, s’era trovato qualcosa con cui riempirsi le giornate: convincerli che Dio non foss’altro che un vanesio che mirava a tenerli sottomessi e adoranti.

Ovviamente, anche in questo caso, Dio s’infastidì parecchio.

Rese mortali Eva e Adamo e i loro figli e i figli dei loro figli, che saremmo noi.

Li costrinse a zappare la terra, a vergognarsi del pisellino e della patatina e a partorire con dolore.

E a nascere tutti con un peccato incancellabile.

Tipo permaloso, Dio.

***************

Raccontata così, cioè come me l’hanno raccontata per anni a catechismo, dagli scout e nelle scuole cattoliche che frequentavo, questa storia del libero arbitrio mi ha sempre fatto incazzare.

Dio crea essere dotati di libero arbitrio. Lo fa perché, se non lo facesse, essi non sarebbero in grado di peccare, e uguaglierebbero la sua perfezione. E Dio non vuole avere rivali, quando si parla di perfezione (vedi cosa è successo a Lucifero). Poi però fa brutto, e le punisce, se di questo libero arbitrio le sue creature fanno uso.

Dai, Dio. Che comportamenti sono? Da bambino capriccioso, te lo dico io.

Non mi piaci.

Ora, questo è un numero su Gesù, non sui miti fondativi della cristianità. (Per inciso: non prendeteli sottogamba, ‘sti miti. Non sono storielle. Sono esempi, metafore sulle quali si è costruita la religione cristiana, il comportamento del buon osservante nella società, e il rapporto che esso deve avere con Dio).

Epperò Gesù c’entra, perché è l’anello che chiude la catena.

Gesù riconcilia l’umanità con Dio e con questa storia del potere di scelta.

Perché Gesù è un uomo.

Può scegliere.

E tra scappare con Maria Maddalena verso una qualche località turistica mediterranea e farsi crocifiggere, sceglie la crocifissione.

Sceglie di dire a tutti quelli che gli davano ascolto che le cose che sosteneva  – che erano poi le stesse cose che suo Padre diceva, quand’era in buona: uguaglianza, rispetto, amore, carità, perdono – sono così importanti che vale la pena soffrire e morire, per esse.

E non venitemi a dire che a Gesù, croce o non croce, non sarebbe cambiato nulla, considerata la sua natura divina. La carne di Gesù era come la nostra. Anzi, più patita, con ogni probabilità. E le frustate e i chiodi e le spalle e i polmoni che lentamente ti si separano non erano uno spasso nemmeno per lui.

Gesù era un uomo, dicevo.

Un uomo in gamba davvero, per la precisione.

Uno che è morto per conferire a quegli insegnamenti di cui sopra (uguaglianza, amore, eccetera) status di valore religioso. Che al tempo era l’unica via per fare in modo che si diffondessero ovunque.

Uno che ha mostrato a tutti gli altri uomini come poter usare la propria libertà di scelta.

E di tutti gli esempi didattici di cui è stracolma la Bibbia, per come la vedo io, ad oggi, il suo rimane il più fico.

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