Per una mens sana

di Annalisa D’Ambrosio

I Latini dicevano: “Mens sana in corpore sano”, una saggia verità. Presupponendo che la facoltà del libero arbitrio ci esoneri dalla monotonia e ci indirizzi ad essere ciò che vogliamo, di quanta presa di coscienza disponiamo in ciò che facciamo realmente? Nasciamo, cresciamo, ci relazioniamo, studiamo: si fanno sonni tranquilli senza aver mai risolto un integrale, accontentandoci delle quattro operazioni fondamentali o senza avere sul comodino “Le affinità elettive” di Goethe, perché in fondo basta saper leggere e scrivere. Un dato di fatto, seppur estremo e svilente.
Ma i Latini avevano capito molto più di noi e Terenzio non si trattiene dal tramandarcelo: “Homo sum: nihil humani a me alienum puto”. Un assunto eternamente vero che ci sussurra che l’umanità si nutre dei frutti generati dall’uomo stesso e non può rimanerne estraneo. Un esempio? Accendiamo la televisione: la serie “Lost” ha analogie palesi con “The tempest” di Shakespeare, il reality show “L’isola dei famosi” rasenta il plagio se si pensa alle avventure di “Robinson Crusoe” di Dofoe, per non aggiungere il “Grande Fratello”, liberamente modellato su “1984” di Orwell.
Qualcuno potrebbe giustamente replicare che seguire il canone dell’imitatio non è mai stato un reato e che i grandi autori della letteratura non hanno fatto altro che richiamarsi l’un l’altro anche a secoli di distanza: “In morte del fratello Giovanni” di Foscolo ripropone quello stesso straziante dolore tanto caro al carmen di Catullo in onore del fratello sepolto in una terra lontana, giusto per citarne uno. O ancora, le rime di canzoni d’amore come “cuore, fuoco e amore” non erano affatto sconosciute alle liriche siculo-toscane del 1200.
Perciò, più che andare a caccia di richiami, forse sarebbe più lecito avere un’attenta presa di coscienza per quanto riguarda la nostra appartenenza all’umanità. Guardiamo la nostra lingua: un patrimonio straordinario evolutosi dal latino e uniformato sul fiorentino trecentesco. Quanti di noi si ricordano che il nome del mese di Agosto nasce dalla tradizione romana di averlo dedicato al princeps Augustus?  Oppure che una parola come “stamattina” si è creata da “questa mattina” per effetto di specifici mutamenti fonetici? Rincorriamo la tecnologia, seguiamo le tendenze della moda e ci dimentichiamo che appartenere all’umanità significa vivere anche in funzione di ciò che siamo stati. Insomma, una “mens sana” con l’i-Phone di ultima generazione.

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