Luna Park: l’arte contemporanea passa da Bologna

di Denise Guiotto

Sara Lucas e Guillaume Clermont si incontrano nel 2005 a Marsiglia, dove si conoscono e iniziano una collaborazione curatoriale. Un anno fa a Montreal concepiscono l’idea di sviluppare un progetto che si faccia notare, pianificano un’avventura d’arte itinerante che prenderà il nome di Luna Park. Partito a Febbraio 2012, il progetto girerà l’Europa fino al prossimo anno. Ben due sono le tappe che hanno avuto luogo tra il 5 e il 19 aprile 2012 a Bologna e che hanno coinvolto lo spazio “Elastico” per il  Chapitre XVII – Per ricordarsi di dimenticare e lo spazio “La Pillola” per il Chapitre  XVIII  – We own the night.

Luna Park è un progetto caleidoscopico e multiforme che si basa su una struttura frammentaria e nomade delle sedi, dislocate in varie parti d’Europa, e su una scelta di artisti provenienti da varie parti d’Europa e da oltre oceano. Una narrazione contemporanea, divisa in ventuno capitoli che si susseguono in ordine sparso, rappresenta il fil rouge che unisce le tappe delle esposizioni. Queste a loro volta si fanno veicoli d’incontro, diventano punteggiatura di una storia non pianificata, da farsi. La non linearità dello svolgersi dei capitoli è dovuta alla natura stessa del progetto, pensato come un organismo pronto a modificarsi e a cambiare significato nel suo svolgersi, un organismo destinato ad avere una forma definitiva solo con la sua fine. E’ un progetto che non vuole essere stabilito dall’inizio alla fine, non è un copione da rispettare ma un canovaccio da seguire, pronto a riservare sorprese nel suo dispiegarsi. Sta proprio nella volontà dei curatori, infatti, presentare una scena artistica che vuole essere il più possibile ricettiva alla molteplicità formale e concettuale delle arti contemporanee il cui significato è ancora tutto da definirsi.

Abbiamo incontrato i due curatori nello spazio “La Pillola” in via Mascarella 37 durante l’allestimento della prima serata del capitolo  XVIII-We own the night, per cercare di capire da dove può nascere un progetto di così ampia portata.

A due mesi e mezzo dall’inizio del progetto, che futuro s’intravede per questa iniziativa?

Guillaume Clermont: Cerchiamo di procedere passo per passo, ma abbiamo delle strategie di azione per poter mediare tra quello che gli artisti vogliono e quello che è possibile realizzare. Abbiamo cercato di presentare le esposizioni nel modo migliore possibile (perché 21esposizioni in un anno sono tante) ma non abbiamo un piano definito. Ci sono sempre delle grandi incognite, per le prime mostre siamo partiti dai nostri contatti, dalle persone fidate che ci hanno portato a conoscere altre persone e altri artisti, istituendo così un meccanismo di autogenerazione.

Il numero dei capitoli ha qualche significato simbolico?

GC: Per alcuni capitoli il numero è significativo per altri meno. In generale penso che il primo capitolo non sia più significativo degli altri, è quello che ha aperto la narrazione, ma la storia è ancora da scrivere. Ciascuno dei singoli capitoli è pezzo necessario alla costruzione finale di Luna Park, è allo stesso tempo completo e indipendente dal resto della narrazione.

Che collegamento esiste allora tra i vari capitoli della narrazione?

Sara Lucas: I capitoli si sviluppano in modo aperto e libero ma esistono dei collegamenti tra di loro come dei flash-back. In ogni tappa c’è sempre un ponte che collega le tappe precedenti o quelle successive. Ci sono dei personaggi che ritornano, degli artisti che scompaiono e ricompaiono, delle opere che si ripetono o che gettano le basi per gli altri capitoli.”

Fondamentale per la realizzazione di un tale progetto, la collaborazione di persone fidate con le quali si è già lavorato é anche un modo per entrare in contatto con realtà diverse, una via per creare una vera e propria rete di artisti che hanno la possibilità di conoscersi e magari avviare collaborazioni…

GC: Noi non siamo un’associazione, siamo semplicemente due persone che vogliono realizzare un’idea. Per questo all’inizio la gente fa fatica a credere nel progetto e lo valuta solo superficialmente; ma dopo l’inaugurazione e la conclusione di alcuni capitoli le persone hanno riconosciuto la validità dell’iniziativa e hanno voluto entrare a farne parte. Questo è un passo importante per poter avere maggiore credibilità in futuro e magari riuscire ad avere dei finanziamenti.

Alla fine un libro raccoglierà le ventuno mostre in un unico testo; non solo catalogo, esso rappresenterà anche un elemento del progetto. Un oggetto che acquista un significato in più del solito raccoglitore/catalogo ma vera e propria materializzazione della struttura narrativa del progetto, con tutti gli attori e vicende, con un prologo e un epilogo che aspetta di essere scritto.

GC: Per la loro dislocazione è impossibile riuscire a vedere tutti i capitoli, quindi la presenza di questo libro non rappresenta soltanto la realizzazione finale della narrazione ma anche una forma concreta di condivisione del progetto, come la scelta di affidare ad altri curatori le mostre che non riusciamo a seguire personalmente.

Quindi ci sono anche altri curatori che vi appoggiano…

SL: Vogliamo uno sguardo più ampio possibile sull’arte attuale, così abbiamo deciso di affidare altri capitoli ad altre persone competenti e questo ci ha permesso di stupirci sempre evitando di fare scelte che avrebbero potuto risultare ripetitive o che rispecchiassero solamente i nostri gusti personali o la nostra cultura.

La scelta di esporre in spazi diversi e atipici mi sembra vada in una direzione alternativa rispetto alle solite gallerie, allo stesso tempo mette a dura prova il lavoro dei curatori.

GC: Abbiamo esposto in appartamento a Marsiglia, in una vetrina a Bologna, esporremo in galleria a Linz e in un centro d’artisti a Lipsia. Vogliamo trattare tutti gli spazi con la stessa attenzione con cui si cura una mostra in una galleria, in modo da far vedere che qualità e serietà possono esistere in un progetto anche senza finanziamenti. E’ un modo di proporre una riflessione sullo spazio e creare altri punti di vista per lo spettatore.

Un grande gioco di flessibilità anche da parte degli artisti che si ritrovano a dialogare con questi spazi…

SL: Sì, non è sempre facile. Chiedere a degli artisti di esporre un’opera che era stata installata in una galleria del tipo “white cube” e di trasportarla magari in un salotto…  E’ stata una sfida; ma sta anche negli artisti saper mettersi in gioco e dialogare con l’ambiente.

Ci sono dei lavori realizzati apposta per gli spazi?

SL: Sì certo, ma non solo. Ad esempio in questi giorni a Bruxelles si sta concludendo una mostra dove si erano scelti due lavori di partenza e su quelli si è chiesto agli altri artisti di intervenire e dialogare. A Linz Francesco Fonassi farà una performance che esiste già, ma viene adattata a quello spazio. Allo stesso modo Mélanie Martin presenterà lì una sua scultura gigante proveniente da una collocazione precedente.

Ci saranno altre tappe italiane?

SL: Ci sarà una tappa a Firenze, una performance, ma non verrà pubblicizzato l’evento. Vogliamo che l’azione si svolga con più naturalezza possibile, non vogliamo un pubblico già preparato alla cosa. Questo capitolo così come altri saranno visibili soltanto nel sito.

Penso che il vostro sia un punto di partenza per cercare di costruire una via alternativa, che devia dai soliti circuiti artistici. Quanto ha contato per voi la relazione con le altre persone in un ambiente in cui solitamente l’artista, specialmente se non famosissimo, viene un po’ sorpassato dalle altre strutture presenti nel sistema dell’arte?

SL: Per noi il meccanismo è stato diverso. Siamo stati noi che abbiamo cercato gli artisti e li abbiamo scelti per coordinarli tra di loro come in un coro. C’è stata una volontà di ascolto diverso e sicuramente meno pretese di curriculum… E’ nata per così dire una collaborazione naturale. Essendo nati come artisti e non come curatori si ha una sensibilità diversa in questo senso, rispetto magari a figure che sono nate come curatori e non sono passate dall’altra parte.

Per maggiori informazioni: lunaparkproject.be

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