Diavoli a parole

Il tentativo di raffigurarsi mentalmente la causa dei nostri mali, il perché delle nostre azioni meno edificanti e dei nostri comportamenti immorali è azione naturale. Riprendendo la terminologia usata nella discussione sull’arte “a-concettuale” di Cattelan (vedi su mumbleduepunti.it), possiamo dire che il diavolo sia la forma del male. E’ ovviamente un concetto, lo si può chiamare Lucifero, Satana, Arimane o – perché no? – pòlemos, e come tale racchiude la totalità delle negazioni degli enti. La negazione delle buone intenzioni, della sopravvivenza di una persona, della riuscita di un progetto, di un’azione. In fondo il male è la negazione del bene, inteso come l’imporsi e il persistere delle idee di qualcuno o di un particolare stato di cose.
Personalmente la figura diabolica che preferisco è il can barbone descritto anche da Goethe nel suo Faust. Il can barbone è ripugnante alla vista e allo stesso tempo seducente alla mente, ed è un maestro in fatto di tentazioni. Chissà come si presenta al cospetto dell’uomo tormentato al momento della sua massima debolezza morale. E chissà come, alla sua presenza e alle sue promesse, l’uomo si destreggia. Per i preti esorcisti, impegnati quotidianamente nella lotta contro Satana, la vera difficoltà consiste nel riconoscere l’anima posseduta dal demonio dalla mente tormentata da disturbi psichici (su ilfattoquotidiano.it del 17 aprile scorso un articolo con filmato molto interessante). Non è un caso che nel magnifico romanzo di Thomas Mann Doctor Faustus i due aspetti convivano. Per il sommo compositore della musica dodecafonica Leverkuhn, di cui il romanzo traccia la biografia, il diavolo si presenta come una “venefica farfalla”, haetera esmeralda. Per ventiquattro anni l’ingegno del grande artista è cresciuto grazie ai servigi prestati dalla “carogna ignominiosa [che] legossi a me con promissione di cose grandi e molto fuoco sotto il paiuolo affinché fossi capace di compir l’opra”. Quindi la follia ingegnosa di Leverkuhn, cresciuta fino a minare la percezione della realtà del compositore, ha avuto il sopravvento, ma non ha ucciso l’uomo, che nel romanzo si spegne lentamente nella sua casa natale, accudito dall’anziana madre. Nella visione tecnicistica di Mann, il satanasso è strumentale al fine di elevare l’opera della sua vittima designata al grado massimo per i tempi, già gravidi della sventura nazional-socialista. Il grado massimo dell’analogia – vero tratto retorico del romanzo – con la follia diabolica del regime prima e della guerra poi, è riservato dunque all’arte. “L’arte è divenuta impossibile senza il sussidio del demonio … se l’arte è ludibrio a sé medesima la colpa è di quest’epoca. Ma se uno chiama il diavolo onde arrivare al trionfo, egli accagiona l’anima sua e prende sulle proprie spalle le colpe dei tempi, sicché è dannato”.
Senza il diavolo l’Uomo moderno Faust e l’Artista moderno Faustus-Leverkuhn non si sarebbero realizzati. Non avrebbero conosciuto il loro personalissimo paradiso! Nel caso del personaggio goethiano, modello indiscusso degli uomini occidentali, inquieti e mai soddisfatti, il sogno è quello di poter affermare “All’attimo direi: Sei così bello. Fermati!”. E invero l’esclamazione esce d’un fiato, di fronte allo spettacolo di laboriosità e iper-attività che accompagna una grandiosa bonifica, pochi istanti prima che Faust cada esanime al suolo. Quindi, una volta esaudito il desiderio della propria vittima, il diavolo si impossessa della sua anima. E invece no! Goethe offre una visione grottesca della lotta fra il diavolo e gli angeli per il possesso della parte immortale di Faust, meritevole della salvezza divina in quanto non cessò mai di cercare e di interrogarsi sulle cose eterne. Streben e umanesimo goethiano risultano nella coincidenza degli ideali dell’uomo e di Dio. E così le schiere degli angeli, costituite da bambinetti dal sesso incerto, blandiscono Satana anche fisicamente, finché egli, invaghitosene, cede loro il prezioso oggetto della contesa.
In conclusione, il diavolo aiuta i grandi spiriti a compiere il loro cammino storico. Ma il diavolo viene sconfitto e digerito dalla realtà che gli sopravvive. Sic transit gloria mundi. La vera sfida è quella di non scegliere il malefico aiutino per compiere cose utili solo all’individuo. La tentazione è stronza, baby.

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