L’educazione sentimentale di Angie

Se Frau Merkel in gioventù fosse stata una scapestrata sentimentalmente instabile – invece che una secchiona dottorata in fisica, da sempre fedele al marito – probabilmente ora non sarebbe la donna più potente al mondo.

Ma se lo fosse stata e, per qualche imprevedibile circostanza, si fosse comunque trovata a vestire i panni di Angela custode della vecchia Europa, probabilmente ora non ci troveremmo dove siamo.

Qui, sul baratro. Anzi: dentro.

Indagare le dinamiche delle relazioni umane, le loro disfunzionalità, non è cosa da pragmatica donna in carriera, tutta prudenza e raziocinio.
Ma senza dubbio è un’attività che prepara a traumi coi quali tutti, nell’arco di un’ esistenza, prima o poi dobbiamo fare i conti.
Inoltre è un esercizio propedeutico a una comprensione più profonda delle teorie economiche, chè l’economia da sempre questo tenta di fare: modellizzare il comportamento umano, per prevederlo.

Dicevo, se Frau Merkel avesse avuto una vita sentimentale più avventurosa, avrebbe sicuramente dovuto affrontare, nei suoi anni giovanili, rotture amorose drammatiche e laceranti.

Ogni essere umano, per quanto bravo a dissimulare, in seguito ad avvenimenti di questo genere tende ad attraversare una fase di rifiuto, ad illudersi che la relazione sia recuperabile, che la vita continuerà come fino a quel punto si è evoluta, che le abitudini, la routine, in fondo non dovranno cambiare, perché – questione di giorni, settimane al massimo – prima o poi l’amore tornerà sui suoi passi.

Poi passano i giorni, le settimane e i mesi, e di amori pentiti sulla via del ritorno non se ne vedono.

Dunque, si inizia ad accettare l’irreversibilità della situazione.
Si capisce che è necessario cambiare mentalità, dimenticare progetti e speranze che si credevano inattaccabili e, nel caso fosse necessario, scalpellarsi da dosso la faccia da zombie caratteristica dello scaricato, per poterne sfoggiare un’altra, un po’ più brillante, a possibili nuove conquiste.

L’abilità di Merkel nel riconoscere tempestivamente l’irreversibilità di certe situazioni ci sarebbe tornata molto utile negli ultimi cinque anni.

Ovviamente non è mia intenzione attribuire l’intera responsabilità dell’attuale stato economico europeo alla Cancelliera tedesca.

La pavidità francese, la buffoneria italiana, le furbizie inglesi, la disonestà greca sono state cause altrettanto importanti.

Ma Angie ha sempre saputo di avere l’ultima parola, sulle questioni più calde.
E, quando ha voluto, ha puntualmente esercitato questo potere.

Non si sarebbe mai dovuti arrivare a questo punto, in Grecia.

Se nel 2008 si fosse tempestivamente compreso – come era comprensibile – che l’economia ellenica era in uno stato pietoso, si sarebbe subito –e logicamente – accettato l’assunto per cui misure di austerità draconiane, accompagnate unicamente da altre misure di austerità draconiane, per quanto “moralmente” giustificabili, non avrebbero fatto altro che spingere il paese in una spirale recessiva senza fine, che avrebbe sfiduciato i mercati europei.

Se, nel marzo scorso, al via libera dell’ennesimo bail out, si fosse accettata l’irreversibilità della bancarotta greca, si sarebbe cercata una soluzione per un utilizzo più intelligente di quel denaro, ad esempio destinandolo a finanziare la “fase di uscita ordinata” del paese dall’euro.

La soluzione che i sempre meno tollerabili politici e burocrati tedeschi stanno facendo trapelare ora dalle loro dichiarazioni è la peggiore di tutte: un’uscita disordinata della Grecia dall’Unione.

Come già ho scritto, è mia convinzione che la Grecia non abbia futuro nell’Eurozona.

Quando sento teorizzare da (presunti) esperti e analisti i drammi ben peggiori che il paese dovrebbe affrontare in caso di Grexit, intravedo sempre un grandissimo timore di contagio nelle loro teorie, un terrore primordiale di miseria, di esserne colpiti in prima persona.

Non fraintendiamoci: senza dubbio un’uscita avrebbe conseguenze sociali imprevedibili, per Atene.

Ma, in quanto alla contabilità statale, la questione è presto risolta: se la Grecia si ritrovasse con una guida nazionale europeista, disposta a seguire i memorandum della Troika, tenterebbe per qualche mese di rispettarne le folli richieste finanziarie, senza alcuna possibilità di successo. In seguito al fallimento dell’implementazione delle nuove misure, come da accordo, la Troika si rifiuterebbe di elargire altri aiuti. Ugualmente, nel caso in cui la Grecia uscisse dall’Unione, non riceverebbe altri aiuti.

Insomma, in quanto a nuovi salvataggi, il destino greco è comunque segnato.

Non credete alla teoria secondo cui “le istituzioni e le autorità europee non permetteranno un’uscita greca, perché sarebbe troppo dolorosa”. La stessa cosa si diceva all’inizio degli anni ’90 e all’inizio del 2000 riguardo, rispettivamente, alla svalutazione del peso messicano e di quello argentino.

Se alla Grecia non verranno date prospettive di miglioramento, di crescita, di occupazione a breve termine – e non le saranno date – presto (anche se non subito, e questo a prescindere da come andranno le elezioni) uscirà dall’Eurozona.

Semplicemente perché rimanerci rappresenterà una prospettiva peggiore: quella di una lenta a infinta agonia. Mentre l’uscita sembrerà una strada dolorosa, caotica, ma foriera di possibile sollievo nel medio termine.

Ai greci, una eventuale Grexit disordinato – ossia senza disponibilità di fondi per finanziare il passaggio di valuta e la revisione dei debiti e dei contratti e, soprattutto, verificatosi all’improvviso – procurerebbe almeno un altro quinquennio recessivo, con conseguente instabilità politica e sociale.

Ma, in capo a quindici anni il paese tornerebbe a finanziarsi sui mercati, ed eventualmente a crescere a ritmi decenti, attraverso ovvia svalutazione della nuova divisa e rientro di capitali. Naturalmente, ciò sarebbe possibile solo se la scena politica ellenica si dimostrasse più matura e riuscisse ad ammortizzare le tensioni, a combattere ferocemente la corruzione e comportarsi in modo audace, onesto e propositivo.

Per quanto riguarda il resto dell’Unione, le conseguenze del “disordine” della rottura greca sarebbero ben più gravi. Portogallo e Irlanda seguirebbero la strada ellenica, i debiti dei tre Paesi si riverserebbero interamente sulle spalle dei membri rimasti; i tassi dei Btp, dei Bot e dei Bonos schizzerebbero a livelli astrali; l’intero sistema bancario spagnolo collasserebbe nel giro di poche settimane e quelli italiani, belgi e ungheresi seppur con qualche chance di salvezza in più, non avrebbero destino dissimile. Seguirebbero crack finanziari in Francia, Olanda e Gran Bretagna, ma il contagio, più in generale, trascinerebbe l’intera Eurozona (Germania compresa) in una spirale recessiva di cui risentirebbe tutto il resto del mondo, Stati Uniti in primis.

Esclusa la possibilità di fare della BCE prestatore di ultima istanza, la strada percorribile per evitare tutto questo è una sola:

1) revisione del Fiscal Compact con scorporo dei fondi destinati alla crescita dal calcolo del debito (la golden rule montiana)
2) project bond, ampliamento dei poteri della BEI e liberalizzazione dei mercati delle telecomunicazioni, dei trasporti e delle energie in Germania e Francia;
3) Eurobond;
4) bail out spagnolo, o delle tre più grandi banche iberiche sull’orlo del fallimento, nel caso queste non venissero salvate dallo stato;
5) creazione di un fondo d’aiuto per la Grecia.

Potrebbe suonare arrogante, ma queste sono le uniche cinque mosse da fare, e da fare subito, verso l’uscita di sicurezza.

Ovviamente, la mutualizzazione del debito obbligherà l’Europa ad un percorso di riflessione e, successivamente, di costruzione di un superstato continentale; una federazione in cui ogni membro dovrà cedere un po’ di sovranità a Bruxelles in cambio di maggiori poteri elettivi per i cittadini, e maggior sicurezza finanziaria per le casse dei singoli stati.

Sull’ultimo numero dell’Economist, un bellissimo articolo spiega come dovrebbe essere una nuova possibile federazione, per continuare a garantire un’abbondante dose di sovranità nazionale a ciascuno stato membro, integrando maggiormente le politiche dei paesi.

Sfortunatamente – e lo dico da grande fan se non vero e proprio amante della Germania – l’Europa in questo momento è ostaggio di inflessibili-pavidi-malcelatifanaticidelsistemaaureo-assaipocoolungimirantiedeuropeisti politici tedeschi.

Io ho poche speranze.

P.S.: Cinque mosse a costo zero – oltre alla decantata spending review – alle quali il governo dovrebbe metter mano il più presto possibile: 1) legge anticorruzione; 2) privatizzazione dei gioielli di stato: RAI, Finmeccanica, e compagnia; 3) recupero capitali Svizzeri; 4) abolizione province; 5) legalizzazione delle droghe leggere e della prostituzione, giro di vite nei controlli sulle società che gestiscono le lotterie e i giochi d’azzardo. Tre obiettivi cui destinare, al più presto possibile, i soldi recuperati: 1) abbattimento del cuneo fiscale; 2) implementazione agenda digitale; 3) reingegnerizzazione completa p.a. (magari seguendo i suggerimenti di questo libro). Dai, cazzo.

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11 Comments

  • natiello bello, come sempre scrivi cose molto interessanti. il legame tra educazione sentimentale e teoria economica è una mia vecchia fissa, che ho appreso via filosofica, soprattutto attraverso letture tratte da nussbaum/sen. dunque il tuo ritratto di frau merkel mi ha mandato in visibilio, lo condivido appieno e quasi mi auguro che angela venga in terapia da te.

    detto ciò, ancora non riesco a condividere alcune tue conclusioni. sgombriamo il campo dai misunderstanding. sono pessimista anch’io, pare anche a me che ci stiamo avviando verso il peggiore degli scenari, l’uscita disordinata della grecia dall’euro. quando però da considerazioni di questo tipo (analisi realistica del quadro attuale, previsioni pessimistiche per il futuro) si passa a quel che avrebbe potuto essere a partire dal 2008 e non è stato, anche a causa della cocciutaggine di merkel, ecco allora io e te ci dividiamo.
    perché la strategia giusta avrebbe dovuto anticipare e ‘ordinare’ l’uscita dall’euro piuttosto che prendere in esame per tempo le 5 mosse a cui alludi (e bce prestatore di ultima istanza)? tanto più che le ragioni a cui fai riferimento e che ancora trattengono l’ue dal prender atto della fine della sua storia con la grecia non sono campate in aria oggi, e non lo erano nemmeno allora.

    1. il rischio di contagio c’è, pensarci non è solo una forma di autodifesa egoistica. anche se fosse, comunque, il terrore di una miseria primordiale trasversale non è una motivazione moralmente deprecabile. tanto più se la previsione è fondata.
    2. stando alle tue previsioni anche la grecia non se la passerebbe bene in caso di grexit (tanto più se disordinata, d’accordo). mi parli di un altro quinquennio recessivo e di almeno 15 anni per tornare a livelli di normalità. alludi peraltro all’imprevedibilità dell’evoluzioni (involuzioni) politiche e sociali che nel frattempo potrebbero determinarsi. se per caso a rimettere in piedi l’economia nazionale fosse un partito nazionalista e autoritario non è che avremmo molto da festeggiare. e con noi intendo per primi i greci e poi pure gli italiani e gli europei.
    dunque, i presunti esperti e analisti che paventano drammi ben peggiori in caso di grexit vedono qualcosa di oggettivamente temibile all’orizzonte.
    qualcosa su cui krugman dice poco e niente.
    perché non dovremmo prenderli sul serio allora e perché se il loro è egoismo dovremmo concluderne che sia insano?

    torno allora al tuo ragionamento. il dato oggettivo è che non avremmo dovuto arrivare (e portare la grecia) al punto in cui siamo. vero.
    se ha un senso ragionare col senno di poi (e secondo me ce l’ha) per fare una diagnosi delle cause persino sentimentali che ci hanno portato dove siamo, allora questo ragionamento dovremmo spingerlo fino in fondo e concluderne che nel 2008, quando avevamo ancora alternative in campo – la bancarotta controllata della grecia e l’uscita dell’eurozona o la revisione tempestiva e profonda del quadro europeo – avremmo dovuto spingere l’acceleratore puntando sulla seconda via. che è quella che tutto sommato ancora oggi ci permette di fare previsioni più rosee e soprattutto meno aleatorie. sul fronte economico e su quello politico, per di più su una scala più vasta, europea e non esclusivamente locale. nel 2008 avremmo dovuto scommettere sulla migliore delle alternative, non sulla meno peggio rispetto a quelle che si prospettano oggi (grexit disordinata). e quella testona di frau merkel avrebbe dovuto capire che in amore non ci sono solo soluzioni radicali, prendere o lasciare, ma anche terze vie, ammorbidimenti diplomatici, ripensamenti, trattative e, perché no, incoerenze se servono a salvare una storia a cui tieni. se fosse stata una scapestrata e non la bacchettona semper fidelis che è, avrebbe saputo che si possono fare cazzate nelle relazioni e perdonarle. che non c’è una regola che ci garantisce di imbroccarla, ma c’è una sensibilità emotiva, sentimentale e cognitiva che ci aiuta a fare la cosa giusta. oppure no, ed è una precisa responsabilità non essere sensibili al contesto.
    cosa che peraltro mi pare perduri, come dici anche tu. ed è per questo che sono pessimista. ieri monti perlava delle 5 mosse (bene) ma diceva che sono operazioni che richiedono anni (male). gli anni che abbiamo sprecato (anche a parlare di alternative tipo l’uscita della grecia dell’euro piuttosto che a far qualcosa per darle una mano a restarci), gli anni che la grecia non ha.
    sono pessimista e in questo ci ritroviamo. ma sono anche delusa come il vecchio romano (è un po’ come la storia di montezemolo, anch’io non l’avrei detto che un giorno avrei fatto il tifo per prodi). la california ha un debito peggio della grecia ma nessuno pensa di buttarla fuori dagli usa. questo è un segno della fragilità dell’europeismo politico ed economico. ma anche di quello culturale, a cui modestamente partecipiamo tutti.
    e di cui siamo responsabili. non possimao tiraci fuori. i limiti dell’educazione sentimentale della merkel sono anche i nostri. non maneggiamo i sentimenti molto meglio.
    chiudo con un altro dato sconfortante e collegato a queste riflessioni, raccolto ieri sera da formigli. da un sondaggio ipsos il gradimento della moneta unica in grecia è ancora alto (70%) come in spagna, francia, germania. in italia invece si attesta a uno scarso 50%. come mai? non ha nulla a che vedere con il localismo leghista, la dialettica rozza che contraddistingue il confronto politico italiano in alto e in basso, tant’è che il nuovo si afferma quando usa il linguaggio di grillo? e non è un’atavica forma di analfetismo sentimentale che si traduce in alfabetismo politico anche questa, perfettamente compatibile coi criteri della tua analisi a parti rovesciate però?
    non so…

  • Analfetenti lo siamo un pò tutti, alfabetici pure.

    Che dalle decisioni di Frau Merkel(che poi siano tutte sue ci credo molto poco, anzi la ERT, il TABD e compagnia bella in commissione sembrano più spadroneggianti e legiferanti, vedi per esempio che le nostre ultime manovre, o il pacchetto austerità dello scorso anno che in realtà non sono NOSTRE, cioè nemmeno del ministero dell’economia.cioè manco più dell’italia come stato.. per dirti quanto lontane ormai da noi siano le decisioni, non che il localismo sia cool,non che la prima repubblica lo sia, ma almeno era ancora reversibile, ma guardiamo i fatti.i fatti di OGGI.)

    Il punto è: l’euro funziona male, le note ricette non funzioneranno MAI, e ci aspettiamo che questi signori, ora si impietosiscano?Questo quando a Bruxeeles MAI si è visto un sindacato, un’associazione di lavoratori in genere, MAI si parla di AIUTI DIRETTI, e mai lo si farà.

    Le soluzioni che propone donato (i capitali all’estero, nuove leggi per prostituzione e droghe…) sono bruscolini, e non cambierebbero il paradigma di una virgola.

    ABBIAMO UN PAREGGIO di bilancio OBBLIGATORIO, dal 2013. Lo stato non si arrichisce PIU’ , FINE , KAPUTT. c’è poco da revisionare.
    La politica che potrebbe fare saltare il tavolo, è composta da figliocci di Romano Prodi, che sappiamo chi è, uno che mente DA SEMPRE, ed è compagno di merende di lunga data di pazzoidi quali Attalì e Delors, che sono PAZZI FURIOSI( consiglio a tutti di ascoltare una conferenza di Alain Parguez, un ex consulente di Mitterand, mica un giuliano ferrara, o un cazzaro di casa pound, che ci fanno paura, ma dovrebbe farcene molta di più attalì,leggasi anche alcune sue semplici dichiarazioni per CREDERE), e figliastri della prima repubblica… oppure dal 5 stelle che può pensare di fare 2,3,4 cose giuste, ma nel locale, SIAMO REALISTI.

    Qui c’è un aeroplano che si è schiantato contro le montagne signori!!!! e questo per INTERESSI intrecciati, mica di 4 cattivoni arroccati nei palazzi del MALE, ma per TUTTA una serie di responsabilità intrecciate.
    Smettiamola di ridurre la politica alle dichiarazioni di facciata di tizio e caio.

    L’europa unita, ottimo concetto sulla carta, ma per dio i conflitti sono alle spalle, ed è proprio una folle politica monetaria che è alla base della disintegrazione della NOSTRA GENERAZIONE alle basi, che forse porterà alla rinascita di idee totalitariste come SOLA risposta a queste follie che si chiamano: commissione europea, euro, trattato di maastricht e di Lisbona e fiscal compact giusto per vedere se sti stati che agiscono per il POPOLO SCEMO,IGNORANTE che deve farsi da parte, si levano dalle palle e lasciano a POCHI(non sono quattro gatti, saranno anche 40000, NOI europei saremmo quanti…500 milioni, vedete un pò voi) personaggi NON eletti che occupano sedi pubbliche-in teoria che agiscano nell’interesse pubblico- ma provengono da interessi privatissimi . BCE, Commissione Europea, e aggiungiamo anche il caro F.M.I., che ora finalmente può trattare economie di serie A come quella della Tanzania.

    Io francemente non so che dire, se ogni giorno qua si parla di salvare il culo a banche , banche , banche , per poi dargli solo i gettoni per far partire le slot machine sui mercati, e poi riperdono, e noi si paga con austerità, io non so quanto ancora aspetteremo in un qualche provvedimento SENSATO di monsieur Draghi e di tutti i manovratori di Frau Merkel, ora di Hollande, di ”tre carte” Monti.

    Cominciamo a chiedere direttamente a Buisness Europe un pò di umanità, chiediamo cosa ne pensano delle aziende che hanno subito una calamità naturale, vediamo quanta UMANITA’ e filantropia c’è da quelle parti.

    Ci consoleremo con i coffee shop. Io da anni lo sto facendo, ma servirà a poco.

    Defenestriamo dalle nostre teste l’idea che in europa ci sia un’autorità che dia importanza ai POPOLI. quello era un sogno. I tempi sono maturi per capire che è rimasto tale.

  • scusate, il primo inciso di 700 km sarebbe

    che dalle decisioni di frau merkel ci possiamo aspettare una crescita VERA è un’illusione. E mette tristezza pensare che per colpe di POCHI(corruttele diffuse, mala gestione, baby pensioni) ora paghino tutti in nome del RIGORE, stabilità( che poi son cazzate abnormi,c’è MOLTO di più dietro a sti spettri agitati per fare paura a destra e a manca)

    scusate la dimenticanza, ho giusto la bava alla bocca…

  • tenterò – e gli esiti sono tutto fuorchè scontati – di rispondere in modo sintetico e pertinente ad entrambi, partendo da raffaella.
    cara raffaella (l’incipit è importante), non capisco bene perchè tu mi chieda se non fosse stato meglio – quattro anni fa, all’alba della crisi europea – accelerare subito su una seria di riforme rivolte ad una maggior integrazione fiscale, economica e politica dell’EU, invece che predisporre da subito un’uscita ordinata greca, come se questa fosse l’opzione da me suggerita.
    o meglio, forse capisco perché me lo domandi: probabilmente non sono stato chiaro, nello scriverne.
    chiarisco ogni dubbio: per me, nel 2008, a una giusta implementazione di politiche di austerità in grecia (non dimentichiamo che la bancarotta è stata frutto delle bugie e delle furbizie di quella classe politica, e che di quel debito e di quella spesa corrente era necessario rientrare anche in questo modo…), andava accompagnata una contemporanea ritrattazione di parecchi meccanismi europei, in senso federale, a partire dalla rappresentanza politica per arrivare allo statuto che governa il funzionamento della BCE.
    un deciso passo verso una maggior integrazione fiscale e politica – che avrebbe fatto molta paura a giacomo, immagino, in quanto avrebbe implicato cessione di spicchi di sovranità nazionale sull’altare di una maggior cooperazione tra i popoli – avrebbe certamente dato un’altra impressione, sia ai cittadini ed elettori europei, che ai maledetti mercati, che avrebbero reagito meno scompostamente (e meno squalescamente).
    arrivati a questo punto – e ci siamo ormai da qualche mese – indicare ancora questa come soluzione maestra per salvare la grecia non ha senso.
    come ho scritto, allo stato delle cose, in un modo o nell’altro, lo stato greco smetterà di ricevere aiuti dall’europa, e a quel punto la sua presenza all’interno dell’unione non sarà più tollerata né dai manovratori tedeschi, né dai greci.
    dunque, sarebbe necessario – anzi: sarebbe stato necessario iniziare a farlo già da inizio anno – mettere a punto un’uscita ordinata.
    che dovrebbe comunque tassativamente prevedere altri aiuti (diretti) e misure in favore della grecia, per evitare di lasciarla precipitare in una crisi irrecuperabile (e per ricordare a tutti, noi compresi, che l’europa unita è, quantomeno sulla carta, innanzitutto un progetto politico, di cooperazione, progresso e civiltà).
    la grecia non ha anni rosei avanti a sé, e questo a prescindere da cosa succederà.
    anche se rimanesse nell’eurozona senza ricevere più aiuti, il rischio di tensioni sociali e violenze è altissimo e imprevedibile.
    come ho detto, la politica in questo caso – sia greca che europea – dovrà davvero dare il meglio di sé, e non cazzeggiare come ha fatto fin’ora in, in troppe circostanze (vedi orban in ungheria, ad esempio).
    però, nonostante prospettive fosche a prescindere, quella di un’uscita ordinata – ossia “blindata” da aiuti per la grecia ed eurobond per il resto dell’unione – fornisce a mio avviso, il quadro meno terrorizzante, per entrambi i soggetti coinvolti.
    un mantenimento della grecia nell’unione nonostante le disastrate finanze, soluzione che comunque non durerebbe, sarebbe uno scenario mediamente apocalittico, perché la volatilità dei mercati continuerebbe piano piano a erodere ogni fiducia nelle capacità degli stati periferici di rifinanziarsi.
    l’uscita disordinata, lo scenario decisamente apocalittico.
    per quanto riguarda la mia critica agli esperti troppo “ottimisti”: non contesto la leicità di timori di contagio. contesto analisi influenzate dal timore stesso. dire “non succederà perché sarebbe troppo tragico” è un po’ come nascondersi dietro un dito, non trovi?
    gli italiani non apprezzano l’euro perché vengono da una storia economica di svalutazione monetaria cronica. da sempre la nostra economia sopravvive grazie – anche – a questo, e non avere più a disposizione uno strumento così potente dà fastidio. in più, certamente, siamo vittime di demagoghi assai furbi e di una mancanza evidente di capacità di ragionamento pacato.
    (paragonare la california alla grecia non ha senso, per tantissimi motivi…ora sarebbe un po’ lungo parlarne).

    Caro Jimmy, come sai non credo granchè alle teorie cospirazioniste secondo cui il disegno europeo è unicamente un progetto di sottomissione dei popoli orchestrato da vari supervillain (anche se ritengo che vadano ascoltate).
    Senza dubbio la sua nascita ha visto molti passaggi loschi, poco chiari. Il suo impianto attuale, come dicevo, è da rivedere. La BCE ha, da statuto, una politica espressamente – e ortodossamente – monetarista, cosa che, accompagnata alla fissazione tedesca per la guerra all’inflazione, ha spinto l’Eurotower a comportarsi spesso come se il nostro sistema monetario non fosse altro che una nuova versione del gold standard.
    Sono cose che vanno cambiate, a mio avviso. E’ necessario rendere possibili diverse cose, ad esempio il trasferimento fiscale, fare in modo che le tasse pagate in Germania, siano, in parte, utilizzabili per pagare i debiti greci (ad esempio). E’ necessario mettere tutti i mercati su uno stesso piano, a livello di opportunità competitive, ossia permettere di più e più spesso, a ditte italiane di gareggiare per appalti tedeschi, o francesi, di qualsiasi tipo.
    Per fare questo occorre cedere un po’ di sovranità a Bruxelles. Ma cedere un po’ di sovranità a Bruxelles significherebbe, necessariamente, avere anche più poteri in quanto elettori del parlamento continentale.
    Il Fiscal Compact è un patto scellerato e lo dico da sempre. Va rivisto. Siccome immaginare di non ratificarlo, o di modificarlo ampiamente, è irrealistico, la cosa migliore da fare, al momento, è spingere per uno scorporo delle risorse destinate a misure per la crescita dal calcolo del debito nazionale.
    Quella non è una mossa da bruscolini. Come non è quella degli Eurobond.
    Per quanto riguarda le altre:
    – l’abolizione delle provincie – facendo una media tra le stime fatte più al ribasso e quelle più astronomiche – risparmierebbe allo stato 1 miliardo di euro all’anno;
    – la corruzione costa allo stato 60 miliardi di euro all’anno. combatterla in modo deciso significherebbe almeno dimezzare questo costo;
    – dai capitali svizzeri e la vendita delle aziende di stato arriverebbero circa 100 miliardi
    – reingegnerizzare la p.a. farebbe risparmiare altri 100 miliardi di euro all’anno
    – i fondi recuperati sono necessari ad abbattere il cuneo fiscale che è il problema principale dell’italia, il paese europeo in cui il lavoratore guadagna meno, in relazione a quanto il datore paga per il lavoro che gli viene offerto. non mi azzardo a dire che è la causa prima del nostro tasso di disoccupazione, perché sono questioni di cui non m’intendo bene, ma che sia una delle principali è fuori dubbio;
    – quella delle droghe leggere e della prostituzione è chiaramente anche una proposta politica. legalizzarle non cambierebbe di una virgola l’attuale massiva fruizione che ne viene fatta dai cittadini, creerebbe nuovo gettito e posti di lavoro, sottraendo introiti al crimine organizzato. È un business che abbiamo già in casa, perché non utilizzarlo?
    – le società che gestiscono le lotterie e i giochi di azzardo hanno evaso – negli ultimi dieci anni – 100 miliardi di euro.
    ripeto, a me non paiono bruscolini.

  • caro donato (parto con l’incipit giusto e se l’altra volta l’ho saltato è solo perchè lo davo per scontato, il fatto che tu mi sia caro, intendo)… ti avevo già anticipato in forma privata che non ero granché soddisfatta della risposta e ora entro nel merito dei perché. mi era parso di capire che un punto fondamentale della tua tesi fosse il seguente: se frau merkel avesse avuto una vita sentimentale più movimentata, e conseguentemente un’educazione in materia più raffinata, quanto meno nel marzo scorso avrebbe intuito che la storia con la grecia era giunta al capolinea, adeguandosi ad accettare l’idea di una separazione civile, ordinata, di fatto predisponendola giacché è lei che ha il coltello dalla parte del manico.
    ora, se la premessa mi vede d’accordo (sono infatti convinta anch’io che parte della sciagura attuale sia attribuibile al fatto che chi ha maneggiato ‘sta matassa – angelona in primis – non ci capisce un tubo di dinamiche psicologiche e relazioni umane), non mi è invece chiaro il nesso con le conclusioni. non vedo né antecedenti né prove a sostegno dell’ipotesi secondo cui grexit non sarebbe una catastrofe, per la grecia e per l’europa, ora come allora.
    l’economia non è il mio forte, dunque lascio da parte i paragoni con la california che del resto non volevo nemmeno tentare. son fuori dalla mia portata (ma non da quella di prodi, che di economia ci compiccia, ma pure di politica, forse un pelino più di krugman, e forse lì voleva andare a parare). sospendo la questione e mi attengo a quanto dici tu, che sei più ferrato.
    1. a un certo punto constati che allo stato attuale, pur restando in europa, la grecia smetterà di ricevere aiuti. in che senso allora è politicamente pronosticabile un’uscita ordinata che tassativamente li preveda? mi sembra che qui prevalga un eccesso di ottimismo, almeno lo stesso che si rimprovera a quelli che sostengono che riforme tempestive dell’assetto europeo siano preferibili e ancora possibili.
    2. degli “esperti ottimisti”, a dire il vero, dai un’immagine forse un po’ troppo impietosa. trovo anch’io che dire “non succederà perché sarebbe troppo tragico” è un po’ come nascondersi dietro un dito! e fai bene a metterci in guardia sul rischio che le analisi siano sovradeterminate da fattori “psicologici” esterni (il timore del contagio). fattori che hanno però un corrispettivo oggettivo negli esiti che l’uscita della grecia dell’europa potrebbe provocare. dunque, almeno su questo, chi è favorevole all’uscita ordinata dovrebbe dire qualcosa, peraltro non ritagliando la situazione della grecia dal contesto complessivo, come spesso accade.
    – in che senso, allora, è “ordinata” una mossa del genere? quali precedenti noti abbiamo? e sono davvero casi analoghi e fino a che punto?
    – qual è il suo scopo? evitare la fame a 30 milioni di greci? e ci riesce nonostante abbiano un debito espresso in euro che li inchioda?
    – e a spagnoli, italiani, portoghesi che gli diciamo? perché pare che grexit per questi paesi, già messi male, abbia dei costi non proprio tollerabili per ciascuno di loro.
    – una volta ammessa l’uscita di un paese membro dall’eurozona, sia pur come extrema ratio, come si arresta il processo dal punto di vista politico? e chi rassicura i mercati che la questione non si riproporrà per gli altri?
    – è infine chiaro che se si sgretola l’unione monetaria si innesca un ciclo in cui almeno per un po’ (direi almeno 20/30 anni) il progetto dell’unione politica torna nel cassetto (questo anche in base a quel minimo di conoscenza dell’animo umano che invocavi all’inizio). l’unione monetaria non è sufficiente a determinare quella politica, lo abbiamo appreso a schiaffoni e io e te già eravamo d’accordo. la dis-unione, anzi lo sfarinamento, tanto meno. dunque, si tratta di mettere a rischio un livello di governance che per molti altri versi pare l’unico in grado di regolare quei fenomeni che hanno innescato la crisi.
    mi paiono tutti quesiti degni di una risposta. finché krugman, o chi per lui, non me li dà, continuo a pensare che siamo a un passo dall’apocalisse e grexit non è la via d’uscita.

  • come sempre sei un osso duro, raffa.

    grexit sarà una tragedia.
    meno apocalittica se ordinata, più apocalittica se disordinata.

    il mio preambolo sentimental/economico voleva dire: “cazzo angela, se all’ultimo bail out greco avessi dato una volta per tutte la grecia per persa – e persa a causa tua – avresti usato i soldi del salvataggio per <> l’uscita greca. non lo hai fatto e ora è un casino>>.

    1. la grecia deve uscire perchè una sua permanenza esacerberebbe ancor più le tensioni politiche e sociali (interne ed esterne)e inchioderebbe ancora troppo a lungo i mercati europei a questa volatilità assassina (spread che s’alzano e s’abbassano manco fossero fisarmoniche, banche che cedono una dopo l’altra eccetera). se da un lato è, a mio avviso, del tutto ovvio che la grecia cesserebbe di ricevere aiuti dalla ue sia se si impegnasse a rispettare questi accordi (perchè inevitabilmente concluderebbe col non riuscirci) sia se se ne andasse di propria sponte, dall’altro trovo
    invece per nulla assurdo uno scenario in cui sarebbe la UE stessa a chiedere/imporre alla grecia un’uscita.
    in questo caso, in modo abbastanza logico, l’unione dovrebbe farsi carico di molti dei costi che questa uscita comporterebbe allo stato greco (dovrebbe versare schei per un ammontare pari almeno all’ultimo bail out. 300 e rotti miliardi, se non sbaglio).

    2. mi spiace, lo dico da vorace lettore di quotidiani economici: tutti gli analisti (seri) pro grexit non nascondono – anzi sottolineano veementemente – i rischi che comporterebbe per il resto dell’europa e del mondo un’eventuale uscita greca (sia ordinata che non). mentre troppo spesso – anche qui le rare eccezioni vanno citate: martin wolf e in generale la redazione del FT –
    i tifosi della permanenza non si soffermano minimamente su quello che questa comporterebbe, nel breve e medio termine, e per la grecia e per il resto d’europa. non so…personalmente, in generale, li trovo meno seri dei primi.

    – non abbiamo precedenti noti. l’uscita descritta – massa di soldi riversati in grecia per finanziare il passaggio da una divisa all’altra, mutualizzazione del debito europeo contemporanea, concertazione dell’ulteriore taglio del debito greco con i creditori stessi – è definita “ordinata” unicamente perchè la si pensa verosimilmente meno foriera di caos finanziario che un’uscita improvvisa, non sostenuta da aiuti europei, senza il minimo tentativo di contrattazione di ridimensionamento del debito coi creditori.

    – il suo scopo è di eliminare la volatilità finanziaria dei mercati continentali. questo sarebbe possibile solo se l’uscita fosse accompagnata da un decisissimo passo in avanti verso una maggior integrazione tra stati, condivisione del debito et alia (eurobond, sistema interbancario europeo, revisione trattati e compagnia).
    grexit sola, non accompagnata da tutto questo, sarebbe “disordinata” per tutto il continente, un vero disastro. per quanto riguarda il destino greco, gli scenari possibili post-uscitaordinata sono diversi. non ultimo quello di un’invasione della smagliante economica turca. imprese e compagnie anatoliche che riverserebbero gli stabilimenti lì, a causa dei bassi costi di produzione.
    per la grecia un’uscita implicherebbe l’impossibilità di potersi rifinanziare sui mercati per un bel po’ di tempo. ma dopo già cinque anni, in qualche modo l’economia tornerebbe a crescere; è realistico prevedere un ritorno a pil positivi già dopo un quinquennio o poco più (sempre dando per scontata una performance meravigliosa della politica greca ed europea per arginare tensioni sociali e derive extrapopuliste della politica ellenica)

    – ultimi tre punti: come detto, un’uscita greca non ha senso se non accompagnata da contemporanea adozione di misure “stringenti” – politicamente ed economicamente – per i rimanenti membri. se la grecia uscisse, sarebbero necessari gli eurobond e la creazione di un sistema interbancario europeo, per evitare la catastrofe, anzi proprio per poter volgere a un futuro migliore.
    agli altri paesi mediterranei si direbbe dunque “sono previsti altri cazzi, ma il fatto che il vostro debito ora è sia nostro e il fatto che ora il governo centrale europeo abbia il potere di ficcare approfonditamente il naso sui bilanci degli stati rallenterà la speculazione”.

    se queste mosse non accmpagneranno grexit, sarà la fine, lo sfarinamento, con tutte le conseguenze che dici tu.

    (quantomeno questa è la mia visione).

  • la parola che manca è “ordinare” .

    “per ordinare l’uscita greca” (con ordinare tra virgolette)

  • Ti ringrazio per aver scelto una locuzione benevola per non dire che sono una scassacazzi. Lo so, sto cercando di correggermi, ma è più forte di me. :)

    Sul preambolo sentimental/economico direi che c’eravamo intesi, così come sul fatto che la parola chiave per affrontare grexit evitando che sia una tragedia è “ordinare”. Cosa che tu reputi possibile, io un po’ meno. Ragion per cui sono convinta (con te) che parte delle responsabilità della crisi vadano imputate a quella “testona” di angela e alla sua diseducazione sentimentale. Ma conservo dubbi sul passaggio successivo. delle tante decisioni contestabili che ha preso (o avrebbe dovuto prendere), anticipare l’uscita della grecia dall’euro mi sembra la più problematica. Se non ha schiacciato il piede sull’acceleratore, diversamente da altri casi, non mi sento di fargliene una colpa. Sarebbe stata una scelta difficile per chiunque, anche per gente più capace di lei. E per molti versi, lo è ancora.

    Per come la vedo io, gli “ottimisti”, più o meno esperti e più o meno seri (frau merkel meno, d’accordo) a questo proposito vedono qualcosa. Che gli analisti pro grexit – tutti economisti, aggiungo io – non prendono sufficiente sul serio come problema teorico e come eventualità reale. Se capisco bene, grexit potrebbe funzionare solo a patto che:
    a) l’europa si faccia carico dei costi di uscita della grecia (almeno 300 miliardi e rotti, secondo i tuoi calcoli);
    b) e nel frattempo predisponga tutti quei passaggi per una maggiore integrazione, “condivisione del debito et alia (eurobond, sistema interbancario europeo, revisione trattati e compagnia)” in modo che i messi peggio dei restanti paesi europei assorbano il colpo.
    Un obiettivo, quest’ultimo, già tanto difficile nel quadro unitario che abbiamo mantenuto (ostinatamente, dirai tu).
    Qui io ci vedo una tensione, i pro-grexit mi chiedono di credere che sia possibile conciliare un accentramento politico ed economico proprio mentre si dà atto a una tendenza contraria, a una prima disgregazione monetaria e politica, che una volta ammessa nel quadro di crisi attuale potrebbe non essere l’ultima, almeno in teoria. Il che, comunque, non è meno destabilizzante per un modello che in ultima sede deve far appello alla fiducia, dei cittadini, dei mercati, degli osservatori.
    L’ue dovrebbe presentarsi a tutti costoro chiedendogli di scommettere sulla bontà del suo “progetto unitario” proprio mentre candidamente ammette che con la grecia gnà fa. Non soltanto, dovrebbe essere così brava da far subito le riforme su cui litiga da un po’, prima che gli effetti di grexit si portino dietro gli altri stati in affanno. Perché se ci dovessimo ritrovare a parlare di bancarotta e uscita per qualche altro paese europeo è ovvio che per l’europa è finita. Per di più l’ue deve mettere mano al portafoglio per la grecia anche in caso d’uscita (non si capisce perché, dunque, non dovrebbe preferire sborsare altri sghei per conservare l’attuale assetto). Ed è prevedibile che così dovrà fare per gli altri, in primo luogo la spagna che già adesso ha bisogno di 100 miliardi, e dopo grexit gliene serviranno di più (quanto non è facile dire). Gli altri attori, in primis i mercati, dovrebbero dar fiducia alla manovra senza infierire troppo, nonostante i segnali discordanti (il rilancio del processo di unificazione da un lato, le prove generali di disgregazione dall’altro).

    Non è assurdo, ma poco ci manca, soprattutto per questa tensione interna che, sarà perché son filosofa e non economista, mi sembra minare la proposta sin dall’inizio. Chi può aver fiducia in questo strano organismo che per compattarsi si taglia un piede? I mercati? E chi può politicamente farsene carico? La merkel, hollande, monti? Una classe dirigente migliore che ha da venire in un battibaleno (assieme a un elettorato migliore, che queste cose dovrà capirle e approvarle senza fare un plissè, in germania come in grecia o in italia)?
    La mia impressione è che i pro-grexit sottovalutino il contrasto tra forze centripete e forze centrifughe nella loro posizione, che la rende poco “ordinata” e “ordinabile”, tanto in teoria quanto in pratica. Se l’europa imponesse alla grecia l’uscita dall’euro disperderebbe le ultime briciole di quel capitale di fiducia sulla sua tenuta che tengono in piedi, con molte difficoltà, alcuni suoi stati membri e nell’insieme il progetto. Significherebbe esporsi a molti rischi senza alcuna garanzia. Non è chiaro in che senso ciò dovrebbe velocizzare quelle riforme che sono le stesse che non riusciamo a realizzare neanche ora e che a quel punto, anche qualora fossero bravi a farle (chi poi non è dato saperlo), potrebbero non servire a rassicurare gli animi, i mercati, gli spread ballerini, e le teste di cazzo diffuse su tutti i fronti.
    Non che grexit non possa accadere e che in quel caso l’europa non debba seguire le misure di buon senso di cui parli (aiutare comunque la grecia e arginare rapidamente il contagio nei paesi più esposti). Ma non si tratta di una vera e propria alternativa, solo di un altro modo per nominare la peggio sfiga e cercare di affrontarla sensatamente qualora capiti.
    Insomma, un conto è dire che in caso di grexit meglio fare così e cosà, altro invece che grexit è preferibile in sé. Che mi pare sia il punto, altrimenti i pro-grexit non si contrapporrebbero agli “esperti ottimisti” (che invocano le medesime riforme e, ironia della sorte, paiono solo meno “ottimisti” sulla loro realizzabilità e la loro proficuità in uno scenario come grexit).

    Scusa il profluvio, è che mi fido molto delle tue valutazioni “economiche”, ma stavolta non riesco a seguirti. C’è qualcosa che mi sfugge, ma magari prima o poi ti chiamo e mi faccio spiegar tutto a modo a voce.

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