Sisma 2012: Lo strano fenomeno dei ‘vulcanelli’

Notizie sui motivi del disastro sismico e sulla conformazione del territorio arrivano dall’equipe per professore di geofisica della terra solida Dario Albarello, dall’Università di Siena, che con la sua equipe ha raccolto dati di sismicità nei paesi interessati. Lo scienziato spiega le caratteristiche del fenomeno chiamato dei “vulcanelli”, che ha prodotto la fuoriuscita di sabbia e acqua nelle crepe dei terreni e per i pozzi delle campagne:

«Nelle zone vicine al corso dei fiumi, il sottosuolo è spesso costituito da sabbie fluviali sature di acqua. Si tratta di sedimenti recenti che non hanno avuto ancora il tempo di consolidarsi. Quindi i granuli di sabbia che lo costituiscono sono caratterizzati da una certa mobilità. Se lo scuotimento sismico è abbastanza intenso e di lunga durata, i granuli possono mettersi in moto, tendendo ad assestarsi in una forma più compatta (come succede scuotendo un secchiello pieno di sabbia). Questo riduce lo spazio per l’acqua presente negli interstizi fra i granuli, che viene quindi espulsa verso la superficie. Questo processo è all’origine del fenomeno osservato a S.Carlo. Il problema è: perché, date le dimensioni relativamente ridotte del terremoto, lo scuotimento è stato così intenso e lungo da provocare il fenomeno? Una possibile spiegazione (per ora solo molto preliminare) è che la configurazione del sottosuolo della pianura, a differenza di quella delle zone rocciose in montagna, può produrre localmente effetti di “intrappolamento” dell’energia sismica nelle coltri più superficiali del terreno (i primi 50-100 metri) provocando un “allungamento” ed una intensificazione dello scuotimento. Le misure che abbiamo effettuato erano finalizzate a valutare la presenza di questo fenomeno di “intrappolamento” dell’energia sismica.

Quindi il fenomeno osservato a S.Carlo può essere spiegato come il concorso di due processi: amplificazione del moto del terreno dovuto alle condizioni locali e presenza di sedimenti sabbiosi saturi d’acqua vicino entro qualche metro dalla superficie».

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