En.tu.sia.smo

È la parola dell’estate, senza dubbio. Perché gli europei, pardon, i mondiali-senza-Argentina-e-Brasile, sono stati entusiasmanti. Nei bar e nelle piazze persone di ogni età si sono accorte che esistono italiani neri; in tutti i bar e le piazze tutti i tifosi della nazionale sono stati felici del fatto che ci siano italiani neri. Questo è un grande risultato. Perché dopo aver segnato due gol alla Germania in semifinale nessuno può mettere in dubbio l’italianità di “quello lì”. Beata italianità! Guadagnata un po’ per i calci tirati al pallone, un po’ per l’abbraccio alla mamma commossa. Per chi non è così?!
E allora via, sulle ali dell’entusiasmo, un sentimento oramai bandito in pubblico se non bagnato da abbondante alcol o provocato dalla classica “pacca” di coca nel cesso del bar. L’entusiasmo è una cosa bella, io consiglio di provarlo a tutti almeno una volta: lasciarsi andare, da soli o in compagnia, alla leggerezza festosa di chi si gode un momento, che potrà anche sparire effimero, ma cosa abbiamo da perdere. E perché non provare a guardarci e abbracciarci ogni tanto, con la speranza che qualcosa migliori. Con la certezza che senza metterci del nostro, in questo pantano italico nulla si muoverà.
È così che fanno gli sportivi. (No, non mi riferisco alla coca). Si muovono, si sbattono, saltano la lezione a scuola, il catechismo, la birra con gli amici. E alla fine ce la fanno. Vincono, o almeno ci provano. Raramente non danno il massimo. Noi, che non siamo sportivi di professione ma onesti dilettanti, di entusiasmo ce ne abbiamo ancora di più. Da vendere. Ché se perdiamo alla peggio torniamo al punto di partenza; ma se vinciamo, fosse anche il premio di consolazione in stile “cucchiaio di legno”, un passo avanti l’avremo fatto.
L’entusiasmo, ancora, l’ha fatta da padrone ai Mondiali Antirazzisti, organizzati anche quest’anno a Bosco Albergati dalla Uisp. Dell’entusiasmo dei tifosi-giocatori ne parla molto diffusamente il nostro Alessio Mori. Qui voglio prendere ad esempio questa bella manifestazione per spezzare una lancia sull’altare dell’esterofilìa. Perché vedete, i bamboccioni-mammoni-precarioni, italiani da almeno 7 generazioni, hanno estremo bisogno di importare entusiasmo. Da noi sta diventando merce rara, sarà colpa della pleistescion o di feisbuc, sarà che facciamo sempre meno all’amore, figliamo poco, invecchiamo e i pochi giovani rimasti in Italì diventano sempre più tristi. A noi mumblari e a voi lettori il compito di spezzare questo circolo vizioso fatto di diffidenza e apatia. Contro i matusa: il nostro entusiasmo li seppellirà.

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