Se lo sport esiste per la poltrona

Se lo sport è gioco valgono i poli di sconfitta-vittoria così come l’esuberanza che determina l’esigenza stessa di giocare, è l’entusiasmo di cui parla il nostro Giacomo Vincenzi e che a noi sembra tanto rappresentare quell’ideale sportivo senza macchia oggi così spesso contraddetto dallo sport-spettacolo, dallo sport-soldi. Ma lo sport è sempre stato spettacolo in effetti, è un gioco spettacolarizzato, reso pubblico e infine di oggetto massa, desiderio delle masse (e le ricadute, così come le utilità, politiche della cosa sono evidenti). È ancora Vincenzi che cita i Mondiali Anti-razzisti di Bosco Albergati, dopo aver parlato della rilevanza sociale di Balotelli come marcatore della nazionale azzurra: cose belle. Ma voi direte che abbiamo le scommesse, il doping, la violenza delle tifoserie, le speculazioni delle società, l’omofobia cameratesca, la valenza oppiacea per popoli che amano lasciarsi distrarre, ecc. Certo a volte lo sport può apparire come un microcosmo in cui vizi e virtù umane sono rappresentate per intero. Ma da analizzare c’è anche ciò che esternamente rende vivo lo sport. Porsi sporadicamente all’ascolto delle risse sportive nei bar è sonda efficace, scandaglio impagabile per conoscere qualche brano quotidiano quanto poco decifrabile della nostra cosiddetta società: alla gogna sono sottoposte le persone e le loro scelte, prima ancora delle prestazioni e dei risultati. Il preparatore atletico come i meccanici nei box, il mister come il designatore arbitrale. È una questione di scelte. È di una scelta che parla anche Alessio Mori e lo fa criticandola, la scelta della Vezzali quale portabandiera italiana alle Olimpiadi londinesi. Quella che si farebbe toccare solo dal Presidente rappresenterà l’Italia e chissà che non trovi posto nelle prossime liste elettorali accanto al drago divoratore di vergini. Che faccia la portabandiera non ci pare – beninteso – cosa grave, ma neppure ci entusiasma. Tanto sappiamo che l’anima dello sport, sarà paradossale, non sono le star degli stadi e dei palazzetti.
Io, che sono stato un ottimo terzino destro, un pessimo pallavolista ed un pugile dal grande futuro mai sbocciato, ora mi svago più realisticamente col tresette e mi accascio sulla poltrona a guardare gli sport che non praticò più: in fondo gli sportivi professionisti sono un elemento numericamente marginale del mondo dello sport, che non esisterebbe senza gli oziosi che si lasciano cullare da questa passione, droga, illusione.

 

“Chi pratica sport colma i momenti dell’ozio con dosi di fatica fisica e stress agonistico, invece di grattarsi le palle, trombare a destra e manca, mangiare e bere come un animale: di che stiamo parlando?”
Federigo Scardanelli, filologo italo-ungherese

Written By
More from mirko roglia

Finale Emilia perde un maestro

Ero un ragazzetto quando ho conosciuto Giuseppe Pederiali e non mi è mai passato...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *