1872-2012: gli anarchici si ritrovano a St. Imier

Pochi giorni fa, dall’8 al 12 agosto, si è svolto a St. Imier, paese svizzero del cantone di Berna, l’incontro anarchico internazionale per i 140 anni dalla prima Internazionale Anti-autoritaria promossa proprio a St. Imier nel 1872, in seguito al conflitto fra marxisti e anti-autoritari all’interno della I Internazionale che portò all’espulsione della frazione anarchica. Il nostro uomo a St. Imier è Jacopo Frey, giovane storico, già nostro collaboratore, co-autore del fumetto istantaneo che fa la cronaca dei giorni di St. Imier e che potete trovare quianarchico.noblogs.org/post/2012/08/16/instantcomix/

 

Narrazioni anarchiche fra birra bio e i baffi di Pietro Gori

di Jacopo Frey

 

Le cose saranno pure come dici tu, ma mi sembra che con questa storia di Saint Imier, una settimana prima di ferragosto ci abbiano un po’ tirato un pacco. Guarda, faccio una serie di esempi per  farti capire che ho ragione.

Le barbe grigie, lunghe e crespe non si vedono, smarrite fra braccia tatuate, piercing e creste verdi. I tradizionali fiocconi neri da portar con fierezza non ce l’hanno che un pungo di nostalgici, mentre le maglie o le toppe di gruppi hardcore e crust vanno forte. Di propagandisti e oratori dal portamento severo e gli occhi induriti da anni di carceri nelle prigioni di tutti i regni d’Europa e da traversate oceaniche per diffondere l’Ideale fra gli emigranti in qualche provincia americana, non ve n’è traccia; anzi tutti si aggirano fra i dibattiti e il campeggio con un’aria tranquilla e gli occhi perennemente sorridenti e disponibili e, spesso, addirittura scalzi. A questo punto, immagino che non si sia presentata alcuna delegazione di orologiai della Jura- strano, qui saremmo a casa loro- né di operai tessili di Roubaix e magari, neanche un minatore delle Asturie. Mi sembra un po’ strano, no? Al posto loro ci sarebbero dei sindacalisti studenteschi francesi, degli americani che lavorano a Pizza Hut, degli agricoltori bio e un paio di tecnici del suono? Certo, sarà anche come credi tu, che l’Ideale resta comunque quello con la “i” maiuscola, ma questo più che un incontro internazionale di anarchici mi sembra l’Arezzo Wave. Sì lo so che Malatesta, per ragioni anagrafiche e non per il confino fascista, non sarebbe potuto venire, che Andrea Costa è assente per le stesse motivazioni e non perché nel frattempo è diventato “l’Apostolo del socialismo” in Romagna e che anche Bakunin è morto da un pezzo e, mi assicuri, non ha fatto pace con Marx.

Ma per il 140 anniversario dell’Internazionale antiautoritaria mi aspettavo qualcosa di più, veramente. Speravo di vederli ancora una volta, qua nella Svizzera francese, varcare la porta  dell’Hotel de Ville di Saint Imier e ripetere nuovamente che, espellendoci tutti dall’Associazione Internazionale dei Lavoratori al congresso de L’Aia, i socialisti marxisti avevano commesso solo una truffa ai danni degli sfruttati e che “l’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi o non sarà” e che… Va bene, hai ragione, sono un po’ nostalgico. Ma che ci vuoi fare? Saranno state le foto della guerra in Spagna e dei tram di Barcellona con le insegne della CNT, il sindacato anarchico che all’epoca contava un milione di iscritti, a farmi pensare che una volta sì, eravamo fortissimi mentre oggi siam così pochi.. Però, secondo te, il fatto che ci siano qua all’incontro quasi 4000 persone è di per sé un buon segno? Passi che all’ultimo incontro internazionale a Venezia nel 1984 i numeri non erano questi e che il mondo non era nella situazione attuale, ma, secondo me, qua senza i baffi di Pietro Gori, il cavaliere errante dell’anarchia che difende miseri e attentatori, senza alcun ghigliottinato e senza gli antiorganizzatori italo-americani de “L’Adunata dei Refrattari”, per cui tutto è autorità, non si va da nessuna parte!

Come fai a dire basta con il passato guardiamo al futuro? E l’apparato scenografico dove lo metti? Che possiamo presentarci alle masse che anelano alla rivoluzione sociale con quei tedeschi palliducci ma tutti- oh, veramente tutti- vestiti di nero, gli skinhead tatuati che, secondo me, avranno passato le giornate a cercare qualche nazi fra le montagne svizzere per non perdere l’allenamento e quei tre compagni giapponesi? Ah, ora il movimento è ricco di pluralità. Sarà, ma qui, manco la salsiccia mi fanno mangiare, che se no passo per capitalista, io. Bella, me la dai un’altra bionda? Cosa? 4 franchi di birra solo perché è bio e il bella me lo posso anche infilare… sessista autoritario? Si sbaglia sempre tutto qui, eh. Non era meglio metterci in corteo con i soliti minatori e contadini che fieri sfilano dietro i neri drappi bordati di rosso o le indomite bandiere con il globo e le tre stelle degli Industrial Worker of the Word al grido di “One big union” e “Un torto fatto a uno è un torto fatto a tutti”? Quelli piacciono a tutti, per forza.  Aspetta, mi vuoi dire che anche i wooblies, i super sindacalisti americani che organizzavano gli immigrati e gli scaricatori di porto contro spie, mafia e sbirri ora son forti fra i dipendenti di McDonald’s e di Starbucks? Mi sembra che le cose sian cambiate un po’ troppo nel volgere di un secolo: il movimento così com’è non va affatto bene.

No, non fare l’indignados: pensare che la presenza a Saint Imier di tantissimi giovani sia segnale di una maggiore attenzione da parte dei nuovi movimenti sociali verso un progetto di cambiamento radicale della società come quello anarchico sull’onda di pratiche di condivisione sviluppate nelle piazze, mi fa sentire buono come Jovanotti; e pure sfigato perché me ne sto qua a bere birre con quattro punk’a’bbestia e non in studio da Fazio a far piangere tutti con le mie canzoni sensibili. E poi, quelli, gli spagnoli delle tende, vogliono riformare il sistema, mica distruggerlo come noi, no? Guarda, giochi sporco a citarmi Malatesta e il fatto che gli anarchici devono stare all’interno delle lotte sociali, senza per questo perdere la propria identità; che centra? Malatesta pensava ai lavoratori socialisti mica a ‘sti freak canterini… E poi almeno lui aveva dato una prospettiva coerente, un’organizzazione e un programma: oh, l’Unione Anarchica Italiana, con il fascismo quasi alle porte. I giovani questi, dove stanno, che fanno? Loro se ne stanno belli a fare lotte pop che piacciono a tutti, la TAV, il nucleare, l’università, il precariato, a parlare di scontri con la polizia, mentre gli altri a passare per vecchi con le organizzazioni, le discussioni per consenso e non per maggioranza, che, ovvio durano troppo, ma son necessarie. Oh, che se poi non ci fossero stati i “vecchi”, qua a St. Imier non veniva nessuno.

Ah, adesso, se i “ragazzi” non amano le strutture la colpa è solo delle organizzazioni che con il loro burocratismo appaiono stantie e vecchie, mentre magari dovrebbero pensare veramente all’unità fra gli anarchici, come gran parte dei partecipanti all’incontro chiede? Eh, sì cambiamo tutto per far contenti i bimbi. Va bene, sono d’accordo che un po’ più di coordinazione, e magari veramente arrivare all’unità non farebbe male; ma prova te a mettere gli organizzatori dell’Internazionale delle Federazioni Anarchiche, con l’idea della federazione di individualità ma senza una linea specifica che possa diventare escludente, assieme ai comunisti-libertari della rete Anarkismo, sostenitori della piattaforma dell’ucraino Archinov, che pensò invece di risolvere la sconfitta da parte dei bolscevichi dopo la guerra civile con un’organizzazione di tendenza classista maggiormente strutturata. Guarda che non son bazzecole: su questi punti ci si giocano anni di discussioni e spaccature.

«Appunto, ora basta dobbiamo guardare al futuro di lotte che ci unisce e non al passato che ci ha divisi». Eh, per voi tutto facile, tutto semplice. Ma guarda che questo non è che uno dei problemi e molti toccano soprattutto i tuoi amici. Questi qua, che occupano case per fare gli squat, che pensano alle cooperative autogestite per non farsi sfruttare, alle scuole libertarie contro l’educazione imposta ai bambini, alle comuni agricole dove si fa il biologico per l’autosufficienza, come pensano di campare e, magari come essere vicini alle masse popolari, che invece rimangono impelagate nei meccanismi del sistema? Non mi dire che è ovvia la risposta: nodi che verranno affrontati con il tempo e mettendo in comune le esperienze… Sciocco io che non ci ho pensato. No, non stavo prendendo per il culo: beviamoci un’altra birra da 4 franchi e ci finiamo il discorso, che alla fine non ragioni male, sai? Ah, vuoi sentire il dibattito dei bielorussi sulla repressione? Va beh, anche i bielorussi ora… siam messi maluccio. Dai, ci si rivede: speriamo che non si debba aspettare un altro anniversario per ribeccarsi tutti insieme.

 

Per approfondire:

Alessandro Aruffo, Breve storia degli anarchici italiani. 1870-1970, Roma, Datanews, 2005.

Alex Foti, Anarchy in the Eu. Movimenti pink, black, green in Europa e grande recessione, Milano, AgenziaX, 2009. Disponibile anche al sito http://www.agenziax.it/imgProdotti/29D.pdf

James Guillaume, L’Internazionale. Documenti e ricordi 1864-1878, Csl Di Sciullo, Chieti, 2004.

Gruppo “Errico Malatesta” di Roma, A come Anarchia, disponibile al sito http://acrataz.oziosi.org/IMG/pdf/acomeanarchia.pdf

Pier Carlo Masini, Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta, Milano, Rizzoli, 1981 (I ed. 1969).

Massimo Ortalli (a cura di), Leggere l’anarchismo. La storia, le storie, il pensiero, disponibile al sito http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/311/dossier.htm

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