Dai ragazzi

Dai ragazzi, alla fine ci siamo divertiti..
Abbiamo sofferto, abbiamo imprecato.
Abbiamo sbuffato, saltato, gridato, urlato. Quanto è bello cantare l’inno a squarciagola?! E rovistare nell’armadio cercando vecchi cimeli azzurri, indossare il cappellino (molto vintage) di Italia ’90 e la maglietta sdrucita di USA ’94 che pizzica e fa un caldo della madonna?!
La città deserta per un paio d’ore, le finestre illuminate dal riverbero verde delle tv. Le case invase da cabale e rituali scaramantici tutti nostri:
Dove la guardiamo? Veniamo da te dai che porta bene…
Ma no! Quando abbiamo vinto il Mondiale eravamo da me!
Cosa fai?? Cambi posto?! Torna sul divano che se ti sposti porta sfiga!!
Poi i clacson, le bandiere, i cori, i caroselli, gli idioti con i petardi. Siamo stati più forti e coraggiosi degli spocchiosi Inglesi, siamo stati più bravi e organizzati dei saccenti Tedeschi. Ci siamo sentiti migliori e abbiamo riempito le piazze e le fontane di orgoglio e speranza. Lo ripeto, Orgoglio e Speranza. In tempi come questi non è che ci capiti spesso..
Ci siamo stretti, abbracciati con il fiato sospeso e quel groppo in gola che solo i rigori..il cucchiaio di Pirlo, classe e follia, la determinazione di Diamanti, guerriero incasinato più dei suoi capelli.
Ci siamo aggrappati alla grinta di De Rossi, alla panza di Cassano, bella tonda e generosa come il suo genio, alle manone di Buffon, che tanto lo sai che lui non molla mai. Abbiamo confidato nell’umiltà di mister Prandelli, uomo vero che sa riconoscere e correggere i propri sbagli, senza smettere mai di credere nelle proprie idee.
Abbiamo atteso, coccolato ed esaltato la cresta bionda e le spalle larghe di Balotelli, capace, in una splendida notte magica, di prendere a sportellate i rivali di sempre, i favoriti, i perfetti e infallibili crucchi.
Fusione di culture, talento infinito, voglia di lottare, di combattere contro le critiche, contro gli scandali e i detrattori , voglia di vincere allafacciadichicivuolemale. Ma anche immaturità, presunzione, mancanza di umiltà e disponibilità al sacrificio che talvolta diventano ignoranza e fastidiosa arroganza. Questo è Balotelli ma questi siamo anche noi, una nazione controversa e spesso incoerente che naviga in pessime acque, che sa che vuole uscirne, che è convinta di avere i mezzi per potercela fare ma non ha ancora trovato un come e un quando.
Il calcio è una splendida trasposizione metaforica della vita condensata in un pallone, una questione di centimetri, istanti e coincidenze.
Contro tutto e contro tutti, anche contro noi stessi e al nostro innato e congenito autolesionismo che ci impedisce di essere davvero uniti, siamo arrivati in fondo.
Ci abbiamo creduto.
Abbiamo sorpreso tutti e ci siamo meravigliati di come riusciamo sempre ad essere inaspettatamente forti quando siamo convinti delle nostre capacità e consapevoli dei nostri limiti.
Alla fine abbiamo perso, meritatamente, contro i più forti. Perché ragazzi la vita non è una favola e non sempre c’è il lieto fine. L’importante è uscire dal campo con la maglietta sporca e zuppa di sudore. Perché le lacrime si asciugano e svaniscono, ma la consapevolezza di avercela messa tutta, di aver fatto tutto il possibile, è il più forte dei cementi per lo spirito.
Dai ragazzi, alla fine ci siamo divertiti..e lo abbiamo fatto insieme.

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