Il terremotato turista

Annalisa D’Ambrosio

Essere terremotato è uno status paradossale che, dicono, ti cambia per sempre.

E’ come assistere ad un’ improvvisa selezione naturale che, nel circuito dei malcapitati epicentristi, divide la popolazione in fortunati spaventati ma con case agibili e sventurati altrettanto spaventati ma sfollati.

Essere terremotato è l’esperienza sgomenta di una calamità naturale di fronte alla quale l’uomo, dapprima reso sfacciatamente sicuro dal primato della legge del più forte, finisce in ginocchio, stremato e nervoso.

A quasi tre mesi dalla prima scossa del 20 maggio, i comuni colpiti dal terremoto si rimboccano le maniche alla ricerca di un equilibrio che, seppur precario, possa gridare la normalità.

Ma cosa implica il ritorno alla quiete pre-sisma esattamente?

Da cittadini qualunque ci si tramuta sì in terremotati ma anche in turisti del proprio stesso circondario.

Ecco che allora il terremotato turista sceglie di impugnare il manubrio della bicicletta o di camminare per quelle vie di cui nemmeno rammenta il nome ma che portano dall’altra parte della cittadina: è come scegliere sul tom-tom l’opzione del percorso più lungo rispetto al breve o della vista panoramica. Il primo giro d’ispezione pone in luce alcuni ostacoli insormontabili: strade chiuse, macerie, numero spropositato di giornalisti d’assalto che non tardano a chiedere che rumore fa il boato prima della scossa, messe in sicurezza, aerei che controllano i crolli dei tetti ma non quelli emotivi degli sfollati, volontari iperattivi dalla gentilezza infinita, vigili del fuoco che paiono giganti buoni e poi loro, gli altri terremotati turisti come te.

Ci si riconosce a vista d’occhio e si sente la necessità quasi spontanea e irrazionale di affrontare quella paura insieme nel tentativo di renderla più tollerabile.

Così questo serpeggiante sisma viene affrontato nel silenzio delle tendopoli in un giorno di pioggia, nel vociare dei giovani che si ritrovano per un aperitivo di fronte ad un maxi-schermo donato dalla Rai, nei racconti delle peripezie più assurde nell’uscire di casa in quella “famosa notte” e nei piccoli condomini di quartiere in cui spesso le grigliate in giardino diventano una scusa banale per aspettare a fare le scale da soli e imparare che quel vicino di casa che pareva tanto burbero è in realtà quel bonaccione che ti aiuta a piantare la tenda perché è stato in gioventù un abile pescatore.

Il terremotato turista si è scoperto campeggiatore e fa di necessità virtù escogitando modi per ripristinare anche in quel piccolo rettangolo di tela quella sua tanto cara normalità: si adopera per il materasso, si procura qualche torcia dalla forma simpatica, qualche sedia che ricordi l’idea di un salotto e l’amaca che pare uno svago da angolo di paradiso.

Il terremotato turista si è inginocchiato, è stato stremato e nervoso ma si è anche rialzato a tratti meno sicuro di prima ma con quell’esigenza di normalità che è la sete della rinascita.

 

(Foto di Ilaria Rizzo)

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