In punta di fioretto

Se siete degli appassionati, le Olimpiadi sono da sempre un momento molto caldo e sentito.

E non solo per la scorpacciata di sport assortiti proposti dal programma sportivo, ma anche e soprattutto per la questione portabandiera.

La scelta italiana per questa edizione è caduta sulla fiorettista Valentina Vezzali.

Dopo il clamore suscitato dal rifiuto a priori espresso dalla starlette del nuoto Federica Pellegrini, la quale temeva che la cerimonia di apertura avrebbe nuociuto alle proprie prestazioni natatorie, la nuova e definitiva scelta è stata dai più accettata senza clamorosi pareri contrari.

In lizza per l’ambito ruolo pareva ci fossero anche la pallavolista Eleonora Lo Bianco, la surfista Alessandra Sensini e la canoista Josefa Idem.

Io, lanciandomi in una discussione forse un po’ da bar, dico che avrei scelto altrimenti.

Nessuno può discutere del valore sportivo dell’atleta Vezzali, dal momento che il suo palmares parla chiaro (tre medaglie d’oro olimpiche in tre diverse edizioni consecutive, oltre a sei mondiali e cinque europei, ndr), ma il portabandiera è anche altro.

E’ il primo rappresentante della nostra nazione, limitatamente alle ore dell’inaugurazione delle Olimpiadi sia chiaro, ma in quel frangente gli occhi di tutti sono su di lui.

Non parlerò però qui dei motivi per cui la Vezzali non mi piace, perché forse si cadrebbe nel solito calderone della politica.

Voglio parlare di chi mi avrebbe convinto, perché a suo modo rappresenta un simbolo.

E volendo scegliere un simbolo, perché credo che ne ce sia ancora bisogno, avrei scelto Josefa Idem.

E’ una donna, categoria troppo poco rappresentata nella lista dei portabandiera olimpici, ma non solo; è una naturalizzata italiana, e questo ci avrebbe forse aiutato nella sensibilizzazione sull’argomento; è un’atleta vincente, aspetto certamente non da trascurare per la scelta di un simbolo, oltre che per la nazione, anche e soprattutto per i suoi sportivi.

Ma ormai la scelta è stata fatta, e abbiamo una portabandiera ufficiale.

Quindi, piaccia o non piaccia, ce la teniamo comunque e iniziamo a fare il tifo per gli atleti in gara.

Perché alla fin fine lo sport (quello sano) vince sempre.

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