Momenti di Gloria

Sto sdraiato sul letto pancia all’aria con la mia ragazza quando mi arriva un messaggio da quelli di Mumble:. Dico al mio biscottino: “Ehi, sono quelli di Mumble:”.
“Stupendo”, fa lei, “speriamo non sia un articolo sul sesso o mi sa che anche loro resteranno a bocca asciutta”. Le chiedo le ragioni di quell’incomprensibile risentimento: “Dico solo che sei talmente pigro che anche il tuo uccello si alza quando vuole”.
Cerco di spiegarle che la mia rilassatezza è dovuta al panismo, una forma di totale comunione con le cose della natura: “e comunque è un pezzo sullo sport”.
Capisci che una ragazza ha bisogno di fare sesso quando riproduce gli scoppi dei fuochi artificiali con i denti: “sai cosa penso? Che lo sport potrebbe aiutarti. Tutto quello che ti serve è tensione, agonismo, capacità di sostenere a lungo uno sforzo”.
“Ehi tesoro, non parlare a me di resistenza. Sono io quello che legge ‘La Repubblica’ tutte le mattine”. Credevo di aver finalmente segnato un punto a mio favore, ma dimenticavo che le ragazze sembrano naturalmente predisposte all’avvocatura: “Cerca di fare quell’articolo e vedi di darti una mossa, o mi sa che dovrai farti rimuovere chirurgicamente una costola e proseguire la tua esperienza panica senza la sottoscritta. Dormo, ciao”.

Cari amici di Mumble:, a volte la notte può essere una macchia di inchiostro sulle pagine centrali del vostro best seller. Mi sono ritrovato a girovagare solo per la città, in cerca di un’idea utile per salvare carriera e vita sentimentale. Potevo seguire gli allenamenti di qualche atleta, ma il pensiero di dovermi unire alla cricca sportiva non mi allettava. Quella è gente che agli aperitivi chiede un analcolico alla frutta; gente che si dice soddisfatta per il divieto di fumo nei locali. No, davvero. Non fa per me. Senza parlare poi del fatto che hanno modi odiosamente rozzi, da gente che è abituata a sculacciarsi con gli asciugamani negli spogliatoi. Ma ciò che detesto sopra ogni cosa degli sportivi, Iddio ce ne scampi, è la loro mentalità: metodica e futilmente ottimista. “Mi sono allenato a lungo, sono certo che farò una grande gara”. Certo, se non muori cadendo dalle scale.

Con questi pensieri, mi siedo al bancone di un bar e chiedo piscio di gatto. Il barista crede di fare il simpatico e mi allunga una bottiglia di Heineken: “con questa roba ci lavano i capelli. Dammi qualcosa di forte, la donna mi fa penare”. Tra maschi ci si intende, e finalmente ho un cocktail che anche Hemingway potrebbe assaggiare senza sentire il bisogno di sparare a un gatto. Mentre sono lì che sto suscitando l’ilarità generale perché dico troppe volte la parola “svenevole” in dizione corretta, mi si avvicina un tizio che ha l’aria di saperla lunga: “Dottor Tovoli”, mi fa lui, riponendo gli occhiali da sole nella custodia, “le andrebbe di rientrare nel giro?”. Gli spiego che non batto più in strada da un anno: “non parlavo di sesso”.
“Ah, ecco. Mi pareva”.
“Roba comica. Dovrà tirare su gente molto depressa. Ma sono sportivi, sempliciotti. Un paio di battute delle sue e la sfanga così”, schiocca le dita, “come rubare le caramelle a un bambino”.
A prescindere dal fatto che un tizio con una cravatta del genere non poteva conoscere il mio repertorio comico – e che comunque mi dava l’impressione che passasse le sue giornate a rubare veramente le caramelle ai bambini – quel benefattore misterioso mi stava facendo un’offerta che non potevo rifiutare: stare con gli sportivi facendo battute. “Sportivi depressi”, gli dico io, “ci deve essere un errore”.
“Nessun errore”, mi risponde Cravatta d’oro, offrendosi di pagare il mio piscio di gatto, “il governo Monti ha deciso che l’Italia dovrà fare una pessima figura alle Olimpiadi di Londra e gli sportivi si dovranno adeguare”. Mi sfuggiva la logica di tale scelta. D’altronde ero troppo concentrato sul perizoma contundente di una nordica scosciata, la tensione del tessuto tra le molli fibre di Albione: “Monti vuole mantenere un profilo basso. Se gli italiani stravincono sul campo, la nostra immagine di bravi ragazzi bisognosi di aiuto andrà a farsi benedire, e quindi addio aiuti economici. Bisognerà perdere, ma con grande dignità”. Gli dico che è una cosa orribile.
“Mai quanto lasciare insoddisfatta una donna senza una busta paga”.
Gli chiedo quand’è che si parte.

Un professionista del comico come il sottoscritto conosce tutti i trucchi del mestiere. La sala è gremita di gente. In prima fila ho l’impressione di scorgere alcuni pezzi grossi dello sport in Italia. Non sono teso. Un maschio alfa come me domina perfettamente la situazione. Inoltre, venticinque gocce di Xanax stanno già producendo gli effetti sperati. È una vita che non faccio monologhi comici. Sono lì che cerco una battuta buona per la captatio benevolentiae quando vengo captato da una assistente di scena che mi spinge sul palcoscenico. Mentre penso che ho sentito applausi più vivi a un saggio di musica per bambini, incrocio lo sguardo di una tipa in tuta da ginnastica che mi fissa estasiata. Si produce un circolo virtuoso: dalla scoperta che non tutti gli sportivi sono insensibili al gusto del paradosso all’idea che potevo sbatterlo in culo alla tipa inondandola di ottime battute, il passo è stato breve: “Buonasera a tutti, cari amici dello sport. Come andiamo? Londra è una splendida città, se sopravvivi alla carne di cervo”. La reazione del pubblico è tiepida, ma non mi aspettavo niente di meglio. Questa è gente concreta. Come le ragazze serie, che devono prendere confidenza e solo più tardi si lasciano andare: “avete sentito? Il bosone di Higgs esiste. Scoperta la particella di Dio. Ancora niente sulla dieta di Buddha”. Appena ho finito di dire questa battuta, si sente uno schianto che fa sobbalzare tutti: “Niente paura, ragazzi. Ogni tanto la Pellegrini cambia posizione”. Alcune persone si alzano ed escono. Ma bisogna capirli, sono sportivi. Gente che beve dalle bottiglie d’acqua senza appoggiare le labbra sulle estremità, come scopare coi vestiti.

Finito il mio stupefacente monologo, mi ritrovo al bar dell’hotel davanti a un succo di pera, con un lanciatore del peso che cerca di consolarmi chiedendo un autografo per sua madre. Glielo firmo, avendo cura di scrivere un nome falso. “Figurati … Lucky Luciano? Ehm. Capisco, ma non devi buttarti giù. A me hanno appena chiesto di perdere lanciando il peso sull’arbitro. E vogliamo parlare dei ragazzi di scherma che, dovessero mai trovarsi in vantaggio, sarebbero obbligati a chiedere perdono alla Patria e fare harakiri?”. Gli chiedo scusa ma non ho voglia di parlare di gente che si suicida, e poi l’idea della Vezzali che si lascia toccare a fondo dal suo stesso fioretto mi procura un rilascio di endorfine all’inguine.
Chiedo al barista di mettermi qualcosa di potente dentro il succo di pera. Me lo allunga con l’acqua. Ne deduco che ha letto il Tao. “Ciao. Bello il tuo pezzo sugli antichi romani che bevevano il sudore per aumentare le loro prestazioni”. Mi volto. Riconosco la tipa della prima fila: “allora ti sarà piaciuta la gag su Jovanotti che mangia testicoli di toro prima dei concerti”. La ragazza – una biondina esangue con le vene che risaltano come alghe marine sotto il pallore della pelle – si mette a ridere: “piacere, mi chiamo Gloria”. Dopo qualche minuto, siamo già davanti alla porta della mia stanza. “Sbrigati, se mi becca l’allenatore sono fottuta”.
“Ma scusa, voi non dovreste perderle queste Olimpiadi?”.
“Appunto. Non vorrei rischiare di vincerle facendo l’amore”.
Da veterano del sesso, prendo a spogliare la Gloria con fare garibaldino. La penombra è conradiana, e ci tocchiamo con lascivia francese: “Scopami”, mi dice lei, “mi sono sempre piaciuti i perdenti”. Non capisco veramente a chi si riferisca e mi viene anche il dubbio che stia pensando a un altro per eccitarsi, ma nonostante tutto continuo a baciarla e a inumidirmi di piacere. Poi, quello che sento è impressionante. La ragazza deraglia in una crisi di pianto: “mi è spuntato l’altro giorno. Lo so, è terribile”. Dio santo, un pisello! E che selva oscura di fraintendimenti! Peli, che probabilmente neanche Breznev ai tempi d’oro.
Mi siedo sul letto in stato di shock, come se avessi visto un elefante in tutù che mi spiegava i tagli lineari alla spesa pubblica: “come ti è successo?”.
“Così, da un giorno all’altro. Iniezioni di ormoni maschili”.

Le insegne luminose della City filtrano attraverso le tendine bianche della camera d’albergo. Chiedo a Gloria di spiegarmi perché si è fatta quelle iniezioni di roba maschile. “Volevo ribellarmi, e vincere nonostante il diktat di Mario Monti”. Continuo ad accarezzarla, con quella strana sensazione di essere avvinghiato a mio padre: “io non mi intendo di sport, ma se sei arrivata fin qui vorrà dire che eccelli nella tua categoria. Non potevi affidarti solo a te stessa senza prendere quella merda?”. Gloria si voltò verso di me: “volevo la certezza, Vittorio”. I suoi occhi brillavano come il mare di notte: “non hai idea di quanta gente si dopi per vincere”.
“Ribadisco che non ci capisco una mazza, ma non mi sembra un atteggiamento molto sportivo”.
“Ti faccio un esempio”. La ragazza chiuse gli occhi: “Un uomo e una donna. Stanno insieme. Ma l’uomo non riesce a farci l’amore, non gli si drizza proprio. Che cosa credi che farà, l’uomo?”.
“Si comprerà una Porsche?”.
Gloria tornò a sorridere: “È una soluzione. Ma io credo che prima di comprarsi una macchina cercherà in ogni modo di ottenere un’erezione. Si studierà a fondo il problema dell’impotenza su uno di quei siti internet buoni solo a indurre l’ansia. Poi passerà a diete particolari, erbe afrodisiache e sostanze chimiche, come il Viagra o roba simile”.
“Be’”, rispondo io, “se l’uomo ci tiene davvero, non vedo cosa ci sia di male. Tutt’altra cosa è falsare una gara sportiva”.
Gloria prende a vellicarmi il bacino lasciando scorrere l’indice avanti e indietro. Io cerco di resistere al riso da solletico pensando a Eugenio Scalfari in reggicalze che ammicca verso di me sculettando e succhiandosi il dito medio con bramosia. Ecco, penso, una dimostrazione di come l’uomo sia capace di terribili nefandezze pur di non ammettere di essere debole. E stiamo parlando di solletico. “Forse hai ragione”, dice lei, “o forse no. Forse anche l’uomo della nostra storia tradisce un certo spirito, che è quello dell’amore”. Prima che possa eliminarlo dalla mia mente, il fantasma di Eugenio Scalfari si denuda e inizia a stimolarsi il buco del culo, neanche avesse visto il governo Monti al gran completo.
“Se l’uomo non fosse così preso da se stesso, dal fatto che non ha – meccanicamente – un’erezione, forse potrebbe scoprire che non è più eccitato dalla sua compagna. Non è terribile questa società della prestazione? Ha escluso l’altro dal discorso. C’è solo l’io. Io, io, io”.
Ci fu un attimo di silenzio, poi le chiesi: “Ma tu, adesso? Che cosa farai?”.
“Non lo so. Mi rendo conto adesso che l’invidia del pene era una gran cazzata. Forse potrei andare nelle scuole a raccontare la mia esperienza”.
Gloria mi lascia un bacio sulla bocca, ma io sono ormai nel mondo dei sogni. Ritorno a casa, sempre in sogno, e trovo la mia ragazza a letto con Eugenio Scalfari. Mi risveglio, e Gloria non c’è più. La porta della camera è aperta. Un’inserviente passa, mi guarda, poi distoglie subito lo sguardo.
Domani compro il “Times”.

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