Quarto tempo

Quando si pensa all’estate si pensa allo sport.

Ok, magari non quello praticato in prima persona, perché per arrivare pronti alla temutissima prova
costume c’era da mettersi in movimento ben prima, e alla fin fine adesso c’è troppo caldo per mettersi a
correre e/o per andare in bicicletta.

Ma per quanto riguarda lo sport fatto “conto terzi” allora ci si può tranquillamente sbizzarrire.

E quest’anno ancor di più.

Tra europei di calcio in Polonia e Ucraina, quelli di atletica leggera di Helsinki, il Tour de France, le Olimpiadi
di Londra la scelta è stata, o sarà, ottima e abbondante.

Perché, a meno che voi non abbiate una repulsione totale per qualsiasi tipo di attività sportiva, di sicuro tra
queste manifestazioni qualcosa che vi aggrada c’è di sicuro.

Ma farò una scelta di campo ben precisa, e non mi occuperò di questi grandi eventi di primissima fascia.

Facciamo gli alternativi, e andiamo in provincia.

Restiamo in Emilia, che oltre al terremoto c’è di più.

Dal 4 all’8 luglio si sono tenuti in quel di Bosco Albergati i Mondiali Antirazzisti, un bellissimo evento
sportivo, culturale e più in generale di fratellanza che dal 1997 si tiene in Emilia Romagna.

Facciamo una brevissima cronistoria dell’evento: Progetto Ultrà – UISP Emilia Romagna e Istoreco (Istituto
Storico per la Resistenza di Reggio Emilia, ndr) danno il via, ormai 15 anni fa, a questo progetto che vuole
unire due mondi, apparentemente contraddittori, quello degli ultras e quello delle comunità di immigrati.

A Montefiorino, sull’Appennino modenese, si ritrovano ottanta partecipanti, otto squadre in lizza per il
torneo – da sempre non competitivo – in rappresentanza di quattro nazioni.

In quindici anni si è perso quota, morfologicamente parlando, ma si è guadagnato in partecipazione ed
entusiasmo. I Mondiali hanno fatto tappa a Montecchio, nel reggiano, a Casalecchio di Reno, nel bolognese,
per poi trovare da due anni a questa parte casa tra gli alberi di Bosco Albergati.

Quest’anno erano al torneo di calcio erano iscritte 230 squadre, in rappresentanza di cinquanta paesi, ma a
completare il programma vi sono stati tornei di pallavolo, rugby, basket e cricket.

Ma i Mondiali non sono stati solo ed esclusivamente sport.

Ogni gruppo organizzato aveva modo di esporre il proprio materiale a sfondo sociale, fosse esso uno
striscione, un cartellone o semplicemente qualche foto, nell’area esposizioni della Piazza Antirazzista, il
cuore della manifestazione.

Ci sono stati dibattiti sull’integrazione, presentazioni di libri, proiezioni di documentari, concerti,
numerosi dj set, buon cibo e un discreto fiume di birra, che culturale non sarà ma di certo crea parecchia
aggregazione.

Lo spettacolo principale è stato però la gente che ha preso parte all’evento.

Tifosi che sugli spalti non disdegnano affatto di ingaggiare coloritissime diatribe verbali (ci auguriamo
solo quelle) erano impegnati nello stesso spazio a servire uno stinco piuttosto che a spinare birre, per
poi incontrarsi poche ore dopo sui campi di calcio e guai a chi si rifiutasse di stringere la mano al proprio
avversario ad inizio e a fine partita.

E quest’anno, per la prima volta, al torneo ho partecipato anch’io.

Ingaggiato all’ultimissimo secondo, mentre ero a Bosco Albergati semplicemente per godermi il clima serale
dei Mondiali, ho potuto toccare con mano il vero spirito della manifestazione.

Sono definitivamente entrato in sintonia con chi sostiene che questa ormai classica tappa di inizio estate sia
un appuntamento irrinunciabile.

Partite giocate con la voglia di stare insieme, senza l’ossessione del risultato a tutti i costi ma con il
desiderio di avanzare comunque nel tabellone, il tifo, appassionato ma sincero, a bordo campo e gli
immancabili fumogeni che puntualmente avvolgono l’area di gioco.

E alla fine tutti in posa per una foto collettiva, il più delle volte accompagnata dal coro “siamo tutti
antirazzisti!”.

Il terzo, ma anche il quarto e il quinto tempo, perché i mondialisti sono gente che non si fa mancare nulla,
sono lo spettacolo nello spettacolo.

Nelle aree ristoro e nei bar le tavolate, ovviamente numerosissime, non appena il sole tramonta diventano
un piccolo Maracanà. Gli ennesimi cori, gli ennesimi fumogeni, le ennesime birre.

Tutto questo, e consentitemi la piccola divagazione extra sportiva, ci dimostra che una società pronta alla
modernità esiste già, ma troppo spesso si esprime solo in momenti come questi, splendide parentesi in un
discorso che ancora oggi è troppo spezzettato e troppo frammentario.

Dal momento che credo sia vero il detto, usatissimo dagli allenatori dei bambini, che vuole lo sport una
grande palestra di vita, da questa quattro giorni possiamo e dobbiamo uscirne con la convinzione che si può
essere divisi dai colori, ma si deve essere uniti negli ideali.

Written By
More from alessio mori

01.2010 – Buoni Propositi, odiamoci tutti

[caption id="attachment_1246" align="alignleft" width="300" caption="CRITICA SOCIALE #4 | fotofoglia "][/caption] Chiudiamo un...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *