Ributtante e felice

Lo sport non mi ha mai dato una soddisfazione. Sul serio.

Sono sempre, sempre, stato il più scarso di tutti.

Anche oggi, quando andrò al campetto con gli amici a dare due calci al pallone, finirà che perderò la Teresa e mi beccherò le pallonate nel culo. Scientifico.

Le mie prime delusioni sportive sono arrivate grazie al calcio.

Sono riuscito a fare due allenamenti prima che il dolore fosse troppo forte per continuare.

 

– In che ruolo preferiresti giocare?

– Portiere!

– Ne abbiamo già due, altro?

– Attaccante magari?

– No, meglio di no. Che ne dici di fare il libero?

 

Trattenevo le lacrime a stento mentre correvo da una parte all’altra del campo.

Credo di non aver più provato un dolore così intenso e viscerale.

Sarei stato un portiere fortissimo. Più di quel fottuto esperimento genetico di Neuer.

Ma non me ne hanno dato la possibilità.

E piangere di fronte ai compagni delle elementari è una cosa da evitare assolutamente se vuoi avere con i tuoi coetanei una relazione equilibrata.

Insomma devi farti vedere forte e sicuro di te se vuoi che le scope vengano infilate nel culo di qualcun altro, mentre tu, invece che sofferenza e vergogna, provi una sensazione ibrida tra sollievo, pena e stupore.

10 cm, dev’essere stato tremendo. Povero.

Così ho iniziato col tennis. Avvilente.

L’allenatore era cattivissimo. Lo ricordo distintamente, come se fosse ieri.

– Ma quanti anni hai? Non corri un cazzo e hai la pancetta come un commerciante quarantenne!

– Otto.

Ne avevo otto, Claudio. Solo otto.

Forse volevi temprare il mio carattere. È un peccato che tu sia morto senza vedere se il mio carattere si fosse realmente temprato.

Non sarà certo stata colpa mia, ti ho augurato cose tremende ma non credo possa essere possibile che sia stato a causa mia, non sono superstizioso.

A volte però mi chiedo: “Se fosse stata colpa mia?”.

E mi sento in pace, come se tutto fosse in quiete.

Dicevamo il tennis.

Be’, ho smesso anche col tennis.

Così ho iniziato con la pallacanestro, qualcosa lo devi fare se no cresci storto nella spina dorsale.

Purtroppo ero scarso. Molto scarso.

Ero basso, lento e non credo di aver mai avuto un muscolo.

Soffrivo quando, a fine allenamento, venivano fatte le convocazioni. E io non rientravo mai nei piani dell’allenatore. Così si dice quando un giocatore è penoso.

Soffrivo quando facevamo le gare di tiro. Si vinceva un cappellino.

Nella foto di fine anno tutti avevano il cappellino tranne me.

Poi un’estate sono cresciuto di trenta centimetri.

Sarei tornato a giocare a pallacanestro a settembre e finalmente sarei stato fortissimo.

Non foss’altro che, proprio in quella estate, mi sono fatto trascinare nel vortice della droga. Da me stesso.

Prima una cannetta.

Poi due.

Poi sono passato all’uso di eroina, come gli studi scientifici dimostrano. Cosa avrei dovuto fare? Era un po’ colpa di tutti quei vigliacchi di allenatori.

Da un paio d’anni sono pulito così mi hanno consigliato la palestra: ci vai quando vuoi, puoi non sforzare le parti del corpo che provocano dolore, c’è un sacco di figa. Perfetto.

Sono durato un paio di sessioni.

Non ce l’ho più fatta. Ho visto gente asciugarsi lo scroto con il phon. Capite?

– Com’é andato l’allenamento oggi?

-T i stai asciugando le palle col phon?.

– Sì, perché?

– No, niente, chiedevo.

Ho dovuto smettere. Va bene asciugarsi le palle col phon. Ok, ma almeno non rivolgermi la parola.

Uno non mi può chiedere cosa faccio nella vita mentre si spalma dell’olio sul culo.

Non lo può fare. Sono schizzinoso.

Era l’ultimo tentativo. Basta con lo sport.

Diventerò super ciccione ma almeno non dovrò scendere a compromessi.

Ributtante e felice.

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