29 settembre 2012: cent’anni di Antonioni

L’edificio che sorge al civico 10 di via San Maurelio ha conservato intatta l’eleganza e una sobria dignità borghese, nonostante l’aggressione delle innumerevoli auto che giornalmente transitano affrettandosi attorno a esso.

Pochi passi, e inoltrandosi nel dedalo delle strette strade medievali si ritrovano la quiete e i silenzi tipici di Ferrara. È qui, all’ombra del campanile di San Giorgio, che Michelangelo Antonioni trascorse gli anni della giovinezza.

Pur trasferitosi a Roma a 27 anni, l’amore per la città estense accompagnò il regista fino al termine dei suoi giorni, una passione per un luogo dell’anima penetrata nella sua carne, che scorreva nelle sue vene e mai rinnegata, spesso ricordata con un pizzico di malinconia:

“L’odore della canapa, quello dei resti delle bietole sui carri che andavano e venivano dagli zuccherifici, quello del fiume, di erba e di fango. Tutti questi odori che si mescolavano a quello della donna, l’estate, dei profumi scadenti nei balli popolari, l’inverno…”

Un amore che emerge con forza nella sua filmografia: esplicitamente in Al di là delle nuvole, in maniera più velata nel segreto che lega ma allo stesso tempo sgretola ogni possibilità per Lucia Bosè e Massimo Girotti di dar vita a una relazione sentimentale, in Cronaca di un amore. Ma le dilatate atmosfere ferraresi respirate in gioventù, caratterizzate dalle infinite e rettilinee deserte strade rinascimentali e dalle tipiche nebbie che ovattano la città, in cui gli sparuti passanti sono indistinti spettri con cui è impossibile relazionarsi, si ritrovano costantemente nel suo modo di fare cinema, costruito sui temi dell’incomunicabilità e sull’eclissi dei sentimenti, un cinema di silenzi in cui spesso conta maggiormente la costruzione della scena che la sceneggiatura, dove gli attori vengono posizionati funzionalmente alla composizione dell’inquadratura.

Il rigore stilistico, l’innovativo uso del colore (Deserto rosso, Il mistero di Oberwald), la tecnica magistrale (i piani sequenza di Cronaca di un amore e Professione reporter) uniti a quel perfezionismo che lo spinsero a far dipingere di bianco una pineta a Ravenna e un prato londinese, hanno fatto di lui un riconosciuto e celebrato maestro del cinema, come testimoniato dai numerosi riconoscimenti ottenuti nella sua lunga carriera; un oscar, una palma d’oro, un orso d’oro, due leoni d’oro e uno d’argento

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