Priorità

È morto Salvo Cannizzo. 36 anni regalati alla Repubblica Italiana. Ha ricevuto in cambio un assegno da ottocento euro al mese e un tumore al cervello.

È morto Salvo Cannizzo. 36 anni regalati alla Repubblica Italiana.

Ha ricevuto in cambio un assegno da ottocento euro al mese e un tumore al cervello.

Non è tanto il fatto che chi va in guerra muore. No, quello è concepibile, vai in guerra: o uccidi o muori. Concepibile non vuol dire bello. O giusto. È semplicemente concepibile. Sicuramente Salvo e tutti i suoi compagni ne erano al corrente.

Loro se hanno una cosa in più di me è il coraggio. Senza ombra di dubbio. Lo dimostrano ogni giorno, che siano a Catania o a Kabul.

Dicevo, non mi infastidisce il fatto che chi va in guerra muore. Mi infastidisce che chi non muore, ma rimane gravemente infortunato o malato, venga abbandonato a se stesso. Totalmente. Quasi a volergli far dire “era meglio se ci morivo in quell’inferno”. E l’imbarazzo aumenta leggendo frasi tipo: “Gli americani avevano tute e respiratori, ma i nostri superiori ci dicevano che quelli erano esagerati”.

In fondo, solo cinque dei membri della squadra di cui Salvo Cannizzo era sergente hanno poi sviluppato patologie dovute all’esposizione all’uranio impoverito. Stupidi americani esagerati. Sul serio, è andata proprio così.

Quando si parla di spese militari mi viene da ridere perché in effetti, incredibilmente, i soldi ci sono. Che fare di centotrentatré milioni di euro?

Non compriamo tute e respiratori come quegli stupidi americani. Con i soldi che servirebbero a dichiarare lo stato di servizio per circa duemila militari italiani, gravemente malati e pensionati a ottocento euro al mese, si potrebbe comprare un cacciabombardiere, per esempio. E neppure così moderno. Con i soldi che basterebbero a pagare le cure per duemila soldati per due anni, ci si compra un F-35 JsF. Che in effetti è un’ottima estensione per il pene del nostro paese, così avvilito di questi tempi.

Centotrentatré milioni di euro per un caccia. Quanti ne abbiamo presi? Centotrentuno. E centotrentuno per centotrentatré fa un numero grandissimo. Che poi dico, non ne bastavano centoventi? Si risparmiava qualcosa e magari si faceva fare la chemioterapia a Salvo, si potevano pagare i medicinali per lui e per i suoi compagni per almeno vent’anni. Centotrentuno. Non centotrenta, è un numero assurdo vero? Volevano per forza un numero primo.

Ma a parte tutto, servono? Magari sì. Magari sono proprio fondamentali, io non lo so e non lo voglio mettere in dubbio. Ma lo Stato dovrebbe avere delle priorità e la prima di queste dovrebbe essere la vita dei suoi cittadini.

E in ogni caso, i cacciabombardieri non sarebbero nelle prime dieci posizioni della mia speciale classifica delle “priorità dello Stato italiano”.

 

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