[Lavoro] Professione: liutai

Ragazzi giovani, volenterosi e soprattutto coraggiosi, quelli della Liuteria 3g di Modena. Neanche cinquant’anni in due, ma già da due anni conducono la loro attività di liutai con passione, estro e inventiva. Siamo andati a intervistarli ed è stata davvero una piacevole chiacchierata: si sono dimostrati disponibili a trattare qualsiasi argomento, molto socievoli e simpatici. Battuta sempre pronta, risata facile, sono davvero un modello del fatto che si può lavorare tra amici, divertendosi e raggiungendo ottimi risultati.


Iniziamo con le presentazioni: voi siete?
Liuteria 3g, formata da Nicolas Franco (23 anni) e Riccardo Lodi (21 anni). Abbiamo poi un artigiano esterno: Marco Gombia (22 anni) che è l’addetto alle lavorazioni elettroniche; siamo quindi in tre, e con questa formazione siamo in grado di coprire tutto il range di esigenze e lavorazioni su strumenti musicali moderni: bassi, chitarre e batterie. Con l’aiuto di Marco, che tra un paio di mesi sarà ingegnere elettronico, anche amplificatori ed effetti a pedale.

I vostri curriculum: titolo di studio, eventuali esperienze lavorative?
(risata) A parte Marco, la nostra formazione scolastica può apparire lontana dal lavoro di liutaio: io (Nicolas, ndr) sono perito chimico, Riccardo è diplomato in impianti elettrici. Nonostante ciò però riteniamo che in generale aver ricevuto una formazione superiore e possedere un bagaglio culturale ed educativo ampio sia sempre qualcosa di positivo e utile in ogni circostanza: conoscendo la chimica ho una maggiore capacità di valutazione nella scelta dei materiali; Riccardo conoscendo gli impianti elettrici, è dotato di un’ottima manualità e di una buona destrezza nell’affrontare problematiche legate ai circuiti. Per entrambi possiamo dire che è la nostra prima vera esperienza lavorativa, eccezion fatta per eventuali stage organizzati dalla scuola superiore, o lavori estivi “tappabuchi”. Il lavoro di liutaio però non si improvvisa: io e Riccardo infatti, mentre frequentavamo le superiori, andavamo a lezioni di liuteria la domenica e talvolta anche il sabato saltando scuola (risata). Frequentavamo un corso a Novara.

Novara? Non proprio dietro a casa!
Sì, è vero, però lì abbiamo trovato un bravissimo liutaio che ha seguito la nostra formazione passo dopo passo dandoci davvero tantissimo. In più al giorno d’oggi i corsi da liutaio sono pochi e molti sono delle bufale: l’insegnamento spesso è sommario e i risultati scarsi, purtroppo, ma anche per fortuna, per noi (risate).

La vostra ascesa quindi è iniziata con il corso. Vediamola un po’ nel dettaglio…
Sì, è stato proprio così. Sin dall’inizio del corso (quattro anni fa) qualche lavoretto in casa per amici, ma principalmente per perfezionare i nostri strumenti: basso e batteria. Su una linea temporale possiamo quindi dire che la società è stata fondata 2 anni fa, sebbene la nostra esperienza di liutai risalga a un paio d’anni prima. Nel 2010, quindi, con un altro ragazzo che poi ha preso strade diverse, abbiamo fondato la nostra società, alla quale serviva un nome semplice e telegrafico: subito è stato 3guitars, che poi è diventato 3g, quindi Liuteria 3g.

La domanda ora sorge spontanea: perché liutai?
Tutto nasce da un fortissimo interesse e un’enorme passione per la musica, ma ancora di più per lo strumento in sé, per i suoi materiali e per come è costruito. Il mestiere di liutaio può essere fatto in due differenti maniere: il liutaio che si limita a riparare lo strumento, per esempio all’interno di un negozio tradizionale. In secondo luogo c’è il liutaio che oltre a riparare costruisce anche strumenti artigianali: di questa categoria tra Modena e provincia prima di noi era soltanto un altro a farne parte (il maestro Lorenzo Frignani, ndr), per cui ci solleticava  e ci affascinava l’esclusività e la difficoltà di questo approccio. In più si aggiunga la sfacciataggine e l’incoscienza che caratterizza i ventenni e si spiega dove abbiamo trovato il coraggio di iniziare in proprio fin da subito, scegliendo anche strategie societarie e commerciali un po’ folli, ma che ci hanno portato a poter iniziare una nostra produzione in serie entro l’anno.

Quindi, potendo tornare indietro nel tempo, c’è qualche rimpianto? Qualcosa che avreste voluto fare diversamente?
Magari con il senno di poi e un pizzico più di esperienza potevamo fare le cose con più calma; però in fin dei conti va alla nostra incoscienza il merito dei passi più significativi che la società ha fatto: quindi zero rimpianti e davvero tanta soddisfazione per ciò che stiamo costruendo.

Nella costituzione della vostra società avete sfruttato aiuti da parte di qualche ente, o direttamente da parte dello stato?
No, purtroppo no. Perché gli aiuti ci sono: vengono stanziati finanziamenti a fondo perduto anche del 50%, però riuscire a ottenerli è davvero difficile: sia perché i pretendenti sono tanti, sia perché dal punto di vista burocratico sono realmente difficili da ottenere. Siamo andati davvero molto vicini ad ottenere il bando INAIL di quest’anno, ma per qualche secondo di ritardo nel mandare la mail con i dati necessari siamo stati battuti sul tempo da un’altra azienda: tutti i nostri investimenti sono frutto del nostro lavoro e dell’aiuto datoci dalle nostre famiglie a cui saremo sempre grati per aver assecondato e collaborato alla realizzazione dei nostri sogni.

Tanti sacrifici quindi?
Sì. Da quando abbiamo iniziato non conosciamo praticamente giorni di chiusura: il sabato siamo aperti fino alle 19:30 e la domenica facciamo manutenzione e smaltiamo gli ordini arretrati; le ferie poi cerchiamo di suddividerle in maniera tale da avere sempre qualcuno a casa che tenga aperto il negozio. Finché la passione, che è il vero motore della nostra attività, ci accompagna, facciamo tutto con il sorriso sulle labbra e tanto impegno.

Sacrifici che stanno dando i loro frutti: vi sentite ricambiati da quello che state raccogliendo?
(Nicolas) È ancora presto per dirlo: siamo ancora nella fase di investimento, stiamo cercando di ampliare la nostra clientela, di farci tanta pubblicità, insomma di entrare a pieno regime. Tra gli indoor infatti vantiamo Pippo Matino (considerato dalla critica uno dei migliori bassisti jazz italiani, ndr); Faso, bassista di Elio e le storie tese; Paolo Costa (considerato tra i migliori bassisti turnisti italiani, ndr); Gianni Serino, bassista più famoso all’estero che in Italia. Poi ci sono voci di importanti ed eventuali collaborazioni: Rolling Stones e Max Gazzè i principali, ma finché non prendo in mano la tavola di legno su cui fare il lavoro io non ci credo!

Che vantaggi vi ha portato lavorare con musicisti di questo calibro?
Partiamo dal fatto che il musicista tende a fare il musicista: anche a livelli altissimi i suggerimenti e le modifiche che propongono solitamente non sono cose troppo innovative. Resta però sempre molto istruttivo e affascinante confrontarsi con realtà di questo tipo e soprattutto concorrere con marchi famosi e rinomati ai quali dobbiamo rubare la clientela.

Viene quindi naturale chiedere come fanno dei ragazzi di vent’anni, con appena due anni di attività alle spalle a farsi conoscere e a provare a competere in una realtà che sembra dominata dai marchi storici; dai svelateci qualche trucco!
Questo viene fatto con la pubblicità: tanta, tantissima pubblicità. E poi facendo sconti, regalando i nostri strumenti a vari concorsi, partecipando a fiere. Quest’anno, in particolare, saremo al centro dell’attenzione al “Euro Bass Day”, fiera che si terrà i primi di novembre a Verona, organizzata dal nostro bravissimo ed espertissimo manager (product manager anche della Godin, chitarre semiacustiche) che crede molto in noi e cerca di spingerci il più in alto possibile.

Sembra di capire che il lavoro si concentra perlopiù sui bassi. Qual è la vostra offerta?
(Nicolas) Noi ci occupiamo di tutto, come spiegavo all’inizio, cioè chitarre, bassi, batterie, amplificatori, effetti a pedale. Parlo molto di bassi perché noi siamo i primi e gli unici a offrire mini-bassi elettrici: strumenti piccoli (70/80 cm, contro i130 cmdi un basso normale) quindi facili da trasportare, maneggevoli, ma che comunque suonano come un basso normale (i mini-bassi prima esistenti proponevano una capacità di suono molto scadente o con pecche considerevoli). Per cui questa nostra innovazione ci porta a essere sotto i riflettori per quanto riguarda questo strumento. Tra l’altro l’idea nasce da una mia scommessa: prima o  poi sarei riuscito a fare un concerto con un mini-basso, e ci sono riuscito!

La concorrenza spaventa? Come la combattete?
La concorrenza ovviamente è tanta, però noi la spiazziamo impegnandoci molto, proponendo prodotti di altissima qualità, fatti e perfezionati su misura del cliente. Lo strumento fatto artigianalmente è di una qualità quasi impossibile da ritrovare in uno strumento di fabbrica: per fare un confronto con la grande industria, alla Fender il tronco che entra sono gli strumenti che escono, noi invece andiamo personalmente in segheria a martellare le tavole di legno per valutare la migliore.

Strategie, progetti per il futuro più o meno prossimo?
La nostra offerta è sì esclusiva, ma corre il rischio di diventare eccessivamente d’élite per il prezzo che risulta piuttosto elevato. Per questo motivo vogliamo acquistare i macchinari che ci permetteranno di avviare una produzione in serie capace di coprire un po’ tutte le fasce di prezzo: la linea economica da studio, quella semiprofessionale e quella professionale, continuando a mantenere la lavorazione a mano per strumenti richiesti su commissione e di qualità maggiore. Il vantaggio delle macchine sarà essenzialmente abbattere i costi della manodopera.

Vi sta un po’ stretto questo abito di virtuosi liutai in una realtà piuttosto semplice? Avete progetti di espansione?
No, ci piace davvero molto la nostra realtà: stiamo bene tra di noi, anche a livello personale siamo molto affiatati, siamo contenti così!

Complimenti! Per concludere: che consiglio  e che insegnamento vi sentite di trasmettere a tutti i giovani che al giorno d’oggi si affacciano sul mondo del lavoro? La vostra storia insegna tanto…
In Italia purtroppo mi sembra ci sia una mentalità un po’ chiusa, forse siamo un paese un po’ privo di idee, sempre costretto a rincorrere più che a farsi rincorrere. Ci sarebbe bisogno di stimolare maggiormente l’estro, e soprattutto l’iniziativa dei giovani mettendoli in condizioni di applicarsi su ciò che amano fare. Questo è il consiglio che mi sento di dare: impegnarsi in ciò che piace davvero, trovare il coraggio di seguire la propria passione, anche se la via sembra più ripida, però il tempo dimostrerà che in fin dei conti i sacrifici saranno meno impegnativi e l’appagamento maggiore.

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