Querce e libri – Il Friuli supporta la Bassa

[di Antonella Iaschi]

Sono contenta. Oggi abbiamo trovato casa a una trentina di libri e nello stesso tempo abbiamo comprato, credo, un centinaio di mattoni, magari rossi, di quelli di fornace, di quelli che parlano d’Emilia, di nebbia, di lambrusco e di salutarsi da una parte all’altra della piazza senza che nessuno si giri scandalizzato.

È stato tutto semplice e piacevole. Qualche domanda per avere il posto in una festa di paese, tra l’altro in mezzo a quadri e canarini, un po’ retrò, ma molto piacevole.

Abbiamo chi? Noi delle Nuove Querce, un’associazione di volontariato che ha ancora qualche pratica burocratica da espletare ma che ha deciso di esserci comunque e già dallo scorso anno si sbatte per movimentare il grigio delle piazze appendendo poesie a glicini senza foglie o salendo sul palco per raccontare di violenze o ricordandosi di ricordare che il 25 aprile non è una ricorrenza ma la culla della nostra libertà. O semplicemente pensando al tè delle donne un sabato pomeriggio al mese, una scusa per raccontarcela, ma anche per fare programmi.

E fare rete, ecco cosa vogliamo fare, prendendo esempio dai mumblar che coltivano il loro orto con frutti che poi diventano di tutti. Con un giornale è più facile forse, ma è anche tanto dura portare avanti un giornale, quindi noi lo spulciamo e se qualcosa ci piace… basta condividerla.

La raccolta per la Bassa ci è andata e l’abbiamo adottata. Da cosa nasce cosa, lanci un sasso a pelo d’acqua e le onde si allargano, si allargano andando a toccare peli d’acqua più lontani, portando i pensieri e i fatti più in là, ma in un più il là legato al punto di incontro del sasso con l’acqua, al progetto, all’idea.

Insomma oggi, onda friulana di un sasso emiliano, il nostro gazebo aveva un cartello con la scritta mumble: raccolta fondi per le popolazioni dell’area nord, stampato da internet, e una cifra importante. Di quella cifra un pezzetto piccolo piccolo è il nostro, oggi abbiamo aggiunto un altro cerchio sull’acqua e se devo essere sincera quando dicevo alla gente ieri i ragazzi di mumble: (che ragazzi più non sono, ma io sono comunque una mamma, quindi posso chiamarli così fino a cent’anni) hanno consegnato i primi diecimila euro al sindaco di Finale Emilia mi sentivo proprio piena di qualcosa, qualcosa di molto bello.

Appartenenza. Eh sì, basta una meta condivisa per appartenere a un insieme. E insieme per me vuol dire comunismo, non me ne voglia chi la pensa diversamente, magari chiami la stessa cosa in un modo altro, ma il comunismo, spogliato dai danni che gli uomini gli hanno messo addosso è proprio, semplicemente fare cose, vivere nel bene e nel male coltivando nell’orto frutti che possano servire a chi quell’orto non lo coltiva.

L’ho già fatta troppo lunga ma dovevo pur dirlo a qualcuno che oggi sono contenta perché dei libri destinati alla polvere o peggio alla raccolta differenziata sono fra le mani di nuovi lettori e sono pure un pezzetto di ricostruzione nella mia Bassa. E due belle giornate passate con gli amici tra quadri e canarini.

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