Beginners – Dolce, dolce, dolce

Una ballata di solitudini che scelgono di incontrarsi e guardarsi davvero

Io e Anna viviamo una relazione nel 2003. Questo è il sole. E queste le stelle. Questi siamo noi quando mangiamo. Quando ci raccontiamo le storie nella nostra testa. Io sono nato nel 1965. Anna è nata nel 1971. Questo era il sole, il suo gatto, i suoi genitori. È andata via di casa a 16 anni. Ha vissuto qui, qui e qui. Ha avuto tre relazioni serie. Li ha sempre lasciati lei. Io ho avuto quattro relazioni serie. Anche io le ho lasciate tutte. Ho lasciato finire le storie. Non abbiamo vissuto questa guerra. Non abbiamo dovuto nasconderci per fare sesso. La nostra fortuna ci ha permesso di provare una tristezza che i nostri genitori non hanno avuto tempo di provare. E una felicità che non ho mai visto in loro. Non sapevamo come erano nate le storie nella nostra testa, ma a volte smettono di ronzare. E riesco a vedere gli occhi di Anna nel 2003, le sue orecchie, i suoi piedi. Questo è quando dice ti amo nel 2003. Questo è quando piange. Quando mi dice che c’è sempre una stanza vuota che l’aspetta. Questo la faceva sentire libera. Ora la fa sentire il contrario di libera. (Oliver)

Aspettavo ormai da mesi l’uscita in dvd dell’ultima e indissima pellicola del regista Mike Mills, Beginners, che ahimè (e ahiNoi!) non è passata nelle sale italiane ed è stata per di più ingiustificatamente snobbata dalla nostra, spesso, poco attenta distribuzione cinematografica.

Grave errore, perché questo film è una splendida carezza, un angolino in cui ci si può rannicchiare ogni volta che si sente il bisogno di quel tenero, potente abbraccio che è in grado di restituirci almeno un po’ della fiducia persa.

Oliver (Ewan McGregor) guarda alla vita e a tutte le cose come a una grande storia della tristezza, il suo atteggiamento pacato e distante verso le persone lo rende un uomo solo. Ciò che stravolgerà la cronicità di questo suo vivere malinconico sarà la confessione di omosessualità del padre Hal (Christopher Plummer), subito dopo la morte della madre.

Questa rivelazione sconvolgerà la vita Oliver, ma gli darà altresì modo di trovare molte risposte a tutti quegli interrogativi che nutriva fin da bambino riguardo al rapporto freddo e poco affettuoso tra i suoi genitori.

Gli ultimi momenti passati accanto al padre malato gli faranno scoprire per la prima volta la positività e la fiducia negli altri che si possono avere nonostante i compromessi che la vita ci impone.

Attraverso le dosate e illuminanti parole del padre troverà così il coraggio e la forza per abbandonarsi a un tenerissimo amore e a tutta la meravigliosa precarietà che esso porta con sé.

Grazie alla sapiente posatezza emozionale d’insieme e grazie anche alla sentita interpretazione di questi magnifici attori, qui nelle vesti di piccoli (e più reali) eroi romantici, mai melodrammatici o sdolcinati, ci viene mostrato con tenera dolcezza che la felicità può percorrere davvero strade molto differenti e che, come insegna soprattutto Hal, essa va accolta senza esitare.

Insomma, ciò che trovo oltremodo apprezzabile in questo film è la capacità di saper infondere la consapevolezza che la vera paura non sta tanto nel credere che le cose non funzioneranno, ma piuttosto nel saper accettare che le cose potrebbero realmente funzionare.

Come se la chiave, in fondo, si trovasse semplicemente nell’avere il coraggio di abbandonare la fascinazione decadente per la sofferenza e per quella strana bellezza confortante che la malinconia sa celare al suo interno, in favore di una serenità voluta e raggiungibile attraverso il difficile, ma meraviglioso, compromesso della condivisione.

Una ballata di solitudini che scelgono di incontrarsi e guardarsi davvero. Dolcissimo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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1 Comment

  • Si, dolcissimo film!!! Purtroppo non lo vidi al cinema e lo recuperai successivamente…guardandolo sul divano mentre il mio ragazzo russava accanto a me…non esattamente la situazione romantica ideale :)

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