Breve storia di Tronchetti e dei TUOI soldi.

Tronchetti è un super-manager italiano. Quello che guadagna più di tutti, cinquantacinque mila euro al giorno. Ma la cosa più oscura, più tetra, è che il suo stipendio non ha fatto che aumentare col passare degli anni.

 Nel 2009 erano ‘solo’ cinque milioni. Ma andiamo con ordine.

La scalata comincia negli anni ottanta. Sposa la signorina Pirelli ed entra nel consiglio di amministrazione della Pirelli. Per meriti indubbi, sicuramente. Da qui dà una sferzata di energia all’azienda che cresce, cresce e migliora continuamente.

Fino a potersi permettere Ronaldo, quando era forte, con una maglietta da rapper dell’Inter come sponsor. Un successone.

La svolta della carriera l’ha avuta entrando nel consiglio di amministrazione della Telecom, versando nelle casse del colosso della comunicazione due monete da non mi ricordo quante lire (quelle col delfino disegnato comunque), una Vigorsol e uno spazzolino da denti quasi nuovo per assumerne il controllo.

Con lui come presidente, la Telecom fa passi da gigante nelle nuove tecnologie: la banda larga, le intercettazioni illegali e i disallineamenti nelle bollette.

Ma la più grande delle intuizioni è la fusione tra Telecom Italia e Tim, che mi limiterò a spiegare con una metafora: è come svegliarsi la mattina col braccio addormentato e farsi una sega immaginando che sia qualcun altro a farcela quando, in realtà, sappiamo benissimo che quell’arto così ritmato e talentuoso non appartiene ad altri che a noi.

Però che sborrata.

Nel 2006 abbandona la Telecom e coi soldi che ne ricava si rigetta a investire nella Pirelli, separando il core-business, quello degli pneumatici che incredibilmente continua a funzionare, da quel pozzo nero di debiti, crediti insolvibili e azioni marce che sarebbe la Pirelli Real Estate, il braccio immobiliare del gruppo.

E potete giurarci che non è ritmato e talentuoso come il braccio addormentato succitato.

 Si parla solo di seicento milioni scoperti. Quindi nemmeno tanto.Il maggior creditore è la Pirelli. Poi però, dato che la Pirelli R.E., ora PRELIOS, era un pozzo nero, ci sono miliardi sommersi, divisi in centinaia società diverse, che non si sa da dove provengano o dove vadano.

 Tronchetti non ha problemi di soldi, ne ha sicuramente tanti: ha un panfilo di 107 piedi.

Altrettanto sicuramente però, non li mette a rischio in operazioni come questa. Bisogna effettuare investimenti sicuri e assennati per possedere e mantenere un panfilo di 107 piedi. Non sicuramente gettare soldi nella Prelios.

Io se avessi sei miliardi di debiti e, invece che buttarmi giù per lo sciacquone, andassi in banca a chiedere un prestito, riceverei una risposta del genere:

– Guarda non hai un soldo, di là c’è un bagno, vatti a buttar giù per lo sciacquone.

Lui invece va in banca e ottiene quello che vuole. Presumibilmente non dovrà neppure            andare in tribunale. Almeno, l’ultima volta che si è dovuto ristrutturare il debito della Pirelli R.E.    nel 2008 (già, nemmeno tanto tempo fa) questo é stato il piano di salvataggio in tre punti:

-Primo ci si rivolge a un perito di fiducia dei creditori, cioè della Pirelli, cioè di Tronchetti.

-Secondo, ci si basa appunto sulla fiducia fraterna che per forza di cose si è instaurata in anni di capriole finanziarie col tuo collega, amico, tizio-che-ti-tiene-per-le-palle, Caputi.

-Terzo, qualcuno tira fuori i soldi e Tronchetti va a passare un cubetto di ghiaccio intinto nel Cointreu sulla pancia di Afef dopodiché la scopa bendata.

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2 Comments

  • La descrizione che l’autore fa di se stesso corrisponde davvero alla realtà. La vita è davvero ingiusta, cazzo.
    Comunque anche il post non è male.
    E dammi una password per entrare nel blog, cribbio!

  • é chiuso a tempo indeterminato…
    grazie per l’appoggio. e, visto il tuo caso, puoi anche non farmi conoscere l tua coinquilina.

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