Con il nastro rosa

Ottobre è il mese della prevenzione del cancro al seno, e quest'anno per me ha un significato particolare.

(Lou Del Bello)

Mia madre ha 62 anni ed è malata di tumore al seno. Ha cominciato da pochi giorni il secondo ciclo di chemioterapia, al quale seguirà un intervento, e poi un terzo ciclo di radioterapia che dovrebbe riportarla in salute, più o meno intorno al mese di giugno.

Senza il programma di prevenzione sanitaria che ogni anno invita le donne sopra i 50 anni, con una prenotazione d’ufficio recapitata a casa, a fare gli esami al seno, probabilmente ora non ci sarebbe più.

Ottobre è il mese della prevenzione del cancro al seno, e quest’anno per me ha un significato particolare. Significa che i medici e la ricerca hanno in mano la vita di una persona a me cara, ma anche la mia, perché uno dei maggiori fattori di rischio nell’incidenza di questa forma tumorale è la familiarità.

Certo, sono preoccupata, per mia madre, per me, e per le figlie che potrei avere. Ma so anche che i dottori bisogna aiutarli, e che oggi oltre il 90% dei tumori diagnosticati per tempo guarisce completamente, in molti casi senza nemmeno lasciare conseguenze estetiche.

Quando per la prima volta ho capito di essere a rischio di sviluppare il tumore del seno, mi sono anche resa conto di non sapere un accidente su cosa fare per prevenirlo o diagnosticarlo in tempo. Non vado mai dal ginecologo e questa cosa dell’autopalpazione mi fa un po’ senso (ecco a cosa servono i maschi: lo fanno loro per te).

Anche se non me lo auguro, immagino che come me ci siano tante donne che sono poco informate su come proteggersi dal tumore del seno. Lo scorso settembre la LILT (Lega Italiana per la Lotta Controi Tumori) ha commissionato una ricerca su un campione di 1030 interviste che sembra darmi ragione. L’informazione è ancora troppo scarsa, sebbene le cose stiano migliorando.

Dunque, partiamo insieme dalle basi: chi è a rischio e chi lo è meno.

Innanzitutto, ovviamente, lo sono le donne (anche se gli uomini non sono del tutto esenti dal tumore alla mammella). Contano anche:

  • Età. Il rischio aumenta con l’invecchiamento, anche se il 60% delle donne che si ammalano hanno meno di 55 anni.
  • Storia riproduttiva: mestruazioni in giovane età, menopausa tardiva, nessuna gravidanza (nulliparità)
  • Familiarità
  • Predisposizione genetica
  • Patologie predisponenti (tumore all’utero, per esempio, o tumore all’altro seno)

Ora che ci siamo spaventate abbastanza, passiamo alla buona notizia. Esistono molte cose che possiamo fare per prevenire il cancro alla mammella, o comunque prenderlo in tempo e curarlo con successo. Cominciamo distinguendo il vero dal falso.

Non è vero che le donne che hanno il seno grande rischiano di più, come non è vero che i dolori al seno sono indice di una presenza tumorale. Né i deodoranti aggressivi né le cerette alle ascelle, anche a lungo termine, favoriscono l’insorgenza del cancro.

Incide sulla possibilità di contrarre la malattia lo stile di vita. Per fortuna, io ho smesso di fumare e bevo poco. Se come me avete mamme, nonne o sorelle che si sono ammalate fareste meglio a smettere anche voi (ma è un consiglio che vale per tutte). Un regolare esercizio fisico è raccomandabile, e qui io mi becco un 5 per la simpatia.

Alimentazione: anche qui vale la solita regola, stavolta sostenuta da ragioni scientifiche, delle cinque porzioni di frutta e verdura. Non solo i vegetali aiutano a contrastare i radicali liberi, ma ci fanno mantenere un peso accettabile. L’obesità è un serio fattore di rischio: nel tessuto adiposo in eccesso vengono prodotte maggiori quantità di insulina e di estrogeni in grado di stimolare la proliferazione cellulare.

Quindi, manteniamoci in salute, saremo anche più belle che non guasta.

Ultima raccomandazione, e sicuramente la più importante, facciamoci vedere dal dottore. Basta entrare nell’ambulatorio, e anche se non sappiamo niente fa tutto lui. Una volta, di fronte alla mia confusione e spavento, un ginecologo si impietosì e mi visitò pure gratis (ma non cercate di farlo anche voi, non sta bene).

Dopo la visita, gli esami da fare saranno mammografia ed ecografia al seno. Se prendiamo la buona abitudine di farli con cadenza regolare, possiamo senz’altro stare tranquille.

E nel frattempo, la ricerca va avanti, per fortuna della mia mamma, mia, delle mie future bambine e di tutte noi.

 

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