Giustizia per le stragi nazi-fasciste: lo chiediamo all’Europa?

La procura di Stoccarda archivia il processo per la strage di Sant'Anna

Nell’anno e mezzo che ci separa dall’inizio della crisi dei debiti sovrani (luglio 2011), a ogni misura economica che comportasse sacrifici per il 99% dei cittadini – il mitico uomo della strada – abbiamo sentito ripetere lo stesso refrain: “ce lo chiede l’Europa“.

Non c’è misura restrittiva e austera per le blande economie mediterranee che non sia patrocinata dal gruppo degli Stati fiscalmente più virtuosi (tripla A, come i frigoriferi): Paesi Bassi, Finlandia e, soprattutto, Germania. Addirittura la manovra che ha istituito il Meccanismo Economico di Sostegno (MES) ha atteso il placet della Corte Costituzionale tedesca per entrare in funzione. Gli alti giudici tedeschi hanno deciso per un sì condizionato al Fondo Salva-Stati, al fine di preservare la sovranità dello Stato nelle questioni economiche di respiro europeo. Anche negli ultimi incontri tra i leader dei paesi dell’area euro, il nodo cruciale è la richiesta di veto dell’UE sui bilanci nazionali, misura da sempre invocata dalla ligia Germania.

Cambiamo argomento. Sessantotto anni fa di questi giorni si consumava una delle stragi più gravi compiute da fascisti e nazisti sulle nostre montagne. Sessantotto anni fa, tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, sui prati di Monte Sole, vicino a Marzabotto (BO), morivano per le brutali mani dei nazifascisti 770 civili inermi e partigiani di ogni sesso, età ed estrazione sociale. San Martino di Monte Sole sparì letteralmente insieme ai suoi 560 abitanti, così come Casaglia, dove furono massacrati dalle raffiche di fucile 195 abitanti raccolti tra la chiesa di Santa Maria Assunta e il cimitero.

Il vile e violento eccidio seguiva di nemmeno due mesi un altro evento criminale perpetrato dai nazisti con la complicità dei “repubblichini” dell’illegale (non dimentichiamolo!) e sbandata Repubblica Sociale Italiana. Siamo a Sant’Anna di Stazzema, sull’Appennino prospiciente la Versilia, è il 12 agosto e quella mattina l’inferno si abbatte su un piccolo villaggio fino a quel momento al riparo dalle battaglie intorno alle fortificazioni della Linea Gotica. I delitti efferati di quell’operazione furono rapportati dettagliatamente dalle gerarchie militari nazista e da quella fascista. Poi i faldoni vennero segretati in un armadio della Procura militare italiana, e lì dimenticati fino alla metà degli anni Novanta, quando l’armadio della vergogna – così ribattezzato dal giornalista Franco Giustolisi, che trasse un libro da questa vicenda – venne scoperto e aperto dal procuratore Antonino Intelisano.

È notizia di pochi giorni fa l’archiviazione da parte della Procura di Stoccarda del processo alla strage di Sant’Anna per mancanza di prove documentali accertanti le responsabilità individuali degli accusati. L’archiviazione suscita ancora più scalpore se consideriamo che segue la condanna definitiva all’ergastolo comminata dai giudici italiani a otto ex-SS, ufficiali e sottoufficiali, autori della strage, e che tra di loro ci sono anche alcuni rei confessi. Inoltre, la Germania rifiuta l’estradizione per i condannati, così come l’esecuzione della pena in patria.

C’è stata una grande mobilitazione delle istituzioni, dei media, dei sopravvisuti e di tanti cittadini italiani e tedeschi di fronte a questa decisione, che ci dà il senso di dove si fermi l’Europa: al dio Mercato. Parecchi parlamentari del PD si sono appellati a Napolitano, forti dell’unico valore identitario della sinistra, l’antifascismo nostalgico. E Napoleone, pardon, Napolitano ha còlto bene il senso di sconforto e rabbia degli italiani di fronte a questa umiliazione: “Registriamo con profondo rammarico le sconcertanti motivazioni con le quali è stata disposta, in Germania, l’archiviazione di procedimenti giudiziari contro soggetti accusati di partecipazione diretta a efferate stragi naziste”. Ma se diciamo che sono le motivazioni a essere sconcertanti, significa forse che esistono motivazioni non sconcertanti per un’ingiustizia di questa portata? Lo chiediamo al Presidente. All’Europa, alla Germania, chiediamo giustizia.

 

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