[Face To Face] De Grinpipol

Freschi di pubblicazione del nuovo album Earworms, i De Grinpipol hanno trovato il tempo di farsi una chiacchierata con noi di Mumble:

 

Raccontateci il vostro approccio con la musica. Cosa ascoltavate da ragazzi e come i vostri gusti si sono evoluti nel corso degli anni.
Abbiamo ascoltato cose molto differenti. Il nostro batterista Emanuele suonava house a 15 anni, i due chitarristi e il cantante Alessandro sono passati per il grunge, l’hard rock, il rock‘n’roll e il cantautorato italiano. Io (Marco, bassista) da ragazzo ero più orientato verso il punk e l’hardcore, oltre l’inevitabile grunge e la techno. In comune invece abbiamo tutto l’alternative rock inglese e americano.

Come nascono i De Grinpipol?
Da una passione comune di Giuseppe e Livio (ex chitarrista ora di stanza in Inghilterra), il gruppo norvegese Motorpsycho. Subito dopo ci siamo uniti io e Emanuele. Quando è arrivato Ale abbiamo iniziato a suonare cover in giro per i locali, da Jon Spencer ai Primal Scream, Syd Barrett e (ovviamente) Motorpsycho. Poi abbiamo trovato più divertente comporre canzoni nostre, e visto che piacevano ai nostri amici, abbiamo pubblicato una demo e 2 album, l’ultimo dei quali sotto Seahorse Recordings, quest’anno.

Nel 2011 siete stati inseriti dal Glastonbury Emerging Talent 2011 nell’elenco delle 160 migliori band emergenti europee. Lo stesso anno, la partecipazione al Time In Jazz di Berchidda. Molte band si sarebbero potute montare la testa. Come avete vissuto questo momento estremamente galvanizzante?
Siamo troppo vecchi e viviamo troppo nella periferia del mondo musicale per poterci galvanizzare. I riconoscimenti sono chiacchiere, conta solo l’armonia tra le persone. Noi ci vogliamo più bene ora che sette anni fa. Il resto non conta niente.

La scena musicale sarda è una delle più frizzanti e interessanti realtà italiane. Come si vive dall’interno questo piccolo, grande miracolo musicale?
Cercando di tessere buoni rapporti tra band, ridendo sempre e fottendosene delle polemiche tra primedonne. E pensando piuttosto a migliorare la qualità dei propri lavori, e non delle proprie foto. La Sardegna ha ottimi gruppi, ma pochi si sbattono veramente per avere produzioni di alta qualità. Questa è la differenza con i gruppi europei di pari livello. Il problema è più che altro che l’Italia è tra le peggiori realtà europee, direi.

Riuscite a vivere di musica?
La musica è la nostra grande passione. Il gruppo ci costa dei soldi, non abbiamo mai messo in tasca un euro in tutta la nostra carriera. Tutto viene re-investito nei nuovi progetti della band. Abbiamo cinque lavori diversi, e nessuno sfiora il campo musicale.

Cagliari dista 250 km e quasi 3 ore di macchina da Sassari. Paradossalmente è più facile prendere un aereo e suonare nel “continente”. Nonostante questo, negli ultimi anni, grazie alla vostra musica e al lavoro di locali come l’Aggabachela le distanze si sono annullate. Cosa manca alla scena musicale di Sassari per spiccare il volo?
Il coraggio, la voglia di confrontarsi con ambienti e pareri diversi da quelli degli amici e conoscenti, il sacrificio e la necessità di crescere. Troppe pacche sulle spalle, troppa invidia e troppe persone che si accontentano di quel poco che hanno.

Cosa pensate della scena italiana?
Cercherò di non usare parolacce, ok? La scena musicale italiana è per uno straniero quello che noi pensiamo della cucina in Germania. Lasciando perdere il mainstream, perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, ci sono 2 – 3 case discografiche che muovono le redini di tutto l’underground, tirando fuori dal cilindro una schifezza ogni stagione. Che puntualmente scompare come fanno i concorrenti dei reality. E poi ci sono dei gran gruppi che non raccolgono folle, ma fanno musica cazzuta, raccogliendo un decimo di quello che seminano. Loro sono i nostri punti di riferimento. Drink To Me, Aucan, A Classic Education, Soviet Soviet, per farti qualche nome.

I cinque dischi che vi hanno cambiato la vita.
Ti dico i miei, scegliendo con enorme difficoltà. Se lo chiedo agli altri perdiamo una prova per decidere!

Dead Kennedys: Fresh Fruit for Rotten Vegetables
Fugazi: Fugazi
Primal Scream: XTRMNTR
The Pogues: If I Should Fall from Grace with God
Arab Strap: Monday at the Hug and Pint

Recensione

 

Earworms
Seahorse Recordings

Sassaresi con all’attivo un demotape e un disco autoprodotto, i De Grinpipol arrivano al secondo album dopo aver strappato consensi in lungo e in largo per la penisola. Rilasciato da Seahorse Recordings, Earworms è un tributo d’amore della band alle sonorità e atmosfere pop & new-wave respirate in gioventù, confluite in un prodotto eclettico dall’accento spiccatamente british. C’è il post-punk, il brit, la già citata new-wave: tutto incasellato perfettamente.

 

Earworms è un disco brioso, allegro, sfacciatamente fresco; suonato e arrangiato con il piglio giusto da una band matura e con le carte in regola per giocarsela anche al di fuori dell’Italia. Disco consigliato.

 

Link Utili:

http://www.myspace.com/degrinpipol

http://www.youtube.com/user/DeGrinvideos

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