La sfiducia parte dalla Sicilia

I cittadini ormai sono immuni e impermeabili a qualsiasi discorso politico.

Le elezioni in Sicilia dicono soprattutto questo: gli italiani non credono che la politica sia la soluzione alla crisi del Paese. I cittadini ormai sono immuni e impermeabili a qualsiasi discorso politico.

Grande era l’attesa per l’esito delle votazioni nell’isola, da sempre indicatore infallibile dell’orientamento politico generale dell’elettorato italiano. Risultato: la metà dei siciliani  è rimasta a casa.

A nulla è valso il grande successo del MoVimento 5 Stelle, oggi primo partito nell’isola, né la vittoria del candidato gay Crocetta sostenuto dalla nuova alleanza PD – UDC per affermare quel rapporto ideale che lega elettore ed eletto in un riconoscimento reciproco e in una condivisione di fiducia d’intenti.

Il nuovo Presidente della Regione è di fatto sostenuto dal 15% della popolazione siciliana. È facile quindi prevedere come andrà a finire la bagarre a livello nazionale: il prossimo Presidente del Consiglio, nonostante rottamatori, bersaniani, berlusconiani, ex – democristiani e comunisti, sarà il presidente di nessuno e di tutti.

Inesorabilmente, i cittadini italiani percepiscono la stessa sensazione quando devono scegliere tra professionisti della politica e neofiti rinnovatori: puzza di fregatura. Nessuno si salva, come è costretto ad ammette il candidato grillino Cancellieri: le elezioni di oggi sono una sconfitta della politica e anche del MoVimento 5 Stelle, la vera novità del panorama politico.

Il risultato non lascia spazio a dubbi: il vincitore di oggi non sarà in grado di formare un nuovo governo. Crocetta dovrà per forza cercare di allearsi con gli altri partiti in consiglio regionale. Probabilmente sarà una grosse coalition a governare una regione che dopo l’eredità Lombardo è a rischio default finanziario (il partito fondato dal governatore indagato per concorso esterno in associazione mafiosa ha riscosso il 10% dei consensi).

Palazzo dei Normanni è la fotografia della situazione che si respira nel Parlamento italiano: i politici sono costretti a sostenere i professori dell’economia perché nessuno di loro è in grado di indicare una via d’uscita da una crisi economica e morale tra le più gravi che la classe dirigente italiana abbia mai dovuto affrontare.

La gente, intanto, guarda l’orizzonte rassegnata.

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