[Face To Face] Everybody Tesla

Tra un loop e un campionamento, i due ragazzi ci parlano della loro musica

Reduci dal loro primo Tour italiano culminato con la partecipazione al prestigioso Ypsigrock, gli Everybody Tesla sono tornati al lavoro sul prossimo disco. Tra un loop e un campionamento, i due ragazzi hanno trovato il tempo per farsi una chiacchierata con noi.

Raccontateci il vostro approccio con la musica. Cosa ascoltavate da ragazzi e come i vostri gusti si sono evoluti nel corso degli anni.

Alessio: Son partito dalla classica, semplicemente perché la suonava mio padre. Ho suonato per un anno il violino con scarsi risultati. A questo punto ho imbracciato la chitarra e ho suonato con diversi gruppi. Il genere musicale era il lo-fi (Grandaddy, The Unicorns). A un certo punto ho iniziato a costruire strumenti musicali elettronici come synth ed effetti e da questa cosa è derivata la passione per il circuit-bending e la chip-music. Per qualche anno ho suonato i Gameboy con il progetto Mynerdpride e fu lì che incontrai Dario.

Dario: Il primo approccio da ascoltatore l’ho avuto alle elementari. Ascoltavo fondamentalmente rap (Sangue Misto su tutti). Intorno ai quindici anni ho iniziato ad approfondire tutta la musica che girava in casa, quindi in poco tempo mi son imbattuto nei cantautori, nella psichedelia, nel kraut, nel prog degli anni 70. Parallelamente ascoltavo i gruppi di quegli anni (Radiohead, Verdena, Grandaddy, At the Drive In). Col tempo gli ascolti sono aumentati, mi sono avvicinato all’elettronica della Brainfeeder e della Warp passando per quella pop di Panda Bear e Dan Deacon.

Avete appena concluso il vostro tour in giro per l’Italia, suonando in cornici prestigiose come l’Ypsigrock. Com’è stato l’impatto con la vita da tour?

La vita da tour ci piace, quest’anno abbiamo fatto un po’ di date sparse e ci siamo divertiti parecchio. Abbiamo viaggiato sui regionali e l’alta velocità è diventata il nostro desiderio proibito (costa ancora troppo, no?). Il mini tour estivo è stato una bella vacanza. Non eravamo mai stati nel sud Italia e siamo rimasti piacevolmente colpiti dall’impatto con il pubblico. L’esperienza all’Ypsigrock è stata fantastica: il luogo dove si svolge (Castelbuono) è un centro medievale spettacolare a pochi chilometri da Cefalù (Palermo). Uno di quei paesi che conosciamo bene in cui l’inverno scorre lentamente e l’estate dura due settimane. Che dire del festival? Basta vedere le line-up degli ultimi anni: sicuramente uno dei più interessanti in Italia.

Recentemente ristampato su cassettina da On2Sides, il vostro primo EP è ormai datato 2010. Come procedono le recordin’ session e quando potremo mettere mano sul nuovo materiale?

Siamo rimasti inattivi per due anni per motivi geografici. Da qualche settimana viviamo a Torino nella stessa mansarda dove si può sentire il ticchettio delle zampe dei piccioni sopra la testa, le campane del Santuario della Consolata e le urla dei bimbi che giocano a pallone nel parco. Le registrazioni proseguono in casa, non nel religioso silenzio di uno studio, ma avvolti da questi suoni, che in alcuni casi abbiamo deciso non cancellare dalle nuove tracce. Qualche giorno fa ci siamo resi conto di avere più strumenti che forchette. Spesso, tra un ragù e l’altro, si discutono e si provano nuove idee per il disco. Attualmente abbiamo una trentina di tracce in cantiere. Entro dicembre sceglieremo i dieci (saranno dieci?) pezzi per il disco. Le altre tracce saranno convogliate in un progetto che abbiamo in mente da tempo ma di cui non possiamo anticiparvi nulla. Il disco uscirà l’anno prossimo per Trovarobato e On2Sides.

La scena di Cagliari ha sfornato negli ultimi anni musicisti validissimi come Arrogalla, Neeva, Sensational Gianni e Arp Xp. Con chi vi piacerebbe collaborare per un disco?

La scena elettronica di Cagliari sta crescendo, spesso spuntano progetti molto interessanti. Ne sono un esempio Grovekingsley e Steven Smirney. Fra tutti quelli che hai citato ci sentiamo più vicini per gusto e attitudine a Neeva che, tra l’altro, cura le nostre grafiche.

Riuscite a vivere di musica?

NO (secco, ma va bene così).

I vostri live sono il migliore esempio di live-looping in Italia. Come preparate i vostri set e quanto è importante l’improvvisazione nei vostri live?

Musicalmente siamo cresciuti in gruppi con formazioni classiche (basso, batteria e chitarra), per questo motivo abbiamo sempre avuto l’esigenza di un rapporto fisico con gli strumenti.  Ecco, con questa attitudine vengono scritti e suonati i pezzi.

Cosa pensate della scena italiana?

 

Pensiamo che non la conosciamo abbastanza.

I cinque dischi che vi hanno cambiato la vita.

Beh, sicuramente i dischi dell’adolescenza.

Alessio:

Il “CK CK” di Johnny Greenwood prima del ritornello di Creep

Who will cut our hairs when we are gone (The Unicorns)

Software slump (Grandaddy)

Yoshimi battles the pink robots (Flaming Lips)

Den svenske disco (Slagsmålsklubben)

Dario:

The piper at the gates of dawn (Pink Floyd)

Anima Latina (Lucio Battisti)

Relationship of Command (At the Drive In)

Harvest (Neil Young)

SxM (Sangue Misto)

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