Romagna E-migrante #1 Un buon padre di famiglia

Romagna E-migrante è una nuova finestra di dialogo che Mumble: è felice di poter inaugurare. A partire dall’interesse per la letteratura migrante, che diede vita al ciclo di incontri Radici di mangrovia, la redazione non ha mai sottovalutato la portata storica e sociale della migrazione; inoltre la nostra Emilia-Romagna è senza dubbio uno dei territori “laboratorio” in Italia per quanto riguarda il fenomeno migratorio, la lotta al razzismo, la necessità dell’integrazione.

Con questa nuova sezione del sito, Romagna E-migrante appunto, Mumble: proporrà interventi sul tema della migrazione focalizzandosi sull’area romagnola. A coordinare l’iniziativa è l’amico Prof. Raoul Lolli di Forlì, insegnante e scrittore. Buona lettura.

 

Un buon padre di famiglia

(Crico)

Amina è una ragazza africana di cui non conosco la provenienza. Potrebbe essere il Kenya o il Camerun, non è questo che fa la differenza. Quando venne per la prima volta nella palestra in cui lavoravo aveva 19 anni e faceva la badante presso un anziano, in un piccolo comune della Romagna. Appena mi accorsi che non riusciva a compiere un gesto per me banale e scontato come quello di pedalare, cercai istintivamente di dissuaderla. Pedalava senza effettuare un giro completo con i piedi, spingendo e tornando indietro in un movimento a scatto sincopato. Tuttavia, era decisa a non mollare e pedalava fiera, a modo suo, doveva essere abituata a fare senza preoccuparsi del giudizio altrui.

Amina continuava imperterrita giorno dopo giorno a fare il “suo” allenamento e col suo umile comportamento mi stava dando anche una piccola lezione di caparbietà.

Poco tempo dopo, uno dei proprietari della palestra, di circa cinquantacinque anni, felicemente sposato con una figlia di venticinque, mi disse che qualche giorno prima le aveva chiesto di uscire insieme per una pizza, “così, tanto per approfondire la conoscenza ed eventualmente avere qualcosa in cambio”. Amina aveva rifiutato, e lui si rammaricava del fatto che la cosa non fosse andata a buon fine, senza provare il minimo imbarazzo.

Un giorno Amina mi confidò il disagio che provava nei suoi confronti, dicendomi “lui è cattivo”. Compresi immediatamente che quello era il tipo di difficoltà che Amina doveva affrontare quotidianamente, dovendosi guardare le spalle anche da questo tipo di “padri di famiglia” ― spesso noti come esempi di rispettabilità ― che trovano lecito e condivisibile provarci e non si sentono neanche in difficoltà a raccontarlo.

Con la stessa caparbietà con cui a suo modo pedalava, Amina continuò a frequentare la palestra, cercando di evitare chi l’aveva messa a disagio, nonostante non si desse per vinto. Dopo due mesi, orgogliosa e fiera, pedalava come gli altri…

Pur non avendola più rivista per tanto tempo, sono sicuro che ora Amina continua a vivere la sua quotidianità, con la sua naturale prontezza a far fronte alla mancanza di sensibilità e di rispetto dei “buoni padri di famiglia”.

 

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