11 novembre 1844: Charles Dickens a Ferrara

“A mio parere, Ferrara è la più bella città d’Italia”. Questo scrisse Gaspard Monge il primo ottobre 1796 in una lettera indirizzata alla moglie. Gli splendori della corte estense erano però lontani, la devoluzione pontificia del 1598 aveva sprofondato nell’oblio una delle più moderne capitali europee. Le soffocanti legislazioni doganali, la trascuratezza nel controllo delle acque e degli argini del Po che causarono continue inondazioni e l’avanzamento delle paludi, il coinvolgimento della città nella guerra di successione spagnola e il repressivo protettorato austriaco a seguito della restaurazione del 1815, provocarono la devastazione del tessuto sociale e un progressivo spopolamento della città. Nel novembre del 1844 agli occhi di Charles Dickens si presentò il misero spettacolo di una città in piena decadenza…

 

Più solitaria, spopolata, deserta di ogni altra città, la vecchia Ferrara! L’erba cresce nelle strade silenziose tanto che la si potrebbe mietere sotto il sole splendente. Ma il sole splende con minore allegria nella fosca Ferrara, e così poche le persone che si incrociano che si potrebbe pensare che i suoi abitanti siano l’erba che cresce nelle piazze.[…]

La casa dell’Ariosto, la prigione del Tasso, una rara e antica cattedrale gotica e molte chiese sono le cose da vedere a Ferrara. Ma le lunghe strade silenziose, i palazzi in rovina dove l’edera ha sostituito le bandiere e l’erba rigogliosa risale lentamente lungo scale che nessuno calpesta da tempo, sono le cose migliori da vedere!

L’aspetto di questa desolata città, quando la lasciai mezz’ora prima del sorgere del sole, era pittoresco, irreale e spettrale. Non dipendeva dal fatto che i suoi abitanti fossero ancora a letto, se anche fossero stati in piedi e affaccendati non si sarebbe notata la differenza in quel deserto. Fu meglio vederla così, disabitata, città di morti senza un solo sopravvissuto. La peste forse ne aveva devastato strade, piazze e mercati, e assedi dovevano aver portato alla rovina i vecchi edifici, abbattuto porte e finestre e aperto brecce nei tetti.

Da una parte un grande torrione saliva in cielo, unico punto di riferimento in quel malinconico paesaggio. Dall’altra un prodigioso castello cinto da un fossato sorgeva isolato, come una città a se stante. Nei suoi sotterranei Parisina e il suo innamorato vennero decapitati nel cuore della notte. La luce del sole nascente, quando mi voltai a guardarlo, ne arrossava le mura così come spesso lo erano in passato al suo interno. Per i segni di vita che si coglievano, si sarebbe detto che ogni essere umano si fosse tenuto alla larga dal castello e dalla città dal momento in cui l’ascia calò sull’ultimo degli amanti.

http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/10/pictures-of-dickens-diario-del-viaggio-italiano/

http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/11/9-novembre-1844-charles-dickens-a-modena/

http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/11/10-novembre-1844-charles-dickens-a-bologna/

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2 Comments

  • Diversi amici, non conoscendo le dickensiane pagine ferraresi di “Picture of Italy” mi hanno chiesto se potevo segnalare altri autori celebri che hanno scritto, dopo una visita nella mia amata città, di Ferrara.

    L’elenco sarebbe infinito…nell’epoca del Gran Tour la capitale estense era tappa obbligata, in special modo la cella del Tasso era meta del viaggiatore romantico, che la idealizzava come simbolo della società che imprigiona i sogni cercando di imbrigliare l’estro creativo della poesia

  • Mi limiterò ad alcuni scrittori, tralasciando nomi noti come Byron, Goethe e Stendhal.

    “E’ notte, e la luna sorgente sembra innamorata del suo incantevole fascino riflesso sulla calma superficie del Po” (Anna Miller, 1771)

    “Ma in tutta la città manca una cosa, una piccolezza. Manca la gente” (Johann Gottfried Seume, 1802)

    “Cosa si cerca a Ferrara? La dimora di Alfonso? No, la prigione del Tasso. Dove si va in processione di secolo in secolo? Al sepolcro del persecutore? No, alla cella del perseguitato” (Chateaubriand, 1833)

    “In pianura i cavalli accelerarono la corsa e a sera giunsero a Ferrara. Ci accolse una bella e fertile regione, gli alberi, salendo a nord, diventavano più verdi. Immagini della Madonna eraon fissate agli alberi e davanti a lei cantavano gli uccelli” (Hans Christian Andersen, 1834)

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