CasaPound: la città di Roma come laboratorio nazionale

Abbiamo chiesto a un giornalista romano, Adriano Manna, di farci un ritratto di CasaPound Italia

Negli ultimi mesi abbiamo visto con preoccupazione crescere gli episodi di violenza neofascista in alcuni quartieri di Roma e in particolare in alcuni licei. Ispiratori o presunti autori di questi attacchi i “fascisti del terzo millennio”, i camerati di CasaPound Italia, il centro sociale neofascista nato nel quartiere romano dell’Esquilino nel 2003 e successivamente cresciuto anche grazie all’appoggio più o meno velato della giunta Alemanno. Abbiamo chiesto a un giornalista romano, Adriano Manna, di farci un ritratto di CasaPound Italia: dove agisce, come raccoglie proseliti, con che tipo di struttura alle spalle. E quanto può contare su un Campidoglio “amico”…

di Adriano Manna

Lo sdoganamento delle organizzazioni di estrema destra nel tessuto sociale e politico della città di Roma ha origini lontane, anche se è sotto la giunta Alemanno che il neofascismo romano compie nella sua storia più recente il definitivo salto di qualità, sia sotto il punto organizzativo che sotto quello più prettamente politico.

Nell’aprile del 2008, infatti, Gianni Alemanno viene eletto sindaco della città di Roma e CasaPound, probabilmente rassicurata dalla presenza in Campidoglio di un primo cittadino con la croce celtica al collo, rilancia con decisione la propria attività politica nella città: il laboratorio politico del neofascismo romano, punta di diamante e modello da imitare per i camerati di tutto lo stivale, compie un netto salto di qualità grazie a una sempre negata, ma comprovata dai fatti, “intesa” con gli ambienti che contano dell’amministrazione capitolina.

Per comprendere il livello di copertura istituzionale garantito dalla giunta Alemanno all’organizzazione CasaPound Italia è sufficiente prendere in considerazione alcuni episodi alquanto esplicativi:

Nel 2009 CPI occupa uno spazio dentro la stazione abbandonata Olimpico/Farnesina, denominandolo “Area19”. Lo spazio, nel periodo estivo, grazie a una spregiudicata operazione di marketing, diventa “Stazione Nord”, un locale alla moda per i giovani della Roma bene. Il nuovo “giocattolo” di Gianluca Iannone e soci riceve una pioggia di finanziamenti dal Campidoglio, che inserisce alcuni suoi eventi all’interno della manifestazione “Estate Romana”.

Ancora nel maggio del 2011 il Comune di Roma assegna alla cooperativa “Isola della tartaruga onlus”, legata a doppio filo con CasaPound, la tenuta di Redicicoli, comprendente un doppio casale circondato da tre ettari di terreno nel cuore del Parco della Marcigliana, a due passi da Porta di Roma.

L’ultimo regalo della giunta Alemanno ai “fascisti del terzo millennio” è forse il più clamoroso: nella scorsa primavera la giunta capitolina approva il piano d’investimenti 2012-2014, dove spunta a sorpresa l’acquisto della sede nazionale di CasaPound in via Napoleone III, attualmente in stato di occupazione, per una spesa complessiva di oltre 11 milioni di euro di denaro pubblico.

A fronte di “agevolazioni” di tale portata, l’attività politica di CPI si è rivolta in questi anni principalmente al proselitismo tra i giovanissimi, attraverso una martellante attività politica in numerose scuole romane. Blocco Studentesco, propaggine studentesca di CPI è oggi, a livello elettorale, la seconda forza studentesca dopo l’UDS nella consulta degli studenti di Roma, con oltre 37.000 voti conseguiti nel 2011, pari al 23% dell’elettorato attivo. Il dato è senz’altro importante, e mostra un radicamento reale e una capacità di mobilitazione difficilmente negabili.

Tuttavia è necessario tenere in considerazione alcuni elementi: il successo più eclatante della formazione di estrema destra si registra nei quartieri “bene” di Roma nord, i quartieri dove storicamente risiede la cosiddetta borghesia “nera” romana, quella che una volta rappresentava il bacino elettorale dell’MSI prima e di AN poi. Una fetta tutt’altro che marginale del consenso dei “fascisti del terzo millennio” è raccolta presso gli istituti privati, mentre la capacità di creare consenso nelle scuole pubbliche appare assai più limitata.

Quello che colpisce è che la crescita di questa formazione ha coinciso col progressivo indebolimento delle forze giovanili tradizionali della destra, come l’ex “Azione studentesca” (giovanile di Alleanza Nazionale), che sembra aver perso appeal nei giovani di pari passo con la progressiva “berlusconizzazione” della destra italiana.

Sarebbe comunque riduttivo pensare che Blocco Studentesco si sia limitato a “ereditare”, nel mondo della scuola, il bacino di consensi storico della destra romana. Infatti una crescita egemonica in istituti d’istruzione e ambienti storicamente estranei alla cultura dell’estrema destra c’è stata, anche se sembra fallito il tentativo, intrapreso per alcuni anni, d’infiltrarsi nelle mobilitazioni di massa della scuola per prenderne il comando (spesso tentando di celare la vera identità politica dell’organizzazione), il che li ha costretti negli ultimi mesi a cercare visibilità con azioni eclatanti, come la recente irruzione mattutina in alcuni licei romani nel bel mezzo delle lezioni.

Il corteo nazionale tenutosi sabato scorso nella città di Roma, che ha visto scendere in piazza un numero di persone oscillante tra i 1500 e le 2000 unità, con una marcata presenza di giovanissimi, mostra che l’organizzazione, dopo un exploit dei primi anni sembra attestarsi su numeri di modesta entità. La forte presenza giovanile e la grande organizzazione interna mostrata nel corso del corteo sono però gli elementi su cui più è necessario riflettere, perché dimostrano, in potenziale, la capacità dell’organizzazione di catalizzare il malcontento sociale che inevitabilmente la crisi porta con sé, specie negli strati più disagiati della società.

Tuttavia, nell’esperienza romana, lì dove il radicamento sociale delle forze democratiche e antifasciste è reale e strutturato, gli esiti sono stati ben diversi: in molti quartieri della periferia romana, nonostante gli sforzi profusi, CPI non ha guadagnato alcuna agibilità politica, così come nelle università romane l’unica operazione di radicamento realmente riuscita è stata quella nel polo universitario di Tor Vergata, che storicamente ha sempre visto una presenza meno strutturata delle formazioni di sinistra.

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