Confronto primarie: sì di Bersani alla Palestina, no di Renzi all’UDC

E durante la serata volano anche tacchini sui tetti

Il confronto tra Bersani e Renzi andato in onda ieri sera su Rai1 sarà determinante per il risultato di domenica. Una ragione su tutte:  bene ha fatto la giornalista Monica Maggioni a strutturare e a condurre l’incontro. Tutta un’altra cosa rispetto a Vespa, andato in onda subito dopo. Il programma è stato sobrio e chiaro e ha anche giovato ai due politici di sinistra, umanizzandoli.

Le stesse domande a entrambi: tempo per le risposte di 2 minuti, 5 repliche da 30 secondi. Una conduzione sicuramente ostica ai politici e ai loro monologhi elettorali, capace invece di imporre la sinteticità alla discussione.

Le domande della Maggioni sono state vincenti perché hanno centrato le domande della società a tutto campo: dal ruolo che devono avere Europa e Italia, a temi di “casa nostra” come lavoro, tasse, riforma delle pensioni, immigrati e mafia e ancora sulla futura coalizione del PD e sulle future alleanze.

Non sono mancati tuttavia i soliti giochi retorici del mezzo televisivo e del gergo politichese: le cattive abitudini insomma non muoiono mai.

La vera domanda ora è se il confronto in TV riuscirà a riportare alle urne gli elettori di domenica scorsa alla luce di una sfida che potrebbe essere considerata aperta.

Le dichiarazioni dei due leader.

Pierluigi Bersani:

– sì a Palestina come stato osservatore riconosciuto dalle Nazioni Unite
– troviamo un accordo con  Obama sugli f 35
– riforma Fornero: occuparsi degli esodati è un dovere
– alleanze: apertura programmatica all’UDC
– devo chiedere scusa a mia moglie e al parroco del mio paese per la volta che ho organizzato lo sciopero dei chierichetti

Matteo Renzi:

– il riconoscimento della Palestina alle nazioni unite è un problema di affidabilità dei palestinesi
– non parliamo con Obama degli f 35 ma gli comunichiamo che ne compriamo la metà
– riforma Fornero: sull’età pensionabile non si torna indietro
– alleanze: no all’UDC
– devo chiedere scusa a mio fratello perché è andato via dall’Italia quando sono diventato sindaco per non essere favorito dal mio ruolo

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