Cosa succede a Gaza

Ricapitoliamo: dopo quattro giorni di pioggia di razzi Qassam da parte palestinese, Israele reagisce e con un attacco chirurgico fa fuori uno dei papaveri di Hamas, Ahmed Jaabari (che pare stesse trattando segretamente per una tregua duratura col governo Netanyahu).

Se, come ha affermato Obama, esiste un diritto alla difesa che Israele, come ogni paese sovrano al mondo, può esercitare, è pur vero che la reazione israeliana è andata ben oltre la legittima difesa.

Il risultato è che a Gaza, da una settimana, stanno morendo bambini e anziani innocenti e noi, come al solito, siamo bombardati da foto assurde che testimoniano queste morti assurde.

Il governo egiziano dei Fratelli Musulmani ha dimostrato lungimiranza nel non schierarsi apertamente a favore di Hamas e ponendosi, invece, come mediatore (fin’ora) moderato, insieme alla Turchia e al Qatar.

Gli incontri diplomatici al momento non stanno dando risultati: i Palestinesi iniziano a vedere i Fratelli Musulmani come traditori e gli Israeliani da sempre li considerano unicamente come una minaccia.

L’Unione Europea, recentemente premiata col Nobel per la Pace, potrebbe per una volta avere la bella idea di porsi come moderatrice, ma, come al solito, se ne sta infischiando.

Il grande assente della partita, al momento, è proprio l’America. I rapporti tra Obama e Netanyahu sono gelidi e l’attuale presidente americano è l’unico, negli ultimi 50 anni, a non aver mai visitato Israele durante il suo primo mandato. Le dichiarazioni che Obama ha fatto in passato, fortemente critiche nei confronti delle inaccettabili violenze usate dagli Israeliani durante l’operazione Piombo Fuso, hanno reso Obama assai inviso al governo di Tel Aviv.

Ora le teorie sulle motivazioni reali che hanno spinto Hamas ad attaccare e Israele a rispondere con tale veemenza iniziano a moltiplicarsi.

Molti vedono due mandanti dietro l’attacco palestinese: Teheran e Damasco che, insieme ad Hamas, avrebbero concertato la raffica di razzi per distogliere le attenzioni dai massacri siriani e della costruzione della bomba atomica iraniana. Francamente è difficile credere a questa ipotesi. Se si dimostrasse vera, svelerebbe in via definitiva – se ce ne fosse bisogno – la pasta di cui sono fatti gli attivisti di Hamas (cioè quella di fondamentalisti che giocano sulla pelle dei proprio connazionali).

Riguardo alla sproporzionata violenza israeliana di risposta, invece, altri analisti vedono un messaggio preciso di Netanyahu a Obama, che possiamo riassumere con: “Hamas è l’inizio, la prossima vittima si chiama Iran. Gli Stati Uniti stanno con noi o no? È ora di saperlo”.

Interessante è invece questo articolo, che sostiene che tutte le teorie dietrologiche lascino il tempo che trovano, e che l’unica verità sia da cercare nelle parole che l’allora generale in comando israeliano (Raphael Eitan) disse nel 1983: “Una volta che avremo sistemato la questione dei confini, l’unica cosa che potranno fare i Palestinesi sarà dimenarsi come scarafaggi drogati dentro una bottiglia”. Di fatto, sostiene l’autore, Gaza è questo: un territorio abitato da Palestinesi, ma sotto il pieno controllo israeliano. Regolarmente i Palestinesi cercano di liberarsene, regolarmente vengono bastonati: sono imbottigliati.

In ogni caso, sondaggi condotti sulla cittadinanza ebraica non fanno ben sperare: il popolo israeliano è schierato a favore dell’attacco militare e parrebbe che la rinuncia alle violenze garantirebbe a Netanyahu una sonora sconfitta alle elezioni di gennaio.

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1 Comment

  • Un testo equilibrato, che racconta i fatti senza farsi prendere da facili e scontati isterismi. Voi di Mumble avete fatto quello che molta stampa non fa: INFORMAZIONE. Bravi!

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