[Face To Face] Pharm

Autori di uno dei dischi d’esordio più frizzanti e brillanti dell’anno, i Pharm hanno trovato tra un concerto e l’altro il tempo di scambiare quattro chiacchiere con Mumbleduepunti. Questo è quello che ci siamo detti.

Raccontateci il vostro approccio con la musica. Cosa ascoltavate da ragazzi e come i vostri gusti si sono evoluti nel corso degli anni.
C’è una famosa cassetta compilation di quando avevo 10 anni che la dice lunga! La tracklist è: i tre movimenti di Al chiaro di luna di Beethoven, due 45 giri di Jimi Hendrix registrati però a 78 giri (Alvin style!), un’intervista a mio nonno e una mia composizione per organetto e flauto!

Come nascono i Pharm?
I Pharm nascono in un buio laboratorio le cui librerie ospitano note di ogni tipo e farmaci da ogni dove!

Siete arrivati al disco d’esordio dopo anni di collaborazioni individuali prestigiose. È stato difficile far convivere musicisti d’esperienza come voi?
Anche se tutti vecchi, rincoglioniti, arteriosclerotici, consumati e velenosi, innanzi allo strumento perdiamo di vista la nostra misantropia.

Su Youtube sono presenti alcuni video del vostro tour in Giappone. Il pubblico giapponese è notoriamente esigente verso i gruppi sperimentali europei e in particolare italiani. Come ha reagito il pubblico del Sol Levante alle vostre performance?


Abbiamo smerciato a lungo organi e arti regalatici da improvvisati fan del progetto: la cosa bella è che ancora li chiedono indietro! Probabilmente non hanno capito cosa hanno mangiato alle grigliate post concerto che facevamo!

Riuscite a vivere di musica?
Certamente, non con uno stipendio invidiabile e grazie anche all’esistenza di tanti altri progetti e collaborazioni; fare musica di ricerca è il nostro mestiere e quindi è obbligatorio riuscire a sbarcare il lunario; secondo me l’importante è non abbasarsi a vendersi per il “nemico” e continuare a creare con il sorriso; altrimenti né vale la pena spaccarsi la schiena per la musica dei matti, né vale la pena lamentarsi perché la musica di ricerca non ti permette di campare tranquillamente!

La scena romana è da anni tra le più importanti scene sperimentali europee grazie al contributo di gruppi come Zu, Neo, Tribraco e Mombu. Voi avete collaborato con molti dei musicisti che fanno parte di queste band prima di arrivare ai Pharm. Come si vive dall’interno questa scena?

Sicuramente gruppi come Zu e Neo hanno aperto una breccia di curiosità riguardo alla musica sperimentale italiana, ma anche noi siamo vecchietti e oltre ad aver suonato insieme a loro su molti dischi e svariati palchi, abbiamo condiviso la passione per la ricerca e l’odio per il mainstream e l’indie rock!

Spesso però oggi in questa “scena” (e non solo in questa!) vige la regola dello stacchetto all’ultima moda, spesso fine a se stesso, mentre Pharm si concentra su un riff per brano da sviluppare, sporcare e arrangiare con mille diverse sfumature.

Quali sono I vostri progetti per il futuro?
Ci piacerebbe aprire un supermercato dove si vende solo il farmaco sperimentale che abbiamo sintetizzato!

I cinque dischi che vi hanno cambiato la vita. 
Oltre alla compilation sovracitata, direi tutta la discografia Hombrelobo dal ’96 a oggi.

Tags from the story
, ,
More from andrea murgia

Absolut Red – A Supposedly Fun Thing We’ll Probably Do Again

Autoprodotto/ Unhip/ Morr, 2013 È un debutto interessantissimo quello degli emiliani Absolut...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *