Goat – World Music

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Rocket

Storia curiosa e affascinante quella dei Goat.

Collettivo svedese dal non precisato numero di componenti – dai 3 ai 17 a seconda dell’occasione – hanno avvolto di mistero la propria genesi, rilasciando con il contagocce notizie e generalità. Sta di fatto che si conosce poco o nulla di questi svedesi se non che sono originari di Korpolombolo (minuscolo villaggio all’estremo nord della Svezia, quasi al confine con la Finlandia), di aver appena pubblicato un album dal titolo World Music e di essere l’ultima incarnazione di un progetto musicale in piedi da circa trent’anni e che ha visto, in questo lungo lasso di tempo, alternarsi decine di musicisti perlopiù sconosciuti.

Poche e sparute notizie insaporite dalla leggenda che in quel di Korpolombolo, fin da tempi remotissimi, gli abitanti praticassero riti voodoo che continuarono fino al giorno in cui i crociati della chiesa di Roma non decisero di mettere fine a questa blasfemia con un bel rogo, condannando i discendenti di quegli uomini a un’infinita maledizione voodoo.

A raccontar storie i ragazzi ci sanno fare, è innegabile, ma è a suonare che non sbagliano un colpo. World Music è difatti uno dei dischi più entusiasmanti del 2012, meraviglioso nelle sue contraddizioni, spettacolare per tutta la sua durata. Folgorati dall’Afro-Beat e dalla psichedelia sixties come dal Prog e dal Kraut, i Goat per tutto il disco ti sorprendono e ti ipnotizzano, rendendo impossibile staccarti dalla loro musica. Goatman con il suo cantato e reparto percussivo è un mantra ipnotico antico quanto il mondo, Disco fever un salto nel Ghana del ’70 ad ascoltare gli African Brothers Band e Goatlord è puro psycho-folk. I Goat sono fenomeni capaci di creare atmosfere e raccontare storie, creando immagini sonore vivide e tanigibili.

World Music è un ossimoro geografico-musicale, perché mai avrei pensato di poter ascoltare un afro-voodoo-beat suonato da svedesi. E per giunta, in questa maniera. Uno dei dischi più brillanti dell’anno.

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