Il terremoto non è un castigo divino

Beatissimo Padre né giudei né marrani hanno causato il terremoto, essendo cosa naturale

Le catastrofi sono talora esigenza della giustizia di Dio

Era il marzo del 2011 quando le immagini del terrificante sisma giapponese entrarono nelle nostre case e Roberto de Mattei, all’epoca vicepresidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), le commentò citando un opinabile testo di monsignor Mazzella sul terremoto di Messina del 1908. Instancabile collezionista di infelici uscite mediatiche e già promotore di un congresso creazionista, lo storico de Mattei negli anni ha saputo mettersi in luce sostenendo ipotesi alquanto sballate, come la distruzione di Varsavia nel 1944 per punizione divina in quanto vi si praticava l’aborto. Oppure che l’Impero Romano d’Occidente cadde a causa dell’omosessualità, tesi ancor più sbalorditiva di quella sostenuta anni fa da un professore universitario ferrarese, convinto assertore che la reale causa andasse ricercata in un’intossicazione alimentare di massa, e che le invasioni barbariche furono un’invenzione propagandistica dei poteri forti medievali per giustificare i propri privilegi.

Beatissimo Padre né giudei né marrani hanno causato il terremoto, essendo cosa naturale

La storia è una ruota che gira. Il 16 novembre 1570 un tremendo sisma sconvolse Ferrara: papa Pio V accusò il duca Alfonso II d’Este di aver attirato l’ira celeste ospitando una fiorente comunità ebraica nel proprio ducato, accusa che sarà rintuzzata con una razionale e decisa risposta. Già, quella di attribuire alla volontà divina le peggiori catastrofi è decisamente una pessima e poco intelligente abitudine. Lo dimostra un articolo pubblicato nel maggio del 2012 da Pontifex (Attentato e terremoto: siamo capaci di leggere ancora i messaggi di Dio?): le distruzioni emiliane sarebbero provocate nientemeno che dal furore celeste nei confronti di una regione promiscua e comunista. Evidentemente nell’alto dei cieli gli addetti alle rassegne stampa lavorano lacunosamente, e al grande Capo non sono state sottoposte le notizie di cronaca legate alle scandalose gestioni dei consigli regionali pidiellini, perché se dovessimo basarci sull’assunto di Pontifex le regioni Lazio e Lombardia sarebbero sprofondate da tempo in un abisso di fiamme.

E forse stava per rubare il mestiere a Fratognone, se non si fosse sentito, lontanissimo e imminente, nell’aria chi sa dove, e sotto i piedi nelle viscere del suolo, il boato del terremoto

La perdita di memoria storica è uno dei pericoli maggiori nella prevenzione del rischio. Dopo le scosse del 20 maggio numerosi presunti “esperti” accorsero a sostenere la tesi dell’eccezionalità dell’evento, berciando che l’ultimo terremoto risaliva al 1570. Nulla di più sbagliato. Nel 1624 Argenta fu rasa al suolo da un devastante sisma e movimenti tellurici sono riportati nelle cronache ferraresi fin dall’XI secolo. Pure Bacchelli, attento catalogatore di storie ferraresi, ne scrisse rendendolo protagonista di un episodio chiave del suo capolavoro Il mulino sul Po. Che il ferrarese sia nota area sismica lo si evince dalla lettura di Ferrara e i terremoti: storia, attualità, pianificazione, atti del congresso dei geologi del febbraio 1992, e io stesso ricordo perfettamente le lezioni all’istituto per geometri, con ottimi professori a ricordarci della temuta faglia di Casaglia, consigliandoci di seguire le norme antisismiche in fase di progettazione pur essendo all’epoca Ferrara non classificata a rischio sismico. I pericoli legati alla cosiddetta dorsale ferrarese erano quindi ben noti quanto colpevolmente minimizzati. Minimizzati proprio da chi era preposto a fare informazione scientifica.

Sappiamo dire con precisione che quella zona non è a elevato rischio sismico

Era il 2008 quando l’allora presidente dell’INGV Enzo Boschi si lanciò in questa spericolata quanto folle dichiarazione, dando il suo assenso alla realizzazione di un contestatissimo deposito di gas a Rivara, mettendo in primo piano gli interessi economici alla sicurezza dei cittadini. Lo stesso Boschi membro di quella Commissione Grandi Rischi svilita a semplice cassa di risonanza delle posizioni della Protezione Civile di Guido Bertolaso, i cui membri sono stati condannati il 22 ottobre 2012 dal tribunale dell’Aquila per omicidio colposo, avendo fornito false rassicurazioni e analisi superficiali in merito allo sciame sismico che da tempo scuoteva il capoluogo abruzzese, culminato in una notte di morte e distruzione il 6 aprile 2009. La riunione della commissione, il 31 marzo, fu una colossale farsa, 45 minuti in cui si decise di minimizzare e tranquillizzare la popolazione. Nemmeno il verbale fu redatto, compilato in fretta e furia dopo il 6 aprile e grottescamente firmato tra le macerie della città.

L’intento, quindi, non è quello di muovere agli imputati, a posteriori (cioè a terremoto avvenuto), un giudizio di rimprovero per non aver previsto la scossa distruttiva del 6 aprile 2009 o per non aver lanciato allarmi di forti scosse imminenti o per non aver ordinato l’evacuazione della città; l’intento è invece quello di analizzarne la condotta, nella qualità contestata, alla data del 31 marzo 2009, alla luce delle prescrizioni di legge e sulla base dei dati storici, statistici e scientifici a quella data disponibili e a loro noti

La sentenza scatenò un dibattito feroce, alimentato dagli asserviti mezzi d’informazione italici che si preoccuparono di prendere la difesa degli imputati, diffondendo la falsa notizia della condanna per la mancata previsione del terremoto, inducendo all’errore pure il mondo scientifico internazionale. Ma quanti notiziari e quotidiani hanno dato spazio, nei giorni seguenti, alla lunga lettera di condivisione della condanna indirizzata dall’International Seismic Safety Organization al presidente Napolitano? In conclusione, l’unico vero castigo che grava su di noi non ha origini divine, ma è legato all’insipienza di certi personaggi e a una stampa parziale che difetta nella deontologia professionale.

La cosa importante è che adesso De Bernardinis ti chiama per dirti dove volete fare la riunione. Io non vengo, ma vengono Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto d’Italia. Li faccio venire all’Aquila o da te o in prefettura, decidete voi, a me non frega niente, di modo che è più un’operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti diranno: è una situazione normale, sono fenomeni che si verificano, meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa, quella che fa male

(Stralcio dell’intercettazione telefonica in cui Guido Bertolaso organizza la riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009)

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