La politica economica montiana. So far, so mbah.

Una delle cose che mi fa impazzire dell’attuale governo è la reattività con la quale da sempre risponde a urgenti richieste invocate via stampa.

Appena incaricato, litri di inchiostro versati da giornalisti d’ogni appartenenza o simpatia politica per chiedere una riduzione degli stipendi dei ministri. Zac! Monti ha rinunciato al proprio compenso e la squadra ministeriale si è ridotta la pagnotta.

È necessaria una spending review! Tac! Ecco il temibile Bondi precipitarsi come un falco sulle spese improduttive dello stato pachiderma.

Dobbiamo ridurre le province! Bam! Ecco Modena annessa a Reggio, Livorno a Pisa, e kilometri di campanili abbattuti per sempre.

Nel suo piccolo, pure M: aveva chiesto alcune cose: legge anticorruzione, dismissioni dei gioielli di stato e abbattimento del cuneo fiscale (vedi righe finali).

Wow, il Prof ci legge, a quanto pare, perché nell’ultimo mese si è occupato di tutte queste cose!

Peccato che – come per molte delle cose sopra – se ne sia occupato male.

Non possiamo sempre fare i piantagrane, quindi plaudiamo alla sollecitudine montiana.

Riuscire anche solo ad avanzare certi temi nell’agenda politica di questo paese, in fondo, fa ben sperare.

Però, accidenti, davvero non è abbastanza.

Soprattutto se si considerano questi dati.

La manovra non ha ridotto il debito, ma lo ha leggermente aumentato.

Questa dato è dovuto ai considerevoli esborsi sostenuti dal governo italiano, come previsto dai patti di finanziamento degli organi “salva stati” EFSF e ESM.

A molti italiani l’obbligo di partecipazione a questi organismi risulta assurdo.

In effetti non è così facile da digerire il pensiero che parte delle nostre IMU vada a pagare le bollette greche.

Ma lo sforzo italiano per le casse Greche, Portoghesi e Irlandesi è stato forse uno dei pochissimi sinceri esempi di solidarietà europea registratisi negli ultimi tempi.

Dovremmo andarne fieri.

In più, le politiche montiane, rispetto a pochi mesi fa, hanno drasticamente abbassato il costo della vita agli italiani, sgonfiando lo spread.

Però, uff, c’è ancora molto da fare.

E quelle tre cose, unite a un serio pacchetto di stimoli alle imprese, sarebbero davvero necessarie per fare calare in modo più deciso lo stock del debito e riiniziare, molto lentamente, a vedere il rapporto debito/pil diminuire.

Sono leggi – e decisioni – necessarie. Ma sono appena state vergate (o prese) e già vanno riviste. Perché allo stato attuale non funzionano.

Ora, io non so se andrò a votare alle primarie del centrosinistra. La procedura che bisogna seguire per poter esprimere la propria preferenza francamente mi pare un casino. E io sono pigro.

Ho simpatie per Bersani, ma la realtà è che non so un accidenti né del suo programma, né di quello del suo principale avversario.

Come dicevo (mi scoccia ripetermi, perché sono pigro ma tant’è): sono pigro.

Ergo, non ho voglia di mettermi a scartabellare le agende dei due principali candidati.

Qualcuno potrebbe dirmi chi dei due prevede attuare i tre punti di cui sopra?

Se Monti ci legge e ci risponde, potete farlo anche voi. Ditemi, orsù!

P.S.: secondo il centro di ricerche economiche Prometeia (Bologna), nel 2013 l’Italia chiederà alla BCE l’implementazione del programma di acquisti dei propri titoli di stato. Ricorrerà, in altre parole, al bazooka approntato da Draghi. L’accordo prevede, per tutti gli stati che richiedono adesione, massicci acquisti di bond in cambio della promessa di seguire un memorandum “leggero” di politiche di riduzione del debito. Considerato che il cielo sopra l’Italia si è un po’ rischiarato, la cosa è da considerarsi preoccupante ma non catastrofica.

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