Ministro Profumo, non sente questa puzza?

Al Ministro dell’Istruzione chiediamo di intervenire con ogni mezzo a sua disposizione per fermare le violenze neofasciste che da mesi oramai si ripetono nei licei e nei quartieri romani, ma non solo. L’ultimo episodio interessa il liceo Manara, dove stamattina sono apparse sui muri esterni scritte deliranti, minacce e svastiche.

A inizio marzo alcuni studenti intenti a volantinare per una manifestazione FIOM furono aggrediti a colpi di casco davanti al liceo Righi.

Il 20 aprile è stato la volta del liceo Avogadro, dove a un dirigente dell’Anpi è stato contestato violentemente da un gruppo di giovani di Lotta studentesca.

Tre settimane fa invece toccò al Giulio Cesare e al Mameli subire un doppio blitz, ampiamente seguito a livello mediatico, per occupare le scuole e intimidire gli studenti, in particolare gli appartenenti ai vari collettivi di sinistra.

Tutto questo si inserisce in un clima socio-economico permeabilissimo ai rigurgiti di fascismo e autoritarismo, incoraggiato dall’inettitudine e inefficienza degli apparati statali che dovrebbero impedirli e preservare la nostra Repubblica da ritorni così pericolosi.

Invece siamo costretti ad assistere al baciamani bipartisan nei confronti di Gianni Letta, zio di Enrico, nipote di Guido prefetto fascista al quale è stata dedicata una statua pagata – ovviamente – coi soldi dei contribuenti.

Siamo costretti a pagare una latrina (c.d. “Sacrario”) intitolata al violentissimo Graziani, ad Affile.

Tutto questo mentre siede sempre sul terzo scranno più alto della Repubblica un fascista come Gianfranco Fini, nella medesima Camera che vide la tronfia baldanza dei mussoliniani per  il brutale assassinio di Matteotti. Mentre gli amici dei picchiatori neofascisti come Tosi, Alemanno e Caselli, ripuliti per l’occasione, fanno i sindaci in nome del “popolo”. Mentre un partito come la Lega Nord prima mette in atto un regime di pseudo-apartheid e vieta certe letture nelle biblioteche pubbliche, poi imbratta coi suoi simboli le scuole e gli edifici pubblici di un comune (Adro), poi ha il coraggio di gridare al bolscevismo per l’apprendimento del Canto degli Italiani a scuola.

Mentre, infine, nella cattolicissima Italia (Luco dei Marsi) si moltiplicano le iniziative di giustizia privata e semplice rappresaglia di matrice razzista nei confronti degli immigrati.

L’educazione a respingere ogni forma di violenza neofascista deve partire dalla scuola, particolarmente oggi che la scuola è il bersaglio di giovani squadracce. Ministro Profumo, è pregato di intervenire.

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1 Comment

  • Possono mimetizzarsi, indossare maschere molto originali, confondersi fra le file dei movimenti moderati od occupare posizioni di pregio istituzionale ma rimangono fascisti, il loro terreno di scontro prediletto è quello della violenza vigliacca, dell’aggressione alle spalle e su soggetti più deboli, dell’intimidazione e della tensione sociale, senza la quale non potrebbero esistere. L’Italia, è noto, mancò di affrontare seriamente un’indagine su quello che era stato il fascismo, dopo il ’45: all’interno di molti organi dello Stato rimasero i fascisti mentre altri si cambiarono agevolmente d’abito per riciclarsi nei partiti. Nessuno schiacciò mai la testa all’aspide ed oggi se ne continuano a vivere le conseguenze. L’Italia è un Paese ghiandolarmente conservatore, magari strillone e un po’ ribelle sì, ma guai a cominciare veramente un percorso di riforme e cambiamento: le resistenze ad esso sono più forti dell’oggettiva necessità di attuarlo. Ma i picchiatori fascisti questo neppure lo immaginano, sono dobermann a cui è vietato il ragionamento e per propagare l’odio non serve solo l’astuzia del comiziante ma anche la volgare arroganza del violento, del criminale. Perché sì, per ogni rigurgito di fascismo sul territorio, nelle scuole o nelle piazze, per ogni provocazione violenta di un gruppo di picchiatori rasati, c’è un referente seduto su una poltrona di pelle nella Roma bene che pianifica e programma. Noi, lo Stato, l’educazione, deve emarginare queste persone, questo fenomeno, questo odio ma mai – mai – scendendo sul loro campo di scontro, perché è sbagliato ed è quello che desiderano. Parliamo, educhiamo, non smettiamo di leggere, mettiamo in relazione mondi e persone, conosciamo ed integriamo tutte le realtà al margine di questa crisi di inizio millennio, solo con un processo culturale educativo profondo il germe sempre vivo del fascismo italiano potrà cominciare ad indebolirsi.

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