Romagna E-migrante #4 I racconti della biblioteca vivente

Gli utenti della Biblioteca Classense di Ravenna sono stati coinvolti nella “lettura” di libri speciali

(Cristina Fragorzi, bibliotecaria)

Lo scorso 26 maggio 2012, gli utenti della Biblioteca Classense di Ravenna sono stati coinvolti nel “prestito” e nella “lettura” di libri speciali, scelti sfogliando tra i titoli di un catalogo. Fin qui nessuna novità dal momento che ci troviamo in una biblioteca.

Ma a essere così singolari sono stati proprio i protagonisti dell’appuntamento, i Libri, fatti di persone in carne e ossa pronte a raccontare se stesse e disposte a “farsi sfogliare” per soddisfare le curiosità dei lettori. Per l’occasione hanno indossato una pettorina con la scritta “Io sono un libro”, perché il libro è dentro di loro: è la loro storia soggetta a discriminazioni e preconcetti spesso dolorosi.

La Biblioteca Vivente è approdata per un giorno nella splendida cornice del chiostro minore della Classense, dove i lettori, una volta iscritti, hanno consultato il catalogo dei titoli disponibili: “la ragazza dell’Est”, “la lesbica”, “la moglie straniera” e “la vegana”: libri umani che rispecchiano categorie di pregiudizi su provenienza, orientamento sessuale e soprattutto sul genere.

Il tentativo attuato dalla Biblioteca Vivente è di mettere insieme questi pregiudizi con storie di vita, per decostruire gli stereotipi che circolano più frequentemente.

Dopo avere scelto il “libro” da leggere e presa visione del regolamento (prendere “un libro” per volta per una durata massima di 30 minuti) è cominciata la consultazione comodamente seduti all’ombra del chiostro.

Al termine del dialogo ai partecipanti e ai lettori è stata offerta una tazza di tè e sono stati invitati a compilare un breve questionario in cui hanno potuto esprimere le proprie opinioni ed eventuali proposte di miglioramento.

La partecipazione è stata molto attiva e ha permesso di concludere che la conoscenza diretta dell’altro/a costituisce un primo passo per accorciare le distanze e smascherare le etichette che troppo spesso portano all’esclusione.

Questa era la seconda esperienza per la città di Ravenna, dopo quella del 25 marzo, svoltasi in piazza del Popolo durante la Settimana contro il Razzismo. Anche la prima iniziativa si era sviluppata grazie alla collaborazione tra la Casa delle Culture (Centro d’Informazione e Documentazione Interculturale del Comune) e Città@ttiva (Servizio di Mediazione Sociale e dei Conflitti gestito dalla Cooperativa Villaggio Globale), sulla base di un’idea, nata in Danimarca nel 2000 a cura dell’associazione Stop the Violence.

Stop the Violence era la risposta a un evento scoppiato nella città danese ed è stata ripresa anche dal Consiglio d’Europa all’interno della campagna “Tutti uguali e tutti diversi” contro le discriminazioni, per favorire il dialogo fra cittadini che fanno parte di gruppi sociali verso i quali esistono forti pregiudizi.

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