Sono scivolati nella doccia

Matita si chiama Matita perché una volta ha scannato un Irlandese piantandogli una Staedtler nella giugulare

Matita si chiama Matita perché una volta ha scannato un Irlandese piantandogli una Staedtler nella giugulare.

Solo gli Italiani possono affibbiarsi appellativi simili, di quelli che riescono a far piegare dalle risate sia i neri che i mangiapatate.

Oggi Matita è a Hell’s Kitchen e sta per vedersela con un altro paio di irlandesi, Callan e Donnie, due ragazzi di ventidue anni che hanno passato la giornata a passarsi canne e a bere birra al Liffey Pub.

È tutto il pomeriggio che discutono animatamente del povero Keenan.

Keenan era un eroinomane che un bel giorno, in preda a deliri oppiacei, ha ammazzato il suo migliore amico, patito della brown sugar come lui.

Il giorno successivo Matita è andato a fargli visita, gli ha piazzato qualcosa come centoquarantasette coltellate in petto, poi ha smembrato il suo cadavere.

Ha sparso i pezzi in giro per tutta Hell’s Kitchen, ma l’uccello del povero Keenan lo ha conservato, per mostrarlo ai suoi amici al pub, la sera stessa.

A Hell’s Kitchen la droga non è vista di buon occhio.

Il boss della zona, il Vecchio Egan, ha in mano tutto, dai sindacati dei portuali al contrabbando d’armi.

Ma se c’è una cosa di cui va fiero è la battaglia che da sempre porta avanti contro la droga.

Questo gli ha fatto guadagnare rispetto nella comunità. Si può dire tutto sul Vecchio Egan – si dice in giro – ma tiene i nostri ragazzi lontani da quella merda.

Sarebbe anche vero, non fosse per il compianto Keenan e altre due dozzine di amanti degli aghi che tutt’ora girano per il quartiere.

La cosa non sembra comunque aver mai incrinato la reputazione del vecchio boss.

Che è dovuta in larga parte a Joe Matita, ex membro della famiglia Cimino, da sempre in affari con Egan. Dopo aver sposato un’irlandese delle parti di Battery Park, Matita ha iniziato a girare con la maglia dei Celtics e a mettere le u al posto delle a, ogni volta che entra in un pub. Al modo di fare affari italiano preferisce quello irlandese, e, col consenso di entrambe le parti, si è messo al loro servizio.

Quando Matita viene a chiederti i soldi per conto del Vecchio Egan, tu paghi.

Preferibilmente in contanti, altrimenti con sangue e ossa rotte. Poi, ti resta ancora il debito.

In qualsiasi momento, gli abitanti di Hell’s Kitchen che devono soldi al Vecchio Egan sono all’incirca la metà del totale. E questa è un’altra ragione per cui tutti fanno finta di trovarlo simpatico.

Il motivo per cui Callan e Donnie stanno per ritrovarsi davanti Matita è che, dalla quarta pinta in poi, i loro commenti sulla vicenda del povero Keenan si sentivano a due isolati di distanza. Il che, a Hell’s Kitchen, significa che dopo un paio di minuti, quello che Donnie e Callan si stavano dicendo, lo sapeva tutto il quartiere.

Probabilmente era giusto farlo fuori, stava dicendo Donnie. Ma quello che gli hanno fatto non è accettabile. Matita è solo un bastardo, qualcuno dovrebbe pensarci.

Hai ragione amico, continuava ad annuire Callan.

Al Liffey, oltre a Callan e Donnie, ci sono Little Mickey, che a breve dovrà scontare quindici anni a causa di un lavoretto finito male per il Vecchio Egan – il quale non gli ha concesso alcun supporto legale – e Dirty Murphy, il barista.

Quando Matita si presenta al Liffey, i ragazzi sbiancano.

Matita è dannatamente grosso e nonostante l’ora è già ubriaco. È uno di quei pomeriggi maledetti, a New York, quelli da non è il caldo, ma l’umidità e la pazienza è poca per tutti.

Matita entra e punta dritto verso Donnie.

– Hey pelo di cazzo, sembra che tu abbia qualcosa da dirmi, fa Matita.

Donnie si volta e si sforza di fare il duro, ma Callan si accorge che è terrorizzato. E anche lui si sta cacando sotto.

– Cosa vuoi?, una sorta di miagolio esce dalla bocca di Donnie.
– Ho sentito dire che hai un problema con me, eccomi qua.
– No, nessun problema.

Risposta intelligente, pensa Callan, ma Matita non sembra soddisfatto.

– Non mi risulta, insiste Matita

La mente di Callan cambia stato, cambia forma. In un battito è di nuovo a Erbil, in Iraq. Ci ha passato due anni in quell’inferno, partito subito dopo il diploma liceale. Gli ha fatto schifo e se ora il whiskey gli piace troppo è anche per quello. Ma a Erbil ha imparato alcune cose. Ad esempio che se hai davanti uno più cazzuto che vuole fotterti, è meglio se continui a guardarlo negli occhi e a parlare piano, invece che scoppiare. Si sforza a fermare il battito cardiaco impazzito. La mano si scalda. Anche Donnie sa queste cose. In teoria. Ma la pratica è una faccenda diversa, lui in Iraq non c’è mai stato.

– Mi hanno raccontato, continua Matita, che te ne vai in giro a dire che hai un problema con me per qualcosa che avrei fatto.
– No, ribatte celere Donnie
– Bugiardo poppante. Fai il furbo con quelli più vecchi di te. Sono atteggiamenti che non piacciono agli Italiani. E nemmeno agli Irlandesi, dovresti saperlo. Figurati ai mezzosangue come me (a Matita piace pensarsi mezzo Irlandese). Alzati!

Donnie si alza e come mette il muso all’altezza di quello di Matita si ritrova il naso fratturato dal pugno più forte che Callan abbia mai visto rifilare da essere umano.

Se non fosse uno di quei micidiali pomeriggi di agosto a New York, probabilmente finirebbe lì. Merda, se ci fosse l’aria condizionata al Liffey, probabilmente finirebbe lì. Ma non c’è: ci sono solo un paio di pale sul soffitto che girano lente, sollevando mucchi di polvere e mosche morte. E così non finisce lì, come dovrebbe.

Ai ragazzi torna in mente l’ultima volta che hanno visto Matita fare una scenata del genere al disgraziato di turno. Joe lo aveva costretto a una gara a chi beveva più whiskey. Solo che a ogni shot, il malcapitato doveva posare la sua mano sinistra aperta sul bancone eppoi, con la destra, conficcare più velocemente possibile la punta di un coltello da macellaio tra gli spicchi di superficie che gli rimanevano tra le dita. Il gioco finì con due dita tranciate sul bancone. Due dita che il ragazzo si era tranciato.

Se fosse un pomeriggio primaverile, con l’aria secca e la temperatura mite, finirebbe lì. Anche perché Donnie ha ceduto su tutta la linea. Ha le palle a terra, e non c’è nessun bisogno di tirarla ancora per le lunghe, solo che Matita è un sadico testa di cazzo, così gli fa – Allora hai problemi?
– No!
– Stai mentendo, piccolo succhiacazzi.

Dal fondo del pub Mickey Haggerty sembra risorgere dal suo Bushmill.

– Per carità, Joe, che cazzo stai facendo? Ha detto che non ha nessun problema!
– Il mio medico deve essere proprio un coglione, dice Matita, perché ieri sono andato a fare un check up completo e mi ha detto che sono sano come un pesce. E invece continuo ad avvertire strani ronzii alle orecchie. O forse hai detto qualcosa, Mickey?
– Cristo, è solo un ragazzo!, ripete Little Mickey.
– Allora non dovrebbe parlare da uomo!, replica Matita.
– Mi dispiace, piagnucola Donnie.
– Sì, ti dispiace. Sei un misero bamboccio figlio di puttana. Guardatelo, piange come una troia. Questo sarebbe il grand’uomo che non vuole che la brava gente si occupi del quartiere. Mettiti in ginocchio.

Donnie è irlandese da parte materna, ma il padre non sa chi sia. Nessuno lo sa, a parte forse la vecchia Beth, che sta aspettando il figlio a casa da circa un’ora ed è già in ansia. In ogni caso il suo vecchio non era delle parti di Dublino, considerato che Donnie ha la carnagione olivastra e barba e capelli neri. Ha solo gli occhi verdi come le cazzo di colline di Galway. Ma ora Callan si rende conto che è pallido come un cencio. Sembra già morto, e forse lo è, perché pare proprio che Matita voglia ammazzarlo lì, su due piedi.

Donnie trema come una foglia, mentre si china. Appoggia le mani sul pavimento per non cadere, poi s’inginocchia. Sta piangendo, grosse lacrime gli solcano il viso, non riesce ad arrivare alla fine di un pensiero e quando ci riesce non sa cosa farsene.

Matita ha quel ghigno da stronzo sulla faccia.

– Andiamo, fa Callan rivolto a Matita.

Joe Matita si volta verso di lui.

– Ne vuoi anche tu ragazzo?, gli chiede. Devi decidere da che parte stai: con lui o con noi.

– Con lui, risponde Callan, poi tira fuori una calibro 22 da sotto la camicia e pianta due colpi in fronte a Matita.

Joe Matita cade riverso con la faccia di uno che proprio non riesce a crederci, della serie Checcazzo?, poi sbuffa anidride carbonica ed etanolo per l’ultima volta.

Donnie si rialza, piange e urla oscenità, prende la calibro 38 dalle mani di Matita e sfoga tutto il terrore di questo mondo e dell’altro, prendendo a calci uno sgabello, ripetendo Porca puttana! Porca puttana!

Callan si volta per dirgli di darsi una calmata. Come gira le spalle, Dirty Murphy salta il bancone brandendo la sua fottuta mazza autografata Whitey Ford in direzione di Callan.

Donnie non ci pensa due volte e stende il vecchio barista col ferro di Matita.

– Beh, siamo pari,  fa Callan.

Si guardano intorno e poco dopo entrambi trattengono a stento i singhiozzi di terrore. Si sono condannati a morte. Callan pensa a Mary, pensa che non le ha mai detto le cose importanti che avrebbe dovuto dirle. In quell’istante, a Brooklyn Heights, nella sua casa alto borghese, anche Mary sta pensando a Callan. Sta pensando che vorrebbe fare l’amore con lui, esattamente in quell’istante, sentirlo dentro e intorno, vedere mentre la scopa e tira fuori tutta la guerra che ha dentro. Callan pensa a Mary, ma a quelle cose non vuole pensarci perché forse non le avrà più.

Little Mickey alza lo sguardo dal suo Bushmill e dice a Callan e Donnie:

– Credo dovreste considerare l’ipotesi di squagliarvela. Callan domanda: – La pistola la lascio qui?
– No, risponde Mickey. Gettatele nell’Hudson, tutte e due.

Mickey sa bene che sul fondo dell’Hudson, nel tratto che va dalla Trentottesima alla Cinquantasettesima, c’è più ferraglia che, per dire, a Pearl Harbour. E gli sbirri non si metteranno certo a dragarlo per trovare i ferri che hanno steso Joe Matita e Dirty Murphy. La reazione dell’NYPD sarà dal tipo Qualcuno ha steso Joe Matita? Ah! Chi vuole l’ultimo cheeseburger?

– E poi che facciamo?, fa Donnie.
– Scappate, cazzo! Andate molto lontano, prima che Egan vi trovi, porca puttana!, impreca Mickey.

Callan e Donnie sanno che Little Mickey Haggerty non andrà a spifferare nulla al Vecchio Egan. Dopo quello che gli ha fatto, si sente in debito di un bel cazzo di niente nei suoi confronti. Così i ragazzi raccolgono i ferri e se la danno a gambe.

Dieci minuti dopo arriva la polizia. Il tizio della omicidi scavalca le pozze si sangue intorno ai due corpi, poi guarda Little Mickey. Lo conosce bene, non è certo la prima volta che si vedono. Guarda Mickey e alza le spalle, come per chiedere Cosa cazzo è successo?

– Sono scivolati nella doccia, dice Mickey.

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