[Altre pagine] Se per caso cadesse il mondo

C’è stato un periodo, un paio d’anni fa o giù di lì, in cui mi è capitato di leggere, uno dietro l’altro, tre romanzi cosiddetti distopici.

C’è stato un periodo, un paio d’anni fa o giù di lì, in cui mi è capitato di leggere, uno dietro l’altro, tre romanzi cosiddetti distopici. Devo avere preso degli appunti, ma non saprei come reperirli, allora cercherò di andare a braccio.

Distopia, per chi non lo sapesse, è il contrario di utopia: un romanzo distopico è dunque un romanzo che racconta di un futuro tutt’altro che roseo, solitamente post-apocalittico. Olocausti nucleari e non, epidemie, inondazioni. E il destino dei pochi sopravvissuti portatori di qualcosa: la speranza, l’istinto di conservazione, la vita stessa.

Ecco i tre romanzi, in ordine sparso: Nel paese delle ultime cose di Paul Auster (Guanda, 1996 – Einaudi, 2007), La strada di Cormac McCarthy (Einaudi, 2007) e Cecità di José Saramago (Fetrinelli, 2010).

Tre autori molto diversi, tre fini del mondo molto diverse. Nei primi due casi non ci è dato di sapere cosa abbia portato alla devastazione in cui sopravvivono (o cercano di sopravvivere) i protagonisti, nel terzo sappiamo che un’epidemia di cecità ‘bianca’ ha misteriosamente colpito il pianeta. Storie di donne, uomini e bambini, alle prese con un mondo che non c’è più, con le loro vecchie abitudini e nuove paure. Che restano umani, o almeno ci provano, in un contesto in cui la reazione naturale sarebbe diventare lupi. Tre romanzi che, senza ombra di dubbio, hanno immediatamente scalato il palmarès delle mie letture preferite.

Non mi dilungherò in confronti o esegesi rischiando di spoilerare o risultare noiosa. Mi limiterò a un consiglio, derivato dalla lettura: se per caso entro sera finisse il mondo, procuratevi scarpe buone (possibilmente della vostra taglia) e un carrello della spesa.

E se per caso non finisse, regalatevi e regalate questi tre libri, ne vale la pena.

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