E poi si dimentica

“Brutta storia la guerra”. Solarolo, provincia di Ravenna. Luglio.

“Brutta storia la guerra”. Solarolo, provincia di Ravenna. Luglio. Due ragazzi seduti all’ombra del portico parlano e ridono, le loro voci fendono il silenzio della piazza, uniche tracce di vita a parte noi due.

“Il loggiato del municipio arrivava fin qua, e la vecchia chiesa era più indietro rispetto a questa. Ero piccolo allora, ma ricordo tutto: mi piaceva di più com’era una volta”. L’uomo che racconta come la guerra travolse il suo mondo si chiama Bruno. “I tedeschi prima di ritirarsi hanno minato la rocca, 30 anime sono rimaste là sotto”

Breve silenzio.

“Oggi si parla tanto di guerra… io l’ho vissuta e non capisco perché tanta gente voglia farla. Un tempo avevamo poco, ma si creavano legami profondi tra le persone. Oggi abbiamo tutto: auto, telefoni, computer, ma siamo soli anche quando siamo in mezzo alla folla…” Amarezza nella voce. “Scatta una foto alla torre prima di andar via, è la parte più antica del paese, tutto ciò che è rimasto del vecchio borgo… bombardarono per tre giorni di fila, e quel che non hanno distrutto gli americani ci hanno pensato i tedeschi in fuga”. Ovunque solo macerie. Cose che accadono. La vita infine trova sempre il modo di proseguire.

“Ogni volta che ne ho la possibilità salgo quassù. Non è solo per il panorama, bellissimo, ma per l’aria. C’è aria buona qua in cima”. Santa Maria del monte delle Formiche, nel bolognese. Agosto.

“Venivo fin da bambino, poi è arrivata la guerra e un giorno c’era la chiesa, il giorno dopo solo macerie”. Il racconto di un anziano paesano ad un turista in visita al santuario. “I tedeschi avevano delle fortificazioni, era un posto strategico. Linea Gotica: così si chiamava l’apparato difensivo che attraversava queste montagne. Gli americani non si sono fatti troppi problemi a passare, hanno bombardato tutto e quando il fumo si è diradato erano rimasti quindici tedeschi morti. Poveretti anche loro. Sono morti tanti civili con quel bombardamento, e adesso sono sepolti tutti assieme nel cimitero che si incontra lungo la salita. Anche mia sorella è morta durante la guerra, saltata su una granata americana mentre giocava davanti casa nostra. Spezzata in due… non si può fare niente certe volte. Niente. Una volta morti si è tutti uguali, la bandiera per cui hai combattuto non ha più alcuna importanza per chi se n’è andato”.

Guardo il panorama, appoggiato alla balaustra. Quanta quiete oggi. La brezza spinge i miei pensieri lungo la vallata, oltre queste montagne. Ci sono giorni in cui penso ancora a te.

(tutte le foto sono state scattate a Solarolo, dalla serie “At last we forget”)

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