honeybird & the birdies – You Should Reproduce

Disco interessante quanto i retroscena che ne hanno permesso la realizzazione

Trovarobato, 2o12

Disco interessante questo You Should Reproduce dei honeybird & the birdies, quanto i retroscena che ne hanno permesso la realizzazione.

Tutto parte con l’attivazione del servizio Kickstarter (per chi non ne avesse mai sentito parlare faccia un salto qui) per la raccolta di fondi per la registrazione. Vengono racimolati sulla rete in pochissimo tempo 5 846 euro tra offerte di fan e semplici curiosi che diventano automaticamente co-produttori dell’album, gran bella cosa. Un’idea geniale che premia il trio italo-americano e gli spalanca le porte, pardon portiere, dell’Obst und Gemuse Studio, studio mobile di Rocco Marchi in cui vengono registrati questi dieci preziosi brani.

Assititi in fase di registrazione da Enrico Gabrielli, i tre riescono a tirare fuori un disco estremamente valido e vario: si va dai poliritmi africani alla musica caraibica passando per il punk e la sperimentazione, ottenendo un risultato coinvolgente e frizzante. La scelta di utilizzare strumenti come ukulele, U-bass, Berimbau e soprattutto Charango (cordofono boliviano a 12 stringhe) dona colore e freschezza, sposandosi benissimo con la moltitudine di idiomi usati dai tre “uccellini”, dall’inglese al tedesco passando per il catanese (!).

You Should Reproduce è un gran bell’album, inutile girarci attorno. Ti diverte, ti conquista e cattura perfettamente la forza live della band. Mica poco, dato che i loro live sono tra i più folli in circolazione.

Chissà che il prossimo anno non si possano ammirare sul palco di un grosso festival europeo.

A maggio.

In Catalogna.

(Il riferimento al Primavera Sound è del tutto casuale).

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