[Imprimatur] A.A.A.

L’annuncio era semplice e asciutto: si cercano ragazze per film porno amatoriali.

Fabio Baldoni
il rasoio

Tìc titìc.
Samira cammina veloce sotto il portico, con i tacchi a spillo che lanciano nella notte un codice morse a cui nessuno risponderà.
Tìc titìc.

L’annuncio era semplice e asciutto: si cercano ragazze per film porno amatoriali.
Tìc titìc.

Aveva bisogno di soldi per pagare l’affitto. Punto.
Tìc titìc.

Erano ormai sei mesi che cercava inutilmente qualcosa per tirare avanti.
Tìc titìc.

Non era questo il momento per la vergogna o i ripensamenti.
Tìc titìc.

A quello avrebbe pensato domani.
Tìc.

L’uomo che le aprì la porta aveva delle ciabatte ridicole ed era impegnato al telefono. Con un cenno veloce della mano la invitò ad entrare. Samira si fermò un secondo sulla soglia, mentre lui si era voltato ed era già tornato alla sua conversazione, poi entrò decisa.

Dopo alcuni minuti, in cui era rimasta in piedi, l’uomo chiuse la telefonata e cominciò a fissarla.

“Sei quasi troppo bella”.

Samira non rispose. Non sapeva se essere lusingata per il troppo o risentita per quel quasi.

“Vuoi qualcosa da bere?”

“No”.

“Meglio così. Con quel rossetto hai disegnato un messaggio di benvenuto che sarebbe un peccato rovinare subito”.

I convenevoli erano finiti in pochi minuti. Lui l’aveva pagata ed aveva predisposto lo scarno set: una scrivania in legno ed una sedia da ufficio in finta pelle nera, un faretto da fotografo ad illuminare la scena e la telecamera montata su un cavalletto.

“Sei pronta?”

“Cosa devo fare?”

“Comincia a spogliarti. Lentamente”.

Samira cercò di farlo come meglio poteva, fingendo coinvolgimento e passione, ma l’uomo non sembrava preoccuparsi più di tanto della cosa. La osservava senza proferire parola, appoggiato con la schiena alla parete opposta della stanza. Quando lei rimase solo con le scarpe lui entrò in scena.

Erano 20 minuti che stava sotto la scrivania. L’uomo teneva la telecamera in una mano, mentre con l’altra guidava la testa della ragazza. Samira non sapeva se essere più disgustata dal gesto che stava compiendo o dall’odore emanato dai suoi genitali. Non sapeva nulla di quell’uomo ma una cosa l’aveva capita: era uno che non usava le virgole e nemmeno il deodorante.

“Fermati adesso. Passiamo alla prossima scena”.

Appoggiata alla scrivania Samira cercava di concentrarsi sul dolore. Quello delle mani, che cercavano di trattenerla a quel mobile consunto. Quello delle cosce, che sfregavano contro piccole schegge di legno mentre lui la penetrava da dietro. Ad ogni colpo la telecamera, ora sopra la scrivania, tremava e sobbalzava mentre Samira provava a trattenere le lacrime.

In poco più di un’ora era tutto finito. Lei uscì dalla casa e camminò verso la fermata della metro. A testa bassa e con le scarpe infilate nella borsa, Samira procedeva veloce nella notte.

Ma non abbastanza per dimenticare.

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