[Imprimatur] Contenuto osceno

Se l'intento è quello di dare una definizione della pornografia, quasi tutti possiamo concordare sul fatto che essa consti nella registrazione di un contenuto osceno.

Mattia Marchi e Andrea Sacchetti

Se l’intento è quello di dare una definizione della pornografia, quasi tutti possiamo concordare sul fatto che essa consti nella registrazione di un contenuto osceno.

Descrivere appropriatamente l’essenza di questa oscenità, risulta invece meno immediato. L’oscenità, se intesa come ferita inferta al pudore, è in sé un concetto relativo, è cioè intrinsecamente legato al pudore. Infine, che il concetto di pudore sia estremamente volatile, contribuisce a testimoniarlo il fatto che nel linguaggio comune i termini pudore e senso del pudore siano usati in modo interscambiabile, sfumando indefinitamente il confine tra un contenuto oggettivo e una sensazione personale.

Il senso del pudore è quanto mai sensibile al contesto nel quale lo si va a valutare. Esso varia decisamente non solo a seconda dell’età, del ceto e della personalità del soggetto nel quale lo si vaglia ma anche, a parità di condizioni del soggetto, a seconda del tempo, del luogo e più in generale del contesto in cui decidiamo di effettuarne l’analisi. Ripercorrendo a ritroso il banale ragionamento: se varia il senso del pudore, varierà quello dell’oscenità dunque il concetto stesso di pornografia.

Varia nel tempo: oggi ben in pochi provano scandalo di fronte a Le déjeuner sur l’herbe di Édouard Manet che fece sgranare tanti occhi nel 1863. Varia a seconda del luogo: Baia per Antica Roma, Pigalle per la Belle Époque, De Wallen per l’Europa di oggi presentano un livello di senso del pudore altro da quello di molti altri siti.

Varia a seconda del contesto: sempre nel 1863, mentre Manet destava scandalo al Salon des Refusés, Alexandre Cabanel presentò La Naissance de Vénus al Salone ufficiale. Pur essendo nei due dipinti le nudità paragonabili e le forme sicuramente più aggraziate e sinuose nel secondo, il quadro di Cabanel non destò altro che ammirazione e venne subito acquistato dall’Imperatore.

La nudità di Venere che affiora morbidamente dalla candida spuma di un mare increspato solo per lei, è una nudità eterea e senza tempo. Il contesto mitologico conferisce una sorta di smaterializzazione al corpo di Venere, un lasciapassare che non può toccare alla fanciulla di Manet che “sur l’herbe” il suo peso lo lascia proprio tutto.

Si potrebbero prendere in considerazione altri e meno grossolani parametri per mettere in luce quanto vari il concetto di pornografia. Dal canto nostro vorremmo solo limitarci a notare come per una testimonianza pornografica, sia essa visiva o letteraria, il contesto sia aspetto azzardiamo a dire, partecipa dell’essenza stessa di un reperto pornografico e contribuisce in modo sostanziale al suo contenuto semantico.

Questo perché l’opera pornografica gioca sulla rottura di quelle convenzioni sociali che il contesto porta in sé e alle quali, comunemente, il soggetto si adegua prestando ascolto al suo senso del pudore. Così come il senso del pudore è sensibile al contesto entro il quale lo si va a valutare, specularmente, anche l’essenza della perversione, sulla quale l’opera gioca, è più che mai relativa.

La relatività deriva da quanto l’atto perverso si discosta dal suffragio etico e morale. Cioè da quanto la perversione prevalga sulle convenzioni sociali, quindi sulla pudicizia. Un’esclusione completa del senso del pudore è definita parafilia ed è considerata una circostanza patologica. Un individuo parafilico, nel contesto sociale, è costantemente preda di quegli intimi sentimenti di umiliazione e vergogna che, in altri soggetti, potrebbero essere transitoriamente sperimentati nell’approccio a un’opera pornografica.

Le sfumature di queste e moltissime altre emozioni suscitate da un’opera pornografica variano da persona a persona, tanto che possiamo qualificarle come singolari, dove singolare funge da sinonimo di soggettivo, non di unico.
È proprio a livello del punto d’incontro tra la soggettività emozionale del destinatario e l’oggettività della registrazione pornografica che avviene la valutazione dell’opera. Nello specifico, il suo valore risulterà tanto maggiore, quanto più fortemente sarà stata capace di suscitare quelle intime emozioni a cui si è fatto cenno.

Così come la valutazione di un’opera pornografica si fonda per una componente affatto minoritaria sulla soggettività, così anche la sua genesi artistica. L’autore infatti nello scolpire il contenuto osceno sulla materia artistica, non ha bisogno di riflettervi: è come se proiettasse un’opera già costruita dentro se stesso, sorta grazie a quell’intrinseca tendenza al godimento tipica di tutti gli esseri umani e peculiare in ciascuno. Egli, immortalando una propria particolare perversione, si serve del contesto in modo apparentemente spensierato ma certo senza trascurarne l’importanza sostanziale. Quella che sembra quasi una scelta casuale e di secondaria importanza, è così essenziale perché consente di rendere esplicita la ferita all’etica sociale. Tale vulnus è allo stesso tempo parte dell’opera e sua porta d’accesso per la fruizione.

È dunque chiaro come l’opera pornografica sia fortemente radicata e saldamente costruita sulle fondamenta del contesto sociale: senza tali convenzioni probabilmente, in questo momento, non avremmo tra le mani questo articolo.

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